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Indonesia: Autorità abbattono chiesa

Edizione del: 13 dicembre 2013

Le Autorità del Distretto di Pangkep, nella provincia indonesiana delle South Sulawesi, hanno demolito il luogo di culto della comunità Cristiana Protestante Gkss.

Il 28 novembre scorso l’Amministrazione locale aveva inviato una lettera di avviso, in cui ordinava la fine delle attività di culto, perché l’edificio sarebbe stato chiuso a breve termine.

I fedeli hanno reagito con un misto di costernazione e disappunto, bollando come “insensata” la scelta delle Autorità.

Di recente la comunità Cristiana Gkss, Chiesa Cristiana Protestante delle Sulawesi del sud, si era rivolta in via ufficiale ai Vertici dell’Amministrazione di Pangkep, chiedendo l’autorizzazione per procedere ai lavori di ristrutturazione del tetto della chiesa.

Dietro la demolizione, vi sarebbe la mancanza del permesso di costruzione, il famigerato Imb, Izin Mendirikan Bangunan, un documento necessario in Indonesia per costruire un edificio.

La faccenda si complica quando si tratta di un luogo di culto Cristiano – Cattolico o Protestante – perché serve anche il consenso esplicito della popolazione residente Musulmana, che vive nell’area in cui sorge il luogo di culto.

E spesso, oggi come in passato, il documento legale si è rivelato un pretesto per bloccare progetti o abbattere edifici preesistenti.

Zakaria Ngelow, Professore di Storia e Membro del Sinodo delle Chiese Protestanti, Pgi, giudica la demolizione come un atto di “barbarie”, anche perché era il solo luogo di culto Cristiano nel distretto di Pangkep.

La comunità locale ha cercato in tutti i modi di ottemperare ai dispositivi di legge, aggiunge lo Studioso, ma “sinora gli sforzi non hanno registrato progressi significativi, a causa dell’opposizione mostrata dai locali”.

La comunità Protestante è presente sul territorio dai primi anni ‘60.

Nel 1985 viene creato un primo luogo di culto semi-permanente all’interno di una scuola; nel 1989 esso diventa una casa di preghiera vera e propria, grazie a un’autorizzazione “verbale” del Capo Distrettuale di Pangkep.

Nel 2011 emergono le prime controversie, che divampano in tutta la loro portata nel mese di agosto: il Forum Islamico lancia una massiccia campagna di protesta, accusando la Gkss di aver trasformato il centro in una chiesa a tutti gli effetti, violando le norme di legge.

Il Gruppo Estremista ha usato come pretesto per l’attacco, la richiesta avanzata dai Cristiani di ristrutturare l’edificio sistemando anche il tetto.

Per gli Islamisti – fra i quali vi sono anche Rappresentanti del Fronte di Difesa Islamico, Fpi, – vi sarebbe stato un cambio di utilizzo e l’edificazione di un vero e proprio luogo di culto, per il quale è necessario l’Imb e il consenso scritto dei Musulmani.

Di contro, per il Gkss l’autorizzazione non era necessaria, perché non si trattava – in questo caso – della costruzione di un nuovo edificio, ma di una semplice sistemazione del tetto.

I lavori hanno preso il via a fine novembre e, da progetto, prevedevano l’innalzamento di 5 metri della copertura; tuttavia, in poco tempo è arrivato l’ordine di chiusura delle Autorità che, si è concretizzato nell’abbattimento dell’edificio.

In una nota ufficiale Woro Wahyuningtyas, Leader di Christian Ngos Network Indonesia, condanna la demolizione imposta dalle Autorità, che hanno mostrato “tolleranza zero” verso la Minoranza Religiosa locale.

Tutti gli sforzi profusi dai Vertici di Gkss per essere in regola, aggiunge, sono risultati vani e non sono nemmeno stati presi in considerazione dalle Autorità di Pangkep.

La vicenda, conclude, è una ulteriore dimostrazione della violenza e degli abusi compiuti verso i Gruppi Religiosi, un dato in continua crescita “senza alcun intervento da parte del Presidente Susilo Bambang Yudhoyono e dei Vertici di Governo”.

L’Indonesia è la nazione Musulmana più popolosa al mondo, l’86% professa l’Islam, e, pur garantendo fra i principi costituzionali le libertà personali di base, fra cui il culto, diventa sempre più teatro di violenze e abusi contro le Minoranze.

I Cristiani sono il 5,7% della popolazione, i Cattolici poco più del 3%, l’1,8% è Indù e il 3,4% professa un’altra religione.

Nella provincia di Aceh – unica nell’Arcipelago – vige la legge Islamica e in molte altre aree si fa sempre più radicale ed estrema l’influenza della religione Musulmana nella vita dei cittadini.


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