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I misteri dell’agguato al Card. Betori

Edizione del: 14 novembre 2013

Nonostante la condanna a 12 anni e 6 mesi inflitta ieri sera alle ore 18,16 dai Giudici di Firenze ad Elso Baschini, 75 anni, riconosciuto come l’aggressore dell’agguato all’Arcivescovo di Firenze Mons. Giuseppe Betori e al ferimento, grave, del segretario, don Paolo Brogi, l’agguato rimane ancora un mistero a due anni dalla sera di quel 4 novembre 2011.

Una data particolare per Firenze, il 4 novembre, giorno in cui nel 1966, fu colpita dalla più tragica alluvione della sua storia, e ora, dal 2011, per l’aggressione al suo Arcivescovo.

E come per l’alluvione ci sono ancora tante domande-misteri rimasti, anche dopo 47 anni, senza risposta, così ce ne sono anche per questo incredibile agguato, a distanza di due anni.

Quali sono?

1)    Dov’è finita l’arma del delitto, che non è mai stata trovata?

2)    Qual è il movente che avrebbe spinto Baschini, non riconosciuto in aula dall’Arcivescovo Betori e da don Brogi, ad operare l’aggressione armata?

3)    Perché la Procura all’epoca mise, e per diversi mesi, sotto intercettazione le utenze telefoniche dell’Arcivescovo Betori, del Vescovo Ausiliare Maniago e di alcuni collaboratori della Curia?

4)    Come mai, nonostante la legge lo preveda, non si sono concessi gli arresti domiciliari a Baschini, che per l’età non sarebbe dovuto stare in carcere, dove invece ha trascorso ben due anni dall’arresto alla sentenza di primo grado?

5)    Perché un avvocato del foro fiorentino, presentatasi spontaneamente come testimone, avrebbe, secondo l’accusa, rilasciato falsa testimonianza rischiando, cosa probabile, di finire sotto processo per tale reato?

6)    Perché i giudici hanno condannato a più anni, 12 e 6 mesim rispetto a quegli richiesti dal PM, “solo” 9, il Baschini?

Queste sono solo le principali domande, ma tante ancora ce ne sarebbero.

Certo il Baschini non è sicuramente uno stinco di santo, l’ha detto lui stesso ieri, ha trascorso in carcere ben 55 anni dei suoi 75 di vita.

Ha vissuto in orfanatrofio, i reati precedentemente commessi ne fanno un uomo sicuramente violento, non certo un angioletto, eppure gravi indizi che fosse lui l’autore dell’agguato e del ferimento di don Brogi, secondo la difesa, non ci sarebbero.

Non è compito di un giornalista trasformarsi in avvocato e tanto meno in giudice, però e compito proprio del giornalista quello di segnalare certe anomalie.

Quando ci fu l’agguato io stesso, in esclusiva, pubblicai sul quotidiano fiorentino Il Nuovo Corriere di Firenze, per cui lavoravo, la notizia del ritrovamento, la sera stessa dell’agguato, da parte delle Forze dell’Ordine che si misero alla ricerca dell’aggressore, di un giubbotto simile a quello della persona ricercata.

Il giorno della pubblicazione di tale notizia gli investigatori inveirono per tale notizia, dicendo informalmente ai colleghi che di solito seguono la “nera”, che lo scoop era falso.

Eppure la fonte è, ed era, attendibile.

Così come una smentita ufficiale da parte degli stessi investigatori, come da parte degli inquirenti non c’è mai stata.

Come mai?

Qualcosa vorrà dire anche questo fatto.

Come vedete i misteri in merito all’agguato all’Arcivescovo di Firenze sono ancora tanti.

Intanto il Cardinale Betori rimane ancora, a distanza di due anni, sempre sotto scorta nonostante che l’aggressore sia stato arrestato dopo poco.

Franco Mariani


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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