Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti al servizio news offerto gratuitamente dalla redazione di News Cattoliche, in questo modo riceverai un avviso ogni qual volta pubblicheremo una notizia.

Intervista all’Abate olivetano Zielinski

Edizione del: 18 settembre 2012

L’Abate Benedettino Olivetano Dom Michael John Zielinski, da l’8 maggio 2007 è  vicepresidente della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa e vicepresidente della Pontificia Commissione di archeologia sacra.

Americano di nascita, padre polacco-russo e madre irlandese, è entrato giovanissimo nell’ordine Benedettino Olivetano.

Nel 1977 è stato ordinato sacerdote a Firenze, dove ha animato la coscienza civile, sociale e culturale di Firenze dall’alto dell’Abbazia di San Miniato al Monte al piazzale Michelangelo a Firenze.

 Nel dicembre 2003 è stato eletto abate dell’abazia di Nostra Signora di Guadalupe nel New Mexico (Stati Uniti), incarico che ha mantenuto fino alla nomina pontificia.

Per lui si preannuncia, secondo voci che circolano in Vaticano, un nuovo incarico, chiamato dal Papa  in un importante Dicastero chiave della Curia Romana.

Il Senatore Graziano Cioni, già Vice Sindaco di Firenze negli anni 80, così lo ricorda a pag 104 della sua recente biografia: “Il mondo che ho frequentato è davvero vario: un mondo in cui c’è posto per tutti purchè abbiano la capacità di amare il prossimo. Uno di questi personaggio è stato Dom Christopher è oggi uno dei dodici uomini più vicini a Papa Ratzinger e occupa una posizione di rilievo in Vaticano. Quando era a Firenze la domenica riusciva a parlare con le sue omelie al mondo politico fiorentino, spesso abbattendosi sul governo della città e sul sindaco cattolico Mario Primicerio. Questo suo immergersi nei problemi della città lo pagò con l’esilio. Con l’avvento di Benedetto XVI è arrivato in Vaticano da vincitore.  Durante la sua permanenza a Firenze mi è stato molto vicino: io non sono mai mancato alle sue omelie della domenica, e l’ho sentito presente nei momenti più difficili della mia vita”.

Abate, come è riuscito, durante gli anni della sua permanenza a Firenze, a toccare il cuore di Graziano Cioni, un politico da sempre di fede comunista?

 “Io voglio molto bene a Cioni.  L’Amico ama in ogni tempo, come dicono i Proverbi. Cioni ha tirato fuori l’aspetto più giocoso di me stesso. Lui aveva una particolare attenzione ad Agata Smeralda, in quanto era molto attento per i bambini, per i bambini poveri, soprattutto per quegli che non avevano famiglia. Ci siamo trovati in un comune sentire a riguardo di diversi aspetti sociali e culturali”.

In quegli anni fiorentini è anche nato il progetto missionario di Agata Smeralda, il filo di Arianna che ancora la lega al capoluogo toscano?

“Il progetto è nato 19 anni fa, proprio sugli scalini della basilica di San Miniato a Monte, quando  abbiamo iniziato a parlare di questo progetto tra alcuni amici, tra cui il giornalista Alfredo Scanzani”. 

Che rapporto ha con la Firenze?

“Devo tutto a Firenze, posso dire di essere nato culturalmente a Firenze. Avevo solo 17 anni quando sono arrivato dagli Stati Uniti a Firenze per studiare a San Miniato ed iniziare il noviziato”.

Tra le sue amicizie “strane” spicca quella con l’allora Presidente del Consiglio, Ministro e del Senato, Giovanni Spadolini?

Abate Zielinski“Con Spadolini avevo un rapporto molto sincero, semplice. Lui ed io. Quando ha saputo di essere malato, abbiamo girato quasi due ore nel cimitero monumentale per scegliere la sua tomba. In quel momento si è molto aperto con me. Mi ha parlato di Oriana Fallaci, di don Bensi. Aspetti che lui viveva nel suo intimo. Lui aveva questa attenzione laica che allo stesso momento, gli faceva avere  grande rispetto per gli altri. Veniva in Basilica quando io celebravo la messa, e stava in fondo, vicino alla tomba del poeta Giusti. E vi stava con grande rispetto e attenzione. Non l’ho mai sentito dire una parola di biasimazione.  Aveva una laicità sana. Aveva a cuore la società”.

