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Intervista al Direttore Osservatore Romano

Edizione del: 30 dicembre 2013

Giovanni Maria Vian, 61 anni, direttore dal 2007 dell’Osservatore Romano, il quotidiano della Città del Vaticano, giornalista dal 1976, è uno studioso di storia della Chiesa, e si occupa soprattutto d’interpretazione della Bibbia nel giudaismo e cristianesimo dell’antichità, di storia della tradizione cristiana e del papato contemporaneo.

Direttore dal 2007, segue sempre il Papa nei suoi viaggi, e ha rinnovato il quotidiano del Vaticano?

“Le novità in un giornale sono quotidiane. Il rinnovamento dell’Osservatore Romano più recente è perfettamente in linea con la storia del giornale. Se un giornale non si rinnovasse ogni giorno sarebbe morto. Ed è un po’ anche una osservazione che si può riservare anche alla realtà umana, bisogna rinnovarsi continuamente, non si può stare fermi, non si deve stare fermi. Abbiamo raddoppiato l’informazione internazionale: spesso occupa parte della prima pagina e a volte l’intera, quando non ci siano interventi papali, le pagine 2 e 3. Nell’informazione internazionale ovviamente è compresa l’Italia”.

Da sempre si trovano sotto la testata i motti “Unicuique suum” e “Non praevalebunt”?

“In realtà i due motti non figuravano su L’Osservatore del 1861, ma dall’anno seguente. Non è solo un omaggio alla tradizione. Nel mio primo editoriale ho scritto che per guardare al futuro bisogna basarsi sulla tradizione: essa è di per sé è un gesto di fiducia nel futuro, poiché, se non c’è la fiducia, non si trasmette, non si consegna. La tradizione dei due motti mantiene tutto il suo valore. Il primo, ‘Unicuique suum’, rimanda alla tradizione giuridica romana e indica sostanzialmente oggi soprattutto un principio di giustizia, forse allora con toni polemici legati alle contingenze storiche. L’altro motto, ‘Non praevalebunt’, è invece tratto dal Vangelo di Matteo ed esprime ottimismo riguardo all’evoluzione della storia: Cristo ci ha assicurato che le forze del male alla fine “non prevarranno”.

E’ difficile immaginarsi che si possa trovare L’Osservatore Romano nei bar assieme agli altri quotidiani, però di lettori ce ne sono più di quanto non si presuma, e anche le potenzialità sono enormi?

“Sì è vero, ci sono enormi potenzialità. Il giornale è poco conosciuto salvo che per la citatissima testata: si sa che c’è, poi, in quanto a leggerne gli articoli, è un’altra faccenda. L’insistenza sui temi culturali più attuali, più dibattuti è frutto della nostra fiducia nell’azione in profondità della parola. Il giornale è letto oggi da una fascia particolare di lettori: i grandi lettori, i professionisti dell’informazione, i diplomatici, molti educatori. Noi crediamo che facendo un giornale di idee si possa accrescere l’interesse di tanti che possono influire per un verso o per l’altro sull’evoluzione della società”.

Come ha affrontato, nel 2007, quando è stato nominato da Papa Benedetto XVI, questo suo incarico di direttore?

“Ho affrontato la nuova sfida di un lavoro diverso da quello cui ero abituato con uno spirito di massima disponibilità. Del resto non sono mai stato lontano dal mondo giornalistico, ho collaborato con l’Osservatore, sono stato editorialista di Avvenire e del Giornale di Brescia”.

Dal suo speciale osservatorio vaticano che giudizio dà dell’evento Stati Generali della Chiesa italiana che si terranno a Firenze nel 2015?

“Un giudizio molto positivo, perché riguarda la vitalità del Cattolicesimo italiano, attestata da molti elementi. Del resto il Cardinale Betori conosce come pochi la realtà complessiva del cattolicesimo italiano, essendo stato per molti anni Segretario Generale della Cei ed ora Arcivescovo di una delle sedi vescovili italiane più importanti, con una tradizione illustrissima. Questo incontro non potrà che portare del bene sia alla Chiesa di Firenze che a quella italiana”.

In che modo, secondo lei, comunica Papa Francesco?

