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Intervista al Vescovo Tardelli su Consacrati

Edizione del: 16 giugno 2013

Il Vescovo di San Miniato, diocesi toscana, in provincia di Pisa, Mons. Fausto Tardelli, originario della diocesi di Lucca, classe 1951, sacerdote dal 1974, già docente di Teologia Morale, vescovo dal 2004, attualmente è Segretario della Conferenza Episcopale Toscana e responsabile della Commissione per la Vita Consacrata.

A Lui News Cattoliche ha chiesto alcune considerazioni sull’apporto dei religiosi e delle religiose nella vita sociale italiana.

Eccellenza come la Chiesa può rispondere alla crisi di vocazione che c’è nel mondo religioso, sia in quello femminile che maschile?

“La risposta alla crisi di vocazioni nasce da un rinnovamento della vita delle famiglie e dal rinnovamento della vita delle comunità cristiane. Perché le vocazioni nascono nel contesto di una famiglia, nel contesto di una comunità. Quindi il lavoro è più che altro a monte: soprattutto si tratta di realizzare una educazione cristiana che metta al centro quello che ci deve essere, cioè la vita come vocazione, la vita come risposta all’amore di Dio, come impegno e risposta a colui che per primo ci ha amati”.

Spesso, quando si chiude una casa religiosa dove c’è un asilo, una casa di cura, una comunità operosa, anche al di la del solo aspetto pastorale in parrocchia, i cittadini si ribellano. Ultimo caso eclatante a Livorno, dove il Vescovo Giusti si è trovato addirittura un intera città, Livorno, città tipicamente “rossa”, che si è ribellata alla chiusura. Come si riesce a gestire queste situazioni?

“Un po’ di difficoltà ci saranno sempre perché, quando chiude un convento, soprattutto se ha delle opere rieducative come la scuola o altre opere sociali, si crea un vuoto che difficilmente è rimpiazzabile. Comunque una soluzione, o almeno una modalità per affrontare il problema, è imparare a prevedere un po’ nel tempo le cose, soprattutto laddove i religiosi o le religiose hanno opere di carattere educativo o sociale. Se si potesse sapere con un certo anticipo e prevenire la cosa si potrebbe anche ovviare alla difficoltà che si creano con tale chiusura”.

 Lei, come responsabile di questo settore per la Conferenza Episcopale Toscana, come vede, visto che c’ha il polso della situazione, la considerazione, da parte della vita civile, della società civile, all’apporto, in particolar modo delle suore, delle religiose, alla vita sociale?

“Direi che tutte quelle Congregazioni che hanno un impegno nelle opere tipo appunto le scuole o le case di riposo, case per anziani, fanno un servizio loro alla società, anche se non sempre riconosciuto per quello che invece dovrebbe essere, perché ci sono difficoltà di mantenimento di questi servizi. Ma quello che viene svolto in modo capillare, diffuso nel territorio, è di un grandissimo valore per la Società Civile. Ma comunque ha un valore, nell’ottica della fede, anche l’opera di quelle religiose e di quei religiosi che si dedicano sostanzialmente alla preghiera e alla vita contemplativa, perché l’uomo appunto ‘non vive di solo pane’. Una ‘riserva’ spirituale è fondamentale per la Società. Lo diceva già il grande Sindaco di Firenze, e futuro beato, Giorgio La Pira: il monastero, la chiesa, insieme alla fabbrica, insieme alla scuola, sono gli elementi che fanno una civiltà, fanno una società”.

Oggi in quasi tutte le Congregazioni femminili ci sono molte suore che vengono dal terzo mondo, ecco, cosa possono portare queste sorelle alla Società italiana?

“Questa nazionalizzazione delle Congregazioni religiose in realtà è una internazionalizzazione della Chiesa. Le nostre chiese, le nostre diocesi, vedono una presenza piuttosto significativa di sacerdoti che vengono da altre nazioni. E’ un fenomeno legato certo al bisogno che c’è, ma anche legato alla mondializzazione che di fatto oggi è un elemento fondamentale nell’esperienza umana ed è anche una caratteristica bella della Chiesa, questo partecipare l’uno dell’altro. Questa è anche una sfida ovviamente, perché significa conoscenza reciproca, significa conoscenza di cultura, significa conoscenza di mondi. E’ però una bella sfida, perché credo ci fa essere un laboratorio come Congregazioni religiose, e anche come Chiese diocesane, ci fa essere un laboratorio di quella interculturalità, di quella comprensione tra popoli e culture che è fondamentale nel mondo di oggi”.

Franco Mariani


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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