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Il fiorentino che comandava in Vaticano

Edizione del: 5 gennaio 2014

Il Marchese Giulio Sacchetti per oltre trent’anni è stato l’unico laico patrizio fiorentino al vertice dell’Amministrazione della Città del Vaticano.

La sua casata si trova citata nel XVI canto del Paradiso di Dante Alighieri: “O poca nostra nobiltà di sangue / se glorïar di te la gente fai / qua giù dove l’affetto nostro langue…/ Io vidi li Ughi e vidi i Catellini…Grand’era già la colonna del Vaio, Sacchetti…”. 

La famiglia Sacchetti, fiorentina, di Parte Guelfa, si trasferì presto a Roma dove, vicini al Soglio Pontificio, acquisirono il più grande palazzo di via Giulia, progettato dal Sangallo, facendone la propria dimora. 

Il più illustre rappresentante di questa nobile famiglia patrizia rimane il Cardinale Giulio Sacchetti (1587-1663), che nel Seicento, per colpa dei giochi della politica internazionale di Spagna e Francia mancò, per ben due volte, l’ascesa al soglio pontificio, dopo la morte di Urbano VIII e di Innocenzo X. 

I romani per cercare di farlo eleggere Papa pensarono ad un curioso strattagemma elettorale, lanciando verso i Cardinali che si riunivano in Conclave nel 1644 dei biglietti con su scritto: “Non fate Papa Sacchetti, se no Roma sarà a pezzetti”.

La Spagna, ostile alla politica di Urbano VIII, non voleva per pontefice un amico del Barberini e soprattutto un filo-francese.

Il Cardinale Sacchetti, legato alla famiglia Barberini e ad una amicizia personale con il Primo Ministro di Francia il Cardinale Mazzarino, che in gioventù fu segretario di Casa Sacchetti, vide così sfumare nei Conclavi del 1644 e del 1655 l’elezione a pontefice.

Fu Papa Paolo VI, quando abolendo le cariche istituzionali e di cerimoniale ricoperte dalla storica Corte Aristocratica quando negli anni 70, dopo il Concilio Vaticano II, riformò la Curia Romana, che chiese al Marchese Giluio Sacchetti di rimanere, unico laico, ai vertici della dirigenza amministrativa dello Stato Vaticano. 

A lui, al Palazzo del Governatorato, dietro la Basilica Vaticana, spettava il controllo sulla Guardia Svizzera, la Gendarmeria, l’emissione delle monete e dei francobolli, la gestione del personale, la conservazione degli immobili interni ed esterni alle mura, la gestione dell’Annona e di tutto ciò che serviva alla Città del Vaticano, come ad esempio i contratti per il restauro della Cappella Sistina, la trasformazione di Santa Marta come struttura ricettiva per i cardinali durante il Conclave.

Praticamente aveva tutto il Vaticano nelle sue mani.

In virtù di questo suo ruolo il Marchese accoglieva, assieme agli altri officiali del Palazzo Apostolico, anche i Capi di Stato, di Governo, e gli Ambasciatori stranieri che si recano in visita ufficiale dal Santo Padre. 

Durante la parte privata della visita, ovvero il colloquio tra il Papa e l’illustre visitatore, il Marchese Sacchetti rimaneva ad intrattenere le consorti e gli accompagnatori degli augusti ospiti, stringendo cosi importanti amicizie in tutto il mondo.

Recentemente aveva scritto un libro, “Segreti Romani”, con curiosi aneddoti rintracciati negli archivi di Palazzo Sacchetti a Roma che custodiscono preziosi diari e rari documenti dal 1600 ai giorni nostri.

E’ stato anche Presidente del Circolo di San Pietro.

Si è spento il 23 marzo 2010 a Roma e i funerali si sono svolti il 25 marzo, giorno del capodanno fiorentino, festa dell’Annunciazione, nella Chiesa romana di San Giovanni dei Fiorentini.

Franco Mariani


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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