“La sua è una comunicazione di efficacia immediata, ma che è capace di arrivare ad alti livelli. Ha uno stile di predicazione fondato sulla grande lezione ignaziana. E fondamentale è la quotidiana meditazione sulla Scrittura. Ogni mattina si sveglia molto presto e prima di celebrare la messa medita sui testi sacri e su quelli della tradizione cristiana. Proviene da questa radice anche l’uso frequente di immagini. Tutta la letteratura sacra ebraica e cristiana sarebbe svuotata senza immagini. E l’intera esegesi antica è basata sulla ricerca di un significato al di là della lettera. Francesco raggiunge lo spirito dei testi e sa trasmetterlo attraverso la sua predicazione”.

 Franco Mariani

Di seguito riproduciamo integralmente la lettera di Papa Benedetto inviata nel 2011  alla Famiglia dell’Osservatore Romano in occasione del 150mo Anniversario della fondazione.

LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AL PROF. GIOVANNI MARIA VIAN
IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO DALLA FONDAZIONE DE “L’OSSERVATORE ROMANO”

Per un giornale quotidiano centocinquant’anni di vita sono un periodo davvero considerevole, un lungo e significativo cammino ricco di gioie, di difficoltà, di impegno, di soddisfazioni, di grazia. Pertanto, questo importante anniversario de “L’Osservatore Romano” – il cui primo numero uscì con la data del 1° luglio 1861 – è innanzitutto motivo di ringraziamento a Dio pro universis beneficiis suis: per tutto quello, cioè, che la sua Provvidenza ha disposto in questo secolo e mezzo, durante il quale il mondo è cambiato profondamente, e per quanto dispone oggi, quando i cambiamenti sono continui e sempre più rapidi, soprattutto nell’ambito della comunicazione e dell’informazione.

Allo stesso tempo, la presente lieta ricorrenza offre anche l’occasione per alcune riflessioni sulla storia e sul ruolo di tale quotidiano, chiamato abitualmente “il giornale del Papa”. Siamo invitati, quindi, – come disse Pio XI, di v.m., nel 1936, esattamente settantacinque anni fa –, a dare “una occhiata al cammino percorso e darne un’altra al cammino che resta da percorrere”, sottolineando soprattutto la singolarità e la responsabilità di un quotidiano che da un secolo e mezzo fa conoscere il Magistero dei Papi ed è uno degli strumenti privilegiati a servizio della Santa Sede e della Chiesa.

“L’Osservatore Romano” ebbe origine in un contesto difficile e decisivo per il Papato, con la consapevolezza e la volontà di difendere e sostenere le ragioni della Sede Apostolica, che sembrava essere messa in pericolo da forze ostili. Fondato per iniziativa privata con l’appoggio del Governo pontificio, questo foglio serale si definì “politico religioso”, proponendosi come obiettivo la difesa del principio di giustizia, nella convinzione, fondata sulla parola di Cristo, che il male non avrà l’ultima parola. Tale obiettivo e tale convinzione furono espressi dai due celebri motti latini – il primo tratto dal diritto romano e il secondo dal testo evangelico – che, sin dal primo numero del 1862, si leggono sotto la sua testata: Unicuique suum e, soprattutto, Non praevalebunt (Mt 16,18)

 Nel 1870 la fine del potere temporale – avvertita poi come provvidenziale nonostante soprusi e atti ingiusti subiti dal Papato – non travolse “L’Osservatore Romano”, né rese inutili la sua presenza e la sua funzione. Anzi, un quindicennio più tardi, la Santa Sede decise di acquisirne la proprietà. Il controllo diretto del giornale da parte dell’autorità pontificia ne aumentò con il tempo prestigio e autorevolezza, che crebbero ulteriormente in seguito, soprattutto per la linea di imparzialità e di coraggio mantenuta di fronte alle tragedie e agli orrori che segnarono la prima metà del Novecento, eco “fedele di un istituto internazionale e supernazionale”, come scrisse il Cardinale Gasparri nel 1922.

