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Ior: nel 2013 transazioni sospette

Edizione del: 1 giugno 2013

Continua l’Operazione Trasparenza dello Ior, la banca vaticana, fatta di controlli sui 19 mila conti, sulle transazioni, ma anche su una nuova attenzione alla comunicazione.

Nel 2013 l’Istituto Opere di Religione ha rilevato “sette transazioni sospette, una in più di quelle di tutto” il 2012.

Lo rivela il Presidente dello Ior, Ernest von Freyberg: “Si tratta di una buona notizia – ha detto – poiché dimostra che il sistema supervisionato dall’Aif funziona. Naturalmente lo Ior può sempre essere migliorato, ma ora c’è più attenzione alle transazioni sospette. Il secondo fatto importante è che si tratta di transazioni soltanto sospette. Potrebbe non esserci nulla sotto”.

Von Freyberg ha parlato dell’attività di controllo dell’Autorità d’Informazione Finanziaria, Aif, e delle segnalazioni che lo Ior fa su operazioni sospette: “E’ però importante capire che questo genere di situazione non è specifica del Vaticano. E’ un sistema antiriciclaggio standard, applicato a ogni Istituzione di questo genere. La cosa importante per noi è che sia attivo un sistema funzionante e riconosciuto”.

La nuova politica “politica della comunicazione” dello Ior è iniziata con una serie di interviste, a “qualificati Rappresentanti della stampa internazionale”.

Il Presidente ha anche fornito i dati dell’Istituto: è “altamente capitalizzato”, ha un patrimonio netto di circa 800 milioni su un bilancio di 5 miliardi; il reddito annuale ammonta a 50-70 milioni di euro, realizzato in gran parte grazie agli interessi e plusvalenze attive; i costi operativi ammontano a circa 25 milioni di euro; fornisce un contributo di circa 55 milioni di euro al bilancio del Vaticano, un “pilastro economico importante”.

Inoltre, amministra fondi per un valore totale di circa 7 miliardi di Euro, ha circa 19.000 clienti, 5.200 Istituzioni Cattoliche, titolari di oltre l’85% dei fondi amministrati, e 13.700 individui, fra cui gli Impiegati Vaticani, oltre a Religiosi e alcune altre categorie specifiche autorizzate, come i Diplomatici accreditati presso la Santa Sede.

“Quando sono venuto – racconta il nuovo Presidente – pensavo di dovermi concentrare su quello che normalmente viene definito ‘fare pulizia’ e ‘mettere in ordine’ fra i conti correnti irregolari. A tutt’ora non vi è nulla di tutto questo che io abbia potuto rilevare. Questo non significa che non ci sia niente, ma piuttosto che questa non è la nostra preoccupazione maggiore. La nostra preoccupazione maggiore è la nostra reputazione. Il nostro lavoro – il mio lavoro – riguarda la comunicazione molto più di quanto non avessi pensato originariamente. E’ c’è da fare molta più comunicazione all’interno della Chiesa: non abbiamo fatto abbastanza in passato. Il lavoro inizia in casa nostra, con i nostri stessi Dipendenti, con coloro che lavorano per la Chiesa di Roma, con coloro che sono nella Chiesa in tutto il mondo. A loro in primo luogo siamo debitori di trasparenza e di una chiara spiegazione in merito a quel che facciamo e del modo in cui cerchiamo di servire”.

Freyberg racconta anche del suo lavoro quotidiano, spiegando, tra l’altro, che incontra ogni due-tre mesi la Commissione Cardinalizia che sovrintende all’Istituto – a proposito della trasparenza riafferma che “la Santa Sede si è impegnata a rispettare gli standard internazionali. Noi applichiamo le Leggi e gli standard più elevati richiesti dalle nostre banche corrispondenti. Personalmente, – informa – mi trovo sullo scrittoio ogni settimana tutti i casi sospetti e ho riunioni settimanali con il Responsabile nell’impegno anti-riciclaggio. Inoltre, applichiamo una politica di tolleranza zero nei riguardi di clienti e di impiegati coinvolti in attività di riciclaggio”.

Entrando nel dettaglio dell’attività dello Ior, il Presidente spiega che questo “fa soltanto due cose. La prima: riceve depositi dai suoi clienti e li custodisce. Anzitutto siamo una sorta di ufficio di famiglia, che protegge i fondi dei membri della famiglia. I membri di questa famiglia sono la Santa Sede, le Istituzioni collegate con la Santa Sede, soprattutto le Congregazioni Religiose con le loro attività estese a livello mondiale, i Membri del Clero e i Dipendenti del Vaticano. Il secondo servizio che forniamo, accanto alla protezione e alla custodia, sono servizi di pagamento: questo significa che forniamo il servizio di trasferimento di fondi – in particolare alle entità Vaticane ed alle Congregazioni che hanno attività sparse nel mondo – nei luoghi nei quali si svolgono le loro attività”.

“Non siamo una Banca. – spiega ancora – Non prestiamo denaro, non facciamo investimenti diretti, non operiamo da controparte finanziaria. Non speculiamo in valuta o merci; il nostro principio è che riceviamo denaro e lo investiamo in titoli di Stato, in alcune obbligazioni societarie e nel mercato inter-bancario, nell’ambito del quale depositiamo ad un tasso d’interesse leggermente più alto rispetto a quello che riceviamo, al fine di poter restituire il denaro ai nostri clienti in qualsiasi momento”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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