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Ior: Mons. Scarano scrive a Papa

Edizione del: 28 luglio 2013

Monsignor Nunzio Scarano in una lettera inviata il 20 settembre scorso da Regina Coeli a Papa Francesco, scrive: “Santo Padre Francesco io non ho mai riciclato denaro sporco e non ho mai rubato, ho vissuto sempre con dignità il mio Ministero sacerdotale, cercando di aiutare tutti coloro che richiedevano aiuto, visto che la Provvidenza è stata tanto, tanto generosa con me”.

Nella lettera di tre pagine Monsignor Scarano parla di una serie di situazioni che lo hanno coinvolto.

Questo il testo della lettera: “Beatissimo Santo Padre Francesco, Santità. Le accludo alla presente lettera quella scritta a sua Eminenza, il Signor Cardinale Jorge Estaraz Medina. Approfitto della presente per dichiararle e manifestarle con grande onestà e sincerità circa il mio conto corrente Ior. Tutto il denaro ricevuto come donazione dagli Armatori D’Amico, Paolo e Cesare, famiglia nella quale io sono cresciuto fin dalla mia prima giovinezza, e per la quale c’è sempre stata una stima e fiducia reciproca, ho ricevuto ‘sempre’ e soltanto da loro bonifici sul conto corrente Fondo artigiani, con il cui denaro è stata realizzata a Salerno la casa dei vecchi abbandonati e senza fissa dimora, circa 70 camere da letto, poi successivamente, presso il Seminario Giovanni Paolo II, da lui inaugurato, furono donati da me con gli Armatori D’Amico, i campi sportivi, un viale alberato e gli spogliatoi”. “Successivamente presso la Cattedrale di San Matteo di Salerno fu realizzata e ripristinata con un restauro prezioso e storico dai fratelli Savi, Pietro e Claudio, molto amici di S.F. Paolo Da Nicolò, il sarcofago di Papa San Gregorio VII da tutto il mondo ammirato per la sua bellezza ed io poi feci dono della Croce pettorale del Santo Papa Gregorio VII che mi fu donata dal carissimo amico Sua Eccellenza Oriano Quilici, già in Paradiso. Segue poi un’altra piccola e preziosa opera presso l’ospedale San Leonardo di Salerno, assieme ad altri amici medici una splendida sala di attesa, con l’angolo cottura, bagni e posti letto con poltrone per i famigliari dei malati ricoverati presso la rianimazione, luogo molto triste e tanto doloroso, dove il mio papà finì nel 1995”.

“Santità, molto di quel denaro usato presso lo Ior, risparmi personali, donazioni, frutto del mio Ministero sacerdotale e della mia famiglia, sono stati prelevati e spesi per quanto sopra detto e confermato e dimostrabile. Sono stato barelliere a Lourdes per 26 anni e miracolato di un brutto male all’età di 17 anni e più volte operato. Conosco la sofferenza fisica e il dolore che si prova nel curare i malati avendo fatto volontariato in ospedale negli otto anni prima di iniziare il mio lavoro in Vaticano. Per questo motivo risparmiavo e conservavo grazie ai miei benefattori quel denaro che, presto, avrei dovuto e ‘fortemente desiderato’, iniziare a costruire una casa per i malati terminali in Salerno, per quelle persone che non hanno la possibilità di essere curate nella fase ultima della loro vita e presso le loro famiglie ormai distrutte dal dolore, visto che gli ospedali rifiutano i malati terminali!!!”.

“Chiesi aiuto al Cardinale Stanislao Dziwisz, Segretario Personale del Beato Giovanni Paolo II e Udienza a S.E. Cardinale Angelo Sodano: io presso l’Apsa, Sez. straordinaria, ero l’unico prete e ben poco mi era consentito fare”.

E’ un altro passo della lettera di Mons. Scarano a Papa Francesco.

“Avevo chiesto Udienza a S.E Cardinale Angelo Sodano l’astuto e furbo Mons. Giorgio Stoppa, riuscì a non farmi ricevere e per giunta punirmi, spostandomi in altro ufficio e facendomi continuamente controllare”.

“Perché?”, si chiede il Monsignore nella missiva di tre pagine dove precisa a Papa Francesco di avere “vissuto sempre con dignità il mio Ministero sacerdotale, cercando di aiutare tutti coloro che chiedevano aiuto, visto che la provvidenza è stata tanto tanto generosa con me”.

Nell’ultima parte della lettera Scarano dà sfogo alla sua amarezza non risparmiando accuse a coloro che sono stati nello svolgimento della sua attività suoi Superiori.

“La mia condivisione, la mia carità – scrive – è sempre stata autentica e sincera. In passato, a causa della gelosia e dell’invidia di un famigliare, da me tanto aiutato, sono stato truffato e derubato più volte. Questa triste storia famigliare da me perdonata, mi ha fatto tanto male. Con tristi conseguenze. Circa le mie operazioni bancarie presso lo Ior sono state fatte sempre sotto consiglio della direzione dei signori dirigenti e giammai ho abusato di cortesie o cose di altro genere. Sempre tutto secondo la Legge Canonica dello Ior”.


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