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Ior: bilancio senza rischi

Edizione del: 3 ottobre 2013

La prudenza è di casa allo Ior: L’Istituto in una nota spiega di proteggere i depositi e i beni patrimoniali dei suoi clienti “investendo prevalentemente in titoli a tasso fisso, titoli di Stato e depositi a termine sul mercato interbancario. In media, meno del 6% degli attivi totali è investito in titoli azionari e in fondi gestiti esternamente”.

Lo Ior gestisce un patrimonio affidatogli da circa 18.900 clienti, per metà da Ordini Religiosi, Uffici e Nunziature 15%, Clero 13% e diocesi 9%.

Un approccio “conservativo”, confermato da Ernst von Freyberg, Presidente del Consiglio di Sovrintendenza, e attuale Direttore Generale ad interim, che sottolinea il lavoro in corso per migliorare “l’organizzazione, il rispetto delle normative e la trasparenza”.

Giudicato in base agli standard tradizionali, lo Ior mostra al 31 dicembre 2012 un calo dei clienti, 2.100 in meno rispetto all’anno precedente, e utili tutto sommato modesti, 86,6 milioni, anche se in netta crescita rispetto ai 20,26 milioni di un anno prima: un risultato positivo frutto soprattutto di una inversione dei proventi netti da negoziazione, passati da una perdita per 38,2 milioni nel 20112 a un utile di 51,13 milioni lo scorso anno.

Nel 2012 allo Ior sono stati affidati beni di clienti per 6,3 miliardi di euro, ripartiti in 2,3 miliardi di euro in depositi, 3,2 miliardi di euro in contratti di gestione patrimoniale a cura dello Ior ed 0,8 miliardi di euro in contratti di custodia titoli.

Di questi attivi, un totale di 4,1 miliardi di euro è riportato nel bilancio dello Ior mentre i restanti 2,2 miliardi di euro sono rilevati fuori bilancio.

La solidità dello Ior è testimoniata da un capitale netto aumentato da 741 milioni di euro a 769 milioni di euro, +3,6%, che rappresenta un solido equity ratio pari al 15,4%.

La gestione prudente è confermata dal calo dei prestiti, quelli ai clienti sono scesi a soli 10,6 milioni di euro, mentre le linee di credito utilizzate sono state pari a 16,76 milioni, e gli accantonamenti per perdite sono calati a 6,74 milioni di euro.

Altro elemento di cautela l’azzeramento dell’esposizione verso altri Istituti: infatti, lo Ior non prende più a prestito soldi dalle banche, con un totale sceso da 5,61 milioni a fine 2011 a soli 2.700 euro a dicembre 2012.

Sul fronte patrimoniale, ovviamente sono assenti titoli di paesi in categoria rating spazzatura, da BB in giù, ma – anche per via dei downgrade di diversi paesi operato dall’Agenzia Standard&Poor’s – si abbassa verso il basso il mix geografico degli investimenti.

Scende infatti dal 28 al 19% la quota di investimenti in bond a tripla A, anche se con una rimodulazione dai titoli tedeschi, scesi da 453 a 283 milioni di euro, a quelli olandesi, da 333 a 855 milioni, altrettanto affidabili, ma più remunerativi.

La presenza di asset di paesi a rating BBB+, BBB e BBB- sale invece dal 23% al 43%.

Se è stabile la quota di asset spagnoli, rating BBB-, a 590 milioni di euro, cala la quota di debito irlandese, da 80 a 48 milioni di euro, mentre sono soprattutto i titoli italiani, all’epoca BBB+, prima dell’ultimo downgrade, ad aumentare il proprio peso nel portafoglio Ior, con una esposizione in asset del nostro paese – verosimilmente Btp – passata da 886 a 1.180 milioni di euro.

Ma questa “scommessa” sui titoli italiani appare l’unico azzardo in un bilancio 2012 in cui non compaiono più titoli derivati: infatti lo Ior ha venduto 120 milioni di valore nozionale di opzioni sui cambi e 1,8 milioni di forward exchange swap, azzerando la propria esposizione sul fronte derivati, anche se con perdite per 11,6 milioni di euro.

Peraltro, le uniche partecipazioni azionarie a Piazza Affari hanno riservato qualche delusione all’Istituto: a fine 2012, lo Ior risultava in possesso di 778.588 azioni di Cattolica Assicurazioni per un valore di 9,141 milioni di euro e di titoli di Banca Carige per 470mila euro per una perdita complessiva di 1 milione e 945mila euro, peraltro in calo rispetto al rosso di 3,63 milioni dell’anno precedente.

Va detto, comunque, che alle quotazioni odierne la sola quota in Cattolica è risalita a 12,7 milioni, compensando nettamente il calo registrato nel 2012.

Sul fronte immobiliare spicca la proprietà del 100% dell’immobiliare Sgir, proprietaria dell’edificio in Via della Conciliazione 10, per un valore a bilancio di 15,8 milioni di euro, mentre l’Istituto ha ricevuto in eredità 2 immobili, del valore rispettivamente di 1,45 milioni e 149 mila euro.

Trascurabile infine la quota di patrimonio in oro, medaglie e monete preziose, che valgono poco più di 41 milioni di euro.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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