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Intervista al Vaticanista Tornielli

Edizione del: 3 dicembre 2013

Andrea Tornielli, classe 1964, è un giornalista e scrittore.

Dopo 15 anni passati a Il Giornale, dal marzo 2011 è il Vaticanista de La Stampa.

Il suo blog “Sacri palazzi” è, tra quelli che seguono il Vaticano, tra i più visitati e tra i più attendibili.

È sposato e ha tre figli.

News Cattoliche lo ha seguito a Firenze, dove ha tenuto un incontro di formazione su Papa Francesco a sacerdoti e fedeli, su esplicito invito dell’Arcivescovo, Cardinale Giuseppe Betori, incontrandolo al termine dell’incontro ufficiale, seguitissimo e apprezzatissimo.

Andrea, giornalisti Vaticanisti si nasce o si diventa?

“Io credo che si diventi, anche se è un po’ difficile dire come ci si diventa. Nel caso mio avevo 14 anni: era il 1978 e ci fu l’elezione di Papa Giovanni Paolo I. Io mi trovavo in vacanza vicino a dove stava il Papa, per cui rimasi molto colpito, e conservo ancora i giornali di quel Conclave, dove leggevo e imparavo cosa significava l’elezione del Papa. E’ nata lì un po’ la passione, anche se io ho fatto poi l’Università di Studi Classici in Storia della Lingua Greca, per cui non direttamente legata alla Storia della Chiesa. Credo che sia ancora un bel mestiere, quello del Vaticanista, forse anche più interessante, invece che di doversi occupare, per esempio, di Politica. Credo però, che per farlo, qualunque sia la provenienza, non sia necessario essere Credenti, però è necessario capire che cosa crede la Chiesa. Questo si, per evitare di avere un’ottica soltanto o politica o legata al colore, ma cercare di capire qual è il messaggio che la Chiesa vuol dare. Quindi bisogna sapere anche, secondo me, un po’ di storia della Chiesa e un po’ di Teologia. Bisogna sapere di che cosa si parla…”.

Il primo libro nel 1995, a 31 anni: “Quando la Madonna piange. Veggenti, guaritori, apparizioni. La prima guida al soprannaturale in Italia”?

“E’ un libro che pubblicò Mondadori, ed era una sorta di Guida Michelin ad alcune apparizioni mariane italiane, dove parlavo del fatto dal punto di vista della cronaca, ma dove però mettevo anche qual’era il giudizio della Chiesa su queste apparizioni. Era l’idea di cercare di fare una mappa con dei criteri per orientarsi”.

 Non ti sei occupato solo di Chiesa e Vaticano, ma anche del mostro di Firenze?

“Io nella mia storia, non mi sono occupato soltanto di informazione vaticana. In un momento in cui non avevo lavoro ho dovuto seguire delle questioni di cronaca nera e giudiziaria, cosa che avevo fatto per altro all’inizio della mia carriera, al Gazzettino di Padova. Credo che sia salutare che un giornalista sia in grado, o abbia iniziato, occupandosi anche di cose diverse rispetto a quelle che poi diventano la sua specializzazione. Avevo studiato la causa del ‘Mostro’ con un criminologo, Francesco Bruno e alla fine ho fatto un libro,  una sorta di libro-intervista, che analizzava questo fatto di cronaca. Non è il solo…, mi sono occupato anche di qualche processo di mafia”.

Il lavoro del giornalista si sta sempre più trasformando, costretto dalle nuove tecnologie, ad utilizzare più strumenti. Anche i Vaticanisti, secondo te, sono colpiti da questa trasformazione?

“E’ un lavoro in totale trasformazione. Io devo dire che me ne sono reso conto soltanto facendo il paragone tra come ho seguito il Conclave nel 2005 e il Conclave del 2013. Nel Conclave 2005 io avevo soltanto da scrivere gli articoli che dovevo scrivere per il giornale cartaceo. Significava quindi avere parecchie ore la mattina, il primo pomeriggio per cercare notizie, per parlare con persone. Oggi il giornalista è invece chiamato a fare i Twitter, ad avere e aggiornare un sito o una pagina facebook personale, a curare i collegamenti televisivi con la tv legata al suo quotidiano, a fare talvolta dei video o degli audio per commentare delle notizie. Articoli veri e propri per il sito del suo quotidiano e, alla fine, l’articolo per il giornale cartaceo. Quindi sono tante più cose che in qualche modo finiscono, secondo me, per incidere un po’ sul fatto che uno ha anche meno tempo per approfondire la notizia. Questo è un dato di fatto. Il giornalismo in trasformazione è questo,la rete è la via del futuro, anche se non si capisce bene come”.