E oggi ?

“I tempi sono cambiati. A San Miniato ho avuto la fortuna di avere un Abate che ha inaugurato il dialogo ecumenico, perciò il terreno era già preparato, era un terreno fertile, l’abate aveva anche il suo dialogo personale con molti politici della città, solo che lui era meno vistoso, io capisco che a volte poteva essere un teatro tenda, però non rinnego niente, perché senza quelle esperienze sicuramente oggi non sarei  a ricoprire in Vaticano l’incarico che ricopro”.

Poi l’esilio, come lo chiama Cioni?

“A Santa Fè c’è una comunità di monaci olivetani dove sono stato mandato come amministratore e poi dopo poco mi hanno eletto Abate. E’ un luogo d’incanto a 3.400 metri d’altezza con il 40% di ossigeno in meno. Li davvero ti si schiariscono le idee. Si osserva tutti i passi anche perché siamo circondati da serpenti a sonagli, orsi e leoni di montagna.  Ma a parte questo il deserto ha questa capacità di renderti nudo, soprattutto nella relazione tra te e Dio. Questi quattro anni mi sono serviti per conoscermi meglio e per relazionarmi con gli altri, primo fra tutti con l’assolutamente l’altro, Dio. 

Ma oggi Agata Smeralda che cos’è?

“Agata Smeralda è un piccolo miracolo. Per due motivi: il primo perché è nato a San Miniato, in un monastero, un luogo dedito al silenzio e alla preghiera, e tuttavia da questa preghiera c’è stata un attenzione agli altri. Il Cardinale Lucas Moreira Neves, quando era Arcivescovo primate del Brasile, ha trovato la nostra comunità ben disposta ad aprire le proprie porte e il proprio cuore a questa esperienza. Il secondo perché Firenze si dice che sia una città chiusa, individualista, invece il Cardinale Neves ha aperto il cuore dei fiorentini. C’è un gemellaggio con San Salvador di Bahia, che è stato molto caldeggiato da Cioni e da Giorgio Morales. Il lavoro è stato facile perché si è dato il primato all’amore, al cuore.  Lei non può immaginare le persone che venivano ad assistere alle celebrazioni della messa del Cardinale Neves: non si entrava in basilica. C’era tanta gente per il Dalai Lama, ma per Neves  ne venivano tante di più. Lui invitava i fiorentini a scoprire in loro stessi  la capacità di avere un pensiero per gli altri, anche se sono lontani. Da qui è nata l’idea dell’adozione a distanza, senza sradicarli dalla loro nazione, dal loro paese, aiutandoli a crescere , dandogli un educazione”.

Poi la nomina papale in Vaticano, inaspettata, quasi in coincidenza con un altro fiorentino, Antonio Paolucci ?

 “E’ stata una bella coincidenza ritrovarmi in Vaticano con Paolucci, mi sono sentito meno solo quando ho saputo che ci sarebbe stato anche lui a lavorare in Vaticano. Quando è arrivato, qualche mese dopo di me, mi  ha mandato subito una lettera molto cordiale. Poi ogni tanto ci ritroviamo anche in treno verso Firenze o verso Roma e viaggiamo insieme”.

Lavorare in Vaticano com’è ?

In Vaticano mi dicono. ‘Sei troppo fiorentino nel tuo modo di parlare, nel tuo modo di analizzare, e anche di criticare le cose”. A Firenze siamo essenziali, a volte anche spudorati nei nostri giudizi. Senza peli sulla lingua, Firenze mi ha dato una sensibilità per tutto quello che è umano. Firenze mi ha insegnato che il cristianesimo è aver assoluta fede nel Signore, e di conseguenza avere fiducia verso l’uomo. 

A Firenze hanno avuto due americani  che scoprono la bellezza dell’arte, e che li si consacrano, diventano sacerdoti: lei e monsignor Timothy Verdon, famoso storico dell’Arte? 

“Lui è uno studioso, io invece sono solo uno che ha saputo nuotare e sopravvivere alla forza e alla grandezza della bellezza di questa città. Il rapporto non è uguale. Timothy è il professore, io sono il suo ‘portaborse’. Io sono molto realista”.

Franco Mariani


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

You must be logged in to post a comment Login