Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti al servizio news offerto gratuitamente dalla redazione di News Cattoliche, in questo modo riceverai un avviso ogni qual volta pubblicheremo una notizia.

Intervista al Vescovo Pakistano Coutts

Edizione del: 14 ottobre 2013

Nel 1947 il Pakistan fu creato come stato indipendente, separato dall’India, nel momento in cui la Gran Bretagna garantì l’indipendenza all’India.

La separazione del Pakistan dall’India avvenne sulla base di voler creare una terra per i musulmani del sub-continente, così che potessero essere liberi di praticare la loro religione senza essere minacciati o dominati dalla maggioranza hindu.

Il padre fondatore del Pakistan, Muhammad Ali Jinnah, era un musulmano moderato ed illuminato che voleva che il nuovo paese, terra dei musulmani, diventasse uno stato moderno e democratico.

Già nel 1948 Jinnah aveva detto in uno dei suoi discorsi questa frase: “Siete liberi di andare alla moschea, siete liberi di andare al tempio o in qualsiasi luogo di culto. Quello in cui credete non ha niente a che fare con lo Stato. Voi ora siete cittadini uguali in un paese libero. Noi ora dobbiamo imparare ad essere pachistani.”

Secondo la Costituzione del Pakistan la libertà di religione era dunque riconosciuta.

Con il passare degli anni però i gruppi Islamici hanno cominciato a rafforzarsi e ad esercitare pressioni su ogni governo per introdurre le leggi Islamiche e per trasformare il Pakistan in un paese Islamico.

News Cattoliche ha parlato di tutto questo con l’Arcivescovo di Karaci Sua Eccellenza Mons. Joseph Coutts, alla guida di questa Metropolia dal 25 gennaio 2012

L’Arcidiocesi di Karachi, eretta nel 1948, ha 15 parrocchie e nel 2006 contava 151.000 battezzati su 14.608.000 abitanti, corrispondenti all’1,0% del totale.

Eccellenza qual’è attualmente la situazione sulla libertà religiosa in Pakistan?

“Fino al 1977 la Costituzione del Pakistan diceva che ‘ognuno è libero di praticare e diffondere la propria religione’,  poi il dittatore militare, Generale Zia-ul-Haq, quando prese il potere tolse la parola ‘diffondere’, introducendo anche alcune leggi islamiche. Oggi la legge che a noi Cristiani sta causando la maggior parte dei problemi è la cosiddetta Legge sulla Blasfemia, introdotta nel 1986. Secondo questa legge chiunque parli contro il Profeta Maometto o macchi il suo nome per iscritto o in qualsiasi maniera dovrebbe essere condannato a morte. Questa legge dice anche che se qualcuno profana il Corano dovrebbe essere imprigionato a vita. Anche se il Corano cade dalle mani accidentalmente, questo può essere considerato una profanazione. Anche se questa legge è intesa a proteggere l’onore del Profeta Maometto e il Sacro Libro dalla profanazione, essa può essere facilmente usata in modo improprio. E’ molto facile per un musulmano accusare chiunque di blasfemia, persino un altro musulmano. In molti casi si tratta di un’accusa infondata, ma l’accusatore si serve della legge sulla blasfemia come uno strumento di vendetta per ritorsioni personali. Uno strumento che è molto efficace, specie se la persona contro la quale si punta il dito è un cristiano. Diventa molto difficile per la persona accusata provare la propria innocenza; quando le emozioni prendono il sopravvento, la gente si eccita e attacca l’accusato. In diverse occasioni la ‘caccia al blasfemo’ ha scatenato veri e propri massacri, come accaduto nella città di Gojra nell’agosto del 2009. Dei bambini avevano ricavato dei coriandoli da alcune pagine di giornale. Ma su quelle pagine erano stati trascritti dei versetti del Corano e così una folla di centinaia di persone inferocite ha attaccato un quartiere cristiano e dato alle fiamme quasi 100 case e 8 persone hanno perso la vita tra le fiamme. E come a Gojra ci sono stati altri attacchi simili. Parecchie persone sono state picchiate a morte o uccise in altri modi dalle folle prima che potessero provare la loro innocenza. Il nostro compianto Ministro Federale per le Minoranze Religiose, Shahbaz Clement Bhatti, è stato ucciso da fanatici nel 2011 perché si era appellato al Parlamento proprio per modificare la Legge sulla Blasfemia. Secondo dati che risalgono al 2010, delle 38 persone uccise per blasfemia, 14 erano cristiane. Dall’entrata in vigore di questa legge, nel 1986 e fino alla metà del 2011, si contano ben 1.081 casi”.

Quindi la vita dei Cristiani nel suo paese non è facile?

“Ci sono sempre state discriminazioni contro i non-musulmani. I non-musulmani non sono considerati cittadini al pari degli altri e devono subire discriminazioni in molti modi, specialmente quando si tratta di trovare lavoro oppure ottenere promozioni. Quando c’è la possibilità di trovare lavoro è più facile per i musulmani scegliere musulmani piuttosto che un cristiano. I musulmani hanno questo atteggiamento che chi non è musulmano non è uguale a loro, è socialmente meno. Inoltre, nei programmi scolastici i libri di testo non preparano i ragazzi a vivere in una società moderna, multi-religiosa e multi-etnica. I non-musulmani vengono descritti in modo negativo. Nelle scuole statali, gli alunni non-musulmani si trovano spesso a dover affrontare la discriminazione nei loro confronti. E capita di frequente che agli studenti sia assegnato un tema dal titolo: ‘Invita un tuo amico non musulmano a convertirsi all’Islam’. Nella mente di ogni musulmano c’è l’idea di Dhimmi. Questo è un termine islamico usato per definire i non-musulmani che vivono in uno stato islamico. Secondo questo concetto un dhimmi non è pari ad un musulmano sia politicamente che socialmente. Nel sistema islamico tradizionale un dhimmi deve pagare una tassa speciale allo stato e diventa una persona protetta dallo Stato. Noi Cristiani affermiamo che nello stato moderno del Pakistan tutti i cittadini sono uguali, come era stato concepito dal fondatore Muhammad Ali Jinnah”.

Questa “lotta” la portate avanti non con episodi di violenza ma bensì con varie opera di carità?

“Noi siamo una piccola minoranza, ma non siamo una Chiesa nascosta o silenziosa. Noi possiamo tuttora uscire nelle strade per protestare contro le ingiustizie e la violenza. Grazie alle nostre numerose istituzioni educative, agli ospedali e alle iniziative sociali/caritatevoli, noi lavoriamo per, e assieme, alle persone di tutte le fedi. Queste istituzioni e iniziative sono una testimonianza visibile dell’amore e del servizio dei Cristiani verso il nostro paese. Noi siamo una minoranza piccola ma attiva, che sta contribuendo allo sviluppo del Pakistan”.

Questa azione però è osteggiata proprio da coloro che voglio il Pakistan nazione sempre più musulmana per difendersi dalla “corruzione occidentale”?

“Un fattore che ha contribuito a creare una società sempre più intollerante e prevenuta è stata la guerra in Afghanistan. Per combattere contro il Comunismo dopo che l’esercito dell’Unione Sovietica entrò in Afghanistan nel 1979, molti giovani musulmani furono addestrati per combattere la Jihad, la Guerra Santa contro gli infedeli che avevano occupato la loro terra. Giovani uomini provenienti dal Pakistan e dal mondo islamico furono invitati ad addestrarsi in Pakistan per poi combattere in Afghanistan. Questa politica fu sostenuta e finanziata dagli Stati Uniti e dal loro alleato, l’Arabia Saudita. Quando l’esercito sovietico fu infine sconfitto ed estromesso con l’aiuto americano, gli stessi combattenti per la libertà si rivoltarono contro le forze NATO, considerate anch’esse infedeli. Poiché le forze NATO provengono principalmente dall’Occidente esse vengono percepite come Cristiani che attaccano un paese musulmano, l’Afghanistan, proprio come avevano fatto in un altro paese musulmano, l’Iraq.  Ciò ha dato origine a una nuova forma di Islam che predica e promuove la Jihad, la Guerra Santa contro i non-musulmani. Questa forma fanatica e militante dell’Islam promuove il terrorismo e le uccisioni. E’ un tipo di Islam che noi non avevamo prima in Pakistan. E’ un prodotto dell’Islam wahabita appartenente all’Arabia Saudita e all’Afghanistan, e che ha guadagnato forza in Pakistan. Questa forma estremista di Islam non crede nella democrazia, che è vista come concetto occidentale. Loro vogliono che il Pakistan diventi uno stato Puramente islamico. Questi estremisti non esitano ad usare attentatori suicidi per attaccare ed uccidere chiunque essi vogliano. Gruppi estremisti, alcuni dei quali collegati ad Al Qaida, sono diventati molto forti e sono una minaccia per il governo e la democrazia in Pakistan. Nel corso delle elezioni all’inizio di quest’anno, i candidati politici liberali sono stati minacciati apertamente, ed alcuni sono stati persino uccisi senza che il governo fosse in grado di fare nulla. Così, anche i Cristiani in Pakistan sono percepiti come infedeli che condividono la stessa fede delle forze che occuparono l’Afghanistan, un paese puramente musulmano”.

Questa Guerra Santa ha portato per voi Cristiani lutti e dolori?

“Questa visione negativa dei Cristiani in Pakistan ha innescato il recente bombardamento di una chiesa a Peshawar, dove più di 100 cristiani sono stati uccisi da due attentatori suicidi. Questa è la prima volta che kamikaze estremisti attaccano una chiesa o i Cristiani. Il messaggio del gruppo estremista che ha eseguito l’attacco è chiaro: “Dite agli Stati Uniti di cessare gli attacchi di droni oppure noi attaccheremo altre chiese in Pakistan”.

Come fede il futuro, non solo per i Cristiani, ma per tutti i suoi connazionali?

“Sono fiducioso, nonostante l’aumento dell’intolleranza e della violenza. Noi Cristiani non viviamo senza speranza. Noi siamo una piccola minoranza in Pakistan, ma non siamo una Chiesa nascosta o silenziosa. I musulmani di buona volontà, come la HRCP, la Commissione Pachistana per i Diritti Umani, e altri, si fanno avanti per sostenerci nelle difficoltà. Noi siamo anche in contatto con molte altre ONG musulmane per il miglioramento della società e la promozione dell’armonia sociale. Anche le parole che Papa Francesco ha pronunciato nella giornata di preghiera e digiuno per la pace in Siria sono state per noi un grande incoraggiamento: ‘Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace? Invocando l’aiuto di Dio, voglio rispondere: Sì, è possibile per tutti!  Questa sera, vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: Sì, è possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazione, rispondesse: Sì, lo vogliamo!’. Ma non possiamo farcela da soli. Noi Cristiani, ma anche tutte le persone di buona volontà, noi dobbiamo esistere e lavorare insieme per essere uomini di pace. Noi dobbiamo imparare a vivere e operare insieme in questo mondo moderno come persone appartenenti a varie religioni, e persone che sono libere di non credere. Io credo che ogni forma di estremismo, sia religioso sia ideologico, significhi la chiusura della mente e del cuore alla realtà intorno a noi”.

Franco Mariani

Cattedrale di Karaci

 

 

 

 

 

 

 

Nella foto la Cattedrale di Karaci


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

You must be logged in to post a comment Login