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In Italia troppe tonache straniere

Edizione del: 22 gennaio 2014

In Italia 1 sacerdote su 3 è straniero, un dato significativo che inizia a “preoccupare” i Vescovi italiani, come “denuncia” alcuni passaggi-chiave di una circolare del Segretario Generale della Cei giunta sul tavolo di tutte le diocesi.

Inculturazione sacerdotale, quindi, in Italia,  un termine che però molti parrocchiani ”traducono”,  a volte semplificando, in mancanza di dialogo, incomprensione, difficoltà nell’instaurare un proficuo percorso di fede.

Può accadere infatti che dai Paesi del Terzo Mondo arrivino preti e Suore che, per problemi di lingua e cultura, abbiano problemi nell’approcciare il vissuto religioso della loro nuova realtà apostolica.

Lì dove a celebrare Messa è un Religioso straniero spesso il flusso dei fedeli risulta in lento ma costante calo; non si tratta ovviamente di razzismo, anche perché, in alcuni casi, i preti extracomunitari vengono profondamente amati dai loro parrocchiani.

Ma può accadere anche il contrario, soprattutto se il trend dei presbiteri globalizzati rischia di divenire quantitativamente sempre più significativo, snaturando vecchi equilibri.

E i dati ufficiali sembrano andare esattamente in questa direzione.

Le cifre fornite dalla Conferenza Episcopale parlano di oltre 3mila presbiteri stranieri attualmente in servizio Pastorale presso le diocesi italiane e posti in carico all’Istituto per il Sostentamento per il Clero.

Altri numeri che possono aiutarci a capire meglio il fenomeno: le diocesi interessate alle convenzioni con sacerdoti stranieri sono circa 160 su un totale di 226, quindi ben più della metà, senza contare che questa statistica non include quelli che sono presenti in Italia unicamente per motivi di studio.

La circolare dei Vescovi ricorda inoltre come il “44% dei Religiosi in servizio nel nostro Paese provenga dall’Africa, il 22% dall’Europa, il 20% dall’America Latina e il 14% dall’Asia-Oceania”.

Le regioni che hanno più del 12% dei preti stranieri sono il Lazio, l’Abruzzo, il Molise, l’Umbria e la Toscana; la quota minore – tra l’1 e il 2% – si trova invece in Lombardia e Veneto, benché anche non manchino i segnali di un’inversione di marcia.

La circolare dello scorso 15 marzo, a firma del vecchio Segretario Generale Cei, Arcivescovo Mariano Crociata, tenta di fare un po’ d’ordine nell’ambiente dei preti “globetrotter”: “La missione Pastorale del sacerdote accolto per una comunità etnica dev’essere definita in modo puntuale, evitando il rischio di un impegno occasionale o limitato a una sorta di fenomeno rinnovato di clerici vagantes, che curino soltanto l’aspetto celebrativo e sacramentale dei connazionali, a scapito di un cammino di evangelizzazione e di Iniziazione Cristiana”.

 


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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