A febbraio 2014 primo Concistoro di Papa Francesco. Secondo Te farà Cardinale l’Arcivescovo Baldisseri, a cui nel Conclave l’eletto Bergoglio ha imposto il suo zucchetto, e soprattutto seguirà i criteri usuali, seguiti dagli altri Pontefici, nello stilare la lista dei nuovi Porporati, ovvero i titolari di Dicasteri Vaticani di nuova nomina e gli Arcivescovi di sedi tradizionalmente cardinalizie, oppure ci saranno delle sorprese nello stile a cui lo stesso Bergoglio ci ha abitutati ultimamente?

“Per l’Arcivescovo Baldisseri, se dovessi ragionare in termini di tradizione, direi di si, per vari motivi, e soprattutto per il fatto che il Papa gli ha messo lo zucchetto dentro il Conclave. Questo è il motivo vero, perché di per sé poi il Segretario del Sinodo, carica che riveste attualmente il pisano Baldisseri non è tradizionalmente un incarico cardinalizio. Certo il Sinodo ha una grande importanza per questo Papa, però io non farei pronostici per un motivo molto semplice: che non lo so veramente quali saranno i criteri che guideranno il Papa per fare la prossima lista dei Cardinali. Non si può, secondo me, ragionare con i criteri che abbiamo usato fino ad ora. Per cui, io sinceramente non so quanti Cardinali farà della Curia e quanti ne farà di fuori. Oggettivamente è veramente azzardato fare pronostici. Di sicuro non farà Cardinale nessuna donna, come invece scrive, e ritiene, erroneamente, qualcuno”.

Nel tuo incontro odierno con il clero fiorentino hai detto che le parole del Papa ti feriscono?

“Io credo che mettono in discussione, che aiutano a mettere in discussione, che è la cosa più sana però del vivere dell’esperienza umana, quella di lasciarsi colpire, ferire eventualmente mettere in discussione da incontri, parole e fatti che accadono, altrimenti la vita sarebbe davvero vivere dentro un guscio e non cambiare mai. Credo però che ci siano delle parole, che sono un esempio,  un richiamo, che dicono molto ai credenti e che possono mettere in discussione tutti. Certo, per lasciarsi ferire, bisogna che uno sia disposto, appunto, a mettersi in discussione, che non crede di sapere già tutto o di avere già l’idea giusta su tutto”.

Ritieni che Papa Francesco riuscirà ad attuare la sua Riforma?

“Dipende cosa s’intende. Il termine ‘rivoluzione’ non piace, però è certo che è innegabile che c’è una novità. E prima di qualsiasi riforma strutturale, c’è una novità di accento, di freschezza, di atteggiamento, di modo in cui sta con le persone, nel modo in cui predica, che sarebbe innegabile dire che non c’è. Basta parlare con le persone per capirlo, dunque c’è questo accento. Io non la chiamo rivoluzione perché è anche vero che la Chiesa non è la storia di un uomo solo al comando. E dunque una grande Riforma ci sarà, che è sempre riforma dei cuori. Riforma che potrà avvenire solo se le parole del Vescovo di Roma, vengono condivise, rilanciate, vissute a tutti i livelli nella Chiesa”.

Dicevi prima che con questo Papa i Vaticanisti non riposano più, anzi sono oberati, come i collaboratori diretti di Bergoglio, da un super lavoro, addirittura quadruplicato rispetto a Benedetto XVI. Ma per la settimana di esercizi spirituali a marzo, che tra l’altro per la prima volta il Papa farà fuori dal Vaticano, quindi isolandosi del tutto dal centro della Cristianità, ti sei preso una settimana di vacanza con la famiglia, oppure ritieni che il Papa ci farà lavorare anche durante i suoi esercizi spirituali?

“Credo che in quella settimana lì, spero che non faccia lavorare i Vaticanisti. Lo spero. Lui è un uomo che non faceva mai vacanza, e anche da Papa sta tenendo dei ritmi che sono oggettivamente difficili per chi deve seguirlo anche dal punto di vista professionale”.

Franco Mariani


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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