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I Magi e la loro stella

Edizione del: 6 dicembre 2012

Due, tre, otto o dodici?

Apostoli o segni zodiacali?

Preti o maghi, Re o sacerdoti, mercanti o legati?

I Magi hanno ispirato narratori e artisti di secoli e paesi diversi, suscitato imbarazzo e curiosità, ambiguità e devozione.

Antonio Panaino, Professore Ordinario di Filologia, Religioni e Storia dell’Iran presso l’Università di Bologna, nel libro “I Magi e la loro stella”, Edizioni San Paolo, ci conduce in un viaggio attraverso l’ambiente religioso e politico in cui la figura dei Magi è nata e delinea i motivi simbolici e teologici che ne hanno determinato la fortuna tanto in Oriente quanto in Occidente.

Da anni Panaino insegue il cammino dei Magi e i temi connessi a queste figure.

La loro storia è stata e rimane gravida di problemi e di aspetti intricati e sfuggenti.

“Il mio studio -spiega l’autore – propone un percorso all’insegna dell’attenzione ai temi della multiculturalità e dell’attenzione al significato storico-simbolico della loro presenza nel Vangelo secondo Matteo. L’originalità di questo studio si trova soprattutto nell’attenzione, che viene dalle mie specifiche competenze di orientalista e di specialista dell’Iran pre-Islamico, al dialogo tra cultura Giudaico-Cristiana e mondo iranico”.

“Tra gli aspetti meno sviscerati in altri studi – aggiunge lo Storico e Orientalista – risulterà certamente interessante quello sincronico, ossia la lettura dell’immagine dei Magi alla luce dei rapporti storici tra mondo Cristiano del I secolo dopo Cristo e mondo Partico. Abituati a vedere nei popoli dell’Iran un nemico di Israele, il lettore si stupirà a scoprire invece un Iran che sin da Ciro favorisce la ricostruzione del Tempio di Israele e che viene chiamato l’Unto del Signore, ovvero il Messia”.

“I Magi che ungono il Cristo – fa notare Panaino – rappresentano così il trasferimento di una regalità terrena a quello della sfera Divina; dal sovrano mondano a quello universale. Inoltre essi veicolano l’immagine dell’universalismo Cