Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti al servizio news offerto gratuitamente dalla redazione di News Cattoliche, in questo modo riceverai un avviso ogni qual volta pubblicheremo una notizia.

Intervista al successore del Beato don Gnocchi

Edizione del: 10 luglio 2012

Il successore di don Gnocchi, il terzo, alla omonima fondazione è Monsignor Angelo Bazzari, 68 anni, di Pecorara, provincia di Piacenza, sacerdote dal 1967, incardinato nella diocesi milanese, per 10 anni, fino al 1993, direttore della Caritas di Milano.

Monsignore Bazzari, chi era il Beato don Gnocchi?

“Don Gnocchi era un gigante. Tutti i suoi successori hanno cercato di ‘balbettare’ qualcosa, non hanno fatto altro che essere dei nani. Don Gnocchi ha indirizzato il paese su strade nuove, con visioni anche profetiche e preveggenti. Don Gnocchi fin dall’inizio parla di un opera di carità, di un opera di Chiesa, una ispirazione di matrice cristiana, cattolica, di forte spiritualità, dandogli però una veste il più possibile laica, creando una fondazione, ed eravamo nel 1952 quando ancora non si parlava di Fondazioni come oggi. Nel 1956 quando don Gnocchi morì ero un semplice seminarista. Mi ricordo che il rettore venne da noi in refettorio e ci disse che era morto questo sacerdote che aveva donato le corne.  Con la donazione delle corne, ha mosso l’Italia, mettendo a tacere i cenacoli di discussione teologica sulla liceità o meno e spingendo lo Stato a darsi normative sul trapianto. La Fondazione oggi ha 5.500 operatori e 3.900 dipendenti, siamo una specie di multinazionale che si esprime anche a livello internazionale. Io oggi non posso appiattirmi sull’esistente. Se stai fermo, regredisci. Devi dare anche delle prospettive ai propri collaboratori, senza fughe avventuristiche. Don Gnocchi affermava che quando guardiamo la vita e le opere dall’osservatorio di Dio, la chiamiamo provvidenza, quando invece la guardiamo con gli occhi degli uomini la chiamiamo previdenza. Questo è un mix di provvidenza e previdenza”.

L’ultima struttura, con un investimento da ben 62 miliardi di euro in Toscana, a Firenze?

firma regione toscana fondazione DonGnocchi“Se oggi c’è questa struttura lo si deve anche alla ‘ditta Rossi-Martini’ (i due ultimi Presidenti della Regione Toscana ndr) che ci hanno sempre capito, ci hanno sempre capiti e stimolati ad integrarci nel sistema toscano, pur rispettando la nostra identità, e apprezzandola. L’abbiamo sognato ‘assieme’ a don Gnocchi. L’abbiamo progettato con fatica, ma siamo andati a vedere le esperienze più alte d’Europa, perché volevamo fare qualcosa di assoluto valore, e soprattutto inserisci sempre più nel tessuto toscano, con un piglio d’integrazione fra pubblico e privato non profit. Intraprendere questi sogni, questi progetti, in una situazione di crisi generale, d’intemperie culturali-socio economico, è una sfida, anche per noi, per tenere vivi i valori e gli ideali che don Gnocchi ci ha consegnati”.

Una sfida, o una follia?

“A Firenze abbiamo pensato di realizzare una ‘follia’ ma è anche una sfida, una bella sfida. Nel tempo ritengo che questo centro possa diventare non solo la risposta principale per il circuito riabilitativo della Toscana, ma anche un centro di riferimento scientifico, di ricerca e di formazione. Noi abbiamo già rapporti con 28 università italiane e 5 straniere. Abbiamo progetti di ricerca con la Comunità Europea, abbiamo collegamenti con la cultura della ricerca scientifica e della traduzione tecnologica più avanzata. Se saremo bravi a seguire le orme di don Gnocchi che già parlava ‘di amoroso ed inesausto travaglio della scienza’,  io credo che questo possa diventare un centro di riferimento non solo nazionale ma anche oltre”.

Qual è il vostro futuro?

“Sant’Agostino diceva: ‘Bisogna essere contemplativi in azione e attivi nella contemplazione’. Queste due dimensioni, non alternative, ma integrate e complementari, sono la leva di riflessione e dell’opera di don Gnocchi, che era uno che pensava alto e lungo, ma che aveva una capacità di mordere il reale, di tradurre la realtà. E questo è il nostro stile. Se noi riusciamo con don Gnocchi a tenere vivo il serbatoio di valori e di ideali che lui ci ha lasciato, che è quello di vestire l’assistenza di riabilitazione incentrandoci sulla integralità della persona, quindi non dividendo i servizi in base alle normative o delle aree socio-assistenziali o sanitarie, ma partire dall’unità della persona che ha bisogno di questi servizi, allora noi troviamo il nostro futuro”.

Franco Mariani


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

You must be logged in to post a comment Login