 Si susseguirono allora avvenimenti tragici: il primo conflitto mondiale, che devastò l’Europa cambiandone il volto; l’affermarsi dei totalitarismi, con ideologie nefaste che hanno negato la verità e oppresso l’uomo; infine, gli orrori della shoah e della seconda guerra mondiale. In quegli anni tremendi, e poi durante il periodo della guerra fredda e della persecuzione anticristiana attuata dai regimi comunisti in molti Paesi, nonostante la ristrettezza dei mezzi e delle forze, il giornale della Santa Sede seppe informare con onestà e libertà, sostenendo l’opera coraggiosa di Benedetto XV, di Pio XI e di Pio XII in difesa della verità e della giustizia, unico fondamento della pace.

 Dal secondo conflitto mondiale “L’Osservatore Romano” poté così uscire a testa alta, come subito riconobbero autorevoli voci laiche e come nel 1961, in occasione del centenario del quotidiano, scrisse il Cardinale Montini, che due anni dopo sarebbe diventato Papa con il nome di Paolo VI: “Avvenne come quando in una sala si spengono tutte le luci, e ne rimane accesa una sola: tutti gli sguardi si dirigono verso quella rimasta accesa; e per fortuna questa era la luce vaticana, la luce tranquilla e fiammante, alimentata da quella apostolica di Pietro. «L’Osservatore» apparve allora quello che, in sostanza, è sempre: un faro orientatore”.

 Nella seconda metà del Novecento il giornale ha iniziato a circolare in tutto il mondo attraverso una corona di edizioni periodiche in diverse lingue, stampate non più soltanto in Vaticano: attualmente otto, tra cui, dal 2008, anche la versione in malayalam pubblicata in India, la prima interamente in caratteri non latini. A partire dallo stesso anno, in una stagione difficile per i media tradizionali, la diffusione è sostenuta da abbinamenti con altre testate in Spagna, in Italia, in Portogallo, e ora anche da una presenza in internet sempre più efficace.

 Quotidiano “singolarissimo” per le sue caratteristiche uniche, “L’Osservatore Romano”, in questo secolo e mezzo, ha innanzitutto dato conto del servizio reso alla verità e alla comunione cattolica da parte della Sede del Successore di Pietro. Il quotidiano ha così riportato puntualmente gli interventi pontifici, ha seguito i due Concili celebrati in Vaticano e le molte Assemblee sinodali, espressione della vitalità e della ricchezza di doni della Chiesa, ma non ha dimenticato mai di evidenziare anche la presenza, l’opera e la situazione delle comunità cattoliche nel mondo, che vivono talvolta in condizioni drammatiche.

 In questo tempo – segnato spesso dalla mancanza di punti di riferimento e dalla rimozione di Dio dall’orizzonte di molte società, anche di antica tradizione cristiana – il quotidiano della Santa Sede si presenta come un “giornale di idee”, come un organo di formazione e non solo di informazione. Perciò deve sapere mantenere fedelmente il compito svolto in questo secolo e mezzo, con attenzione anche all’Oriente cristiano, all’irreversibile impegno ecumenico delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali, alla ricerca costante di amicizia e collaborazione con l’Ebraismo e con le altre religioni, al dibattito e al confronto culturale, alla voce delle donne, ai temi bioetici che pongono questioni per tutti decisive. Continuando l’apertura a nuove firme – tra cui quelle di un numero crescente di collaboratrici – e accentuando la dimensione e il respiro internazionali presenti sin dalle origini del quotidiano, dopo centocinquant’anni di una storia di cui può andare orgoglioso, “L’Osservatore Romano” sa così esprimere la cordiale amicizia della Santa Sede per l’umanità del nostro tempo, in difesa della persona umana creata a immagine e somiglianza di Dio e redenta da Cristo.

 Per tutto questo, desidero rivolgere il mio pensiero riconoscente a tutti coloro che, dal 1861 fino ad oggi, hanno lavorato al giornale della Santa Sede: ai Direttori, ai Redattori e a tutto il Personale. A Lei, Signor Direttore, e a quanti cooperano attualmente in questo entusiasmante, impegnativo e benemerito servizio alla verità e alla giustizia, come pure ai benefattori e ai sostenitori, assicuro la mia costante vicinanza spirituale e invio di cuore una speciale Benedizione Apostolica.

BENEDICTUS PP. XVI

Dal Vaticano, 24 giugno 2011


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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