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Il Convento che ospita i rifugiati

Edizione del: 18 settembre 2013

Un Convento dove in passato abitavano Frati che studiavano Teologia è diventato luogo sicuro per rifugiati e persone disperate, proprio sulla scia dell’appello di Papa Francesco che, in visita al Centro Astalli, ha auspicato che i Conventi inutilizzati siano aperti a chi soffre.

L’esperienza è quella dei Frati Francescani di Fra Domenico Domenici, nel cuore di Trastevere, a Roma.

“La struttura -racconta il Frate  - un tempo era abitata soltanto dai Frati che venivano a Roma per studiare la Teologia. Poi, nel tempo, la frequentazione è diminuita e si sono creati spazi vuoti all’interno del Convento”.

Da qui l’idea di aprire le porte ai profughi, proprio sulla scia di quanto auspica Bergoglio.

“Molti dei nostri ospiti – racconta Fra Domenico – sono immigrati, ma ci sono anche persone che hanno perso il lavoro e separati. La maggior parte sono profughi di Lampedusa ed ora si è aggiunta l’emergenza dalla Siria”.

Fra Domenico Domenici riflette sull’appello del Papa e dice: “l’integrazione è un diritto. Che cosa attendiamo per renderla tale?”.

Parlando con il Frate che ospita in Convento i profughi si comprende che il “freno” ad iniziative simili non è determinato tanto da problemi di ordine materiale.

“Aprire le porte a chi soffre – dice Fra Domenici – è un impegno di vita. Non si tratta soltanto di dare un tetto ai disperati. Significa mettere in discussione tutta la vita, modificandola. Per non parlare poi dei problemi di convivenza”.

Nel Convento di Trastevere, ad oggi, insieme ai 6 Frati Francescani vivono una quindicina di immigrati: “alcuni sono profughi che arrivano da Lampedusa. Altri arrivano dall’Afghanistan. Poi ci sono ex detenuti e detenuti in messa in prova”.

Tutti uomini ma, come ricorda il Francescano, ci sono anche tante donne sulla strada con bambini.

“Dovrebbero essere accolte dalle Suore – osserva Fra Domenici – ma nei Conventi spesso l’età delle Religiose è avanzata e diventa difficile per chi è avanti negli anni occuparsi di situazioni disperate. Sarebbe da modificare tutto il nostro modo di pensare a livello sociale”.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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