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Il Natale dei Cristiani perseguitati

Edizione del: 25 dicembre 2013

Natale non è solo gioia e speranza, in molti paesi Natale significa barricate, guardie di sicurezza e paura.

Perché nei paesi dove i Cristiani sono perseguitati, soprattutto in Africa e Medio Oriente, il 25 dicembre è un giorno a grande rischio di attentati e ogni chiesa e Celebrazione Eucaristica sono un obiettivo per bande di terroristi, soprattutto Islamici, che hanno come scopo solo quello di seminare il panico tra i Cristiani.

Per voi,che state celebrando il Natale tra la pace e la sicurezza delle vostre case e famiglie, vogliamo offrirvi un giro d’orizzonte in quei paesi dove il Natale potrebbe essere stravolto dalla furia distruttrice dell’uomo.

NIGERIA: Negli ultimi 3 anni, i Miliziani di Boko Haram hanno sempre attaccato i Cristiani a Natale. Gravissimi gli attentati del 2011, quando i terroristi Islamici hanno bombardato 3 chiese. “Tutte le forze speciali saranno dispiegate per garantire la sicurezza – ha spiegato il Portavoce della polizia Frank Mba – Abbiamo intensificato le pattuglie. Faremo particolare attenzione agli spazi pubblici e alle chiese”.

PAKISTAN: Quello del 2013 è stato un Natale ancora più difficile degli altri anni per i Cristiani pakistani. Dopo l’attentato del 22 settembre davanti alla chiesa di Tutti i Santi di Peshawar, che ha causato la morte di 96 persone, e la rivendicazione da parte dei Talebani, che hanno promesso di colpire ancora, i Cristiani sono costretti a fare più attenzione. Il Governo si è attivato per prevenire altri massacri e ha dato dato queste indicazioni a Vescovi e Parrocchie: “Alzate barricate fuori dalle chiese e mantenete l’entrata sempre libera. Inoltre, non fate uscire al termine della Messa tutte le persone insieme ma fate evacuare i fedeli un po’ alla volta”. Mons. Joesph Coutts, Arcivescovo di Karachi, ha affermato che “la sicurezza non basta perché le chiese sono centinaia”.

IRAQ: Lo stillicidio di Cristiani in Iraq è continuo e dura tutto l’anno. Nessuno ha dimenticato l’attentato del 2010 alla Cattedrale Siro-Cattolica di Baghdad, dove un Commando legato ad Al Qaeda ha sterminato 48 fedeli e 2 giovani preti, distruggendo la chiesa. Nel 2012 la Cattedrale è stata ristrutturata e riaperta al culto ma resta la paura e non è un caso se nel 2003 c’erano 1,5 milioni di Cristiani in Iraq e oggi solo 200mila, 300mila al massimo. Per non rischiare attentati, il Vescovo ha  le Messe di mezzanotte del 24 e 31 dicembre. “Non c’è pace e sicurezza, ecco perché abbiamo fatto questa scelta”, ha spiegato il Vescovo Ausiliare del Patriarcato di Babilonia, Mons. Shlemon Warduni.

INDONESIA: Le Autorità hanno allertato 87mila agenti di polizia per proteggere la minoranza Cristiana dalle minacce terroristiche. In ogni chiesa è stato formato un servizio d’ordine per impedire attentati. Il Presidente Yudhoyono ha pubblicamente annunciato che si temono attacchi e i recenti segnali di intolleranza contro le chiese, demolite o chiuse da Bande di Estremisti, e contro i Cristiani gli Ulema a Banda Aceh hanno vietato gli auguri di Natale.

CENTRAFRICA: Qui i Cristiani non hanno mai avuto motivo negli anni scorsi di temere le celebrazioni di Natale ma quest’anno, dopo il colpo di Stato del 24 marzo e le violenze sanguinarie dei Ribelli Islamisti Seleka, la paura c’è.

SIRIA: Abituati diversamente i Cristiani siriani in quanto il Regime di Assad ha sempre rispettato le diverse confessioni e garantito una vera libertà religiosa. Dopo quasi 3 anni di guerra, però, è tutto cambiato. I Terroristi Islamici legati ad Al Qaeda danno dato la caccia ai Cristiani, perché “infedeli”. Le Cattedrali Ortodossa e Siriaca di Aleppo sono prive dei Vescovi, Yazigi e Mar Gregorios, rapiti il 22 marzo scorso. A Maloula non c’è quasi più nessuno e anche le Suore del Monastero di Santa Tecla sono state rapite dagli Islamisti. Le parole dell’Arcivescovo Maronita di Damasco Samir Nassar hanno descritto bene come sarà il Natale quest’anno in Siria: “In Siria a Gesù Bambino non mancano i compagni: migliaia di bambini che hanno perso le loro case vivono sotto tende povere come la stalla di Betlemme. Gesù non è solo nella sua miseria. L’infanzia siriana, abbandonata e segnata dalle scene di violenza, sogna di essere al posto di Gesù, che ha sempre con sé i suoi genitori che lo circondano e lo accarezzano. Alcuni invidiano il Bimbo Divino che ha trovato una stalla per nascere e ripararsi, mentre tra questi bambini disgraziati c’è chi è nato sotto le bombe o lungo il cammino della fuga”.

Anche i Cristiani di IRAN, CINA, EGITTO,TERRA SANTA rischiano di vivere un Natale di sangue e terrore, ma le parole rivolte dal Patriarca dei Caldei Sako agli iracheni lanciano una speranza: “Nel mezzo delle avversità e delle situazioni più dure e cupe, che viviamo e sperimentiamo in via quotidiana in Iraq, Siria, Libano e nel Medio oriente, la festa del Natale giunge per ridestare in noi la fiamma della speranza. Il Natale è fonte di forza e fiducia per ricostruire ciò che è andato distrutto negli anni di carestia; per ripristinare ciò che si è deformato; per riunire quanti sono stati separati, per riportare indietro quanti sono emigrati. Possa il Natale portarci in dono la pace e la stabilità. E una benedizione divina per noi e i nostri cari, che duri per tutto l’anno”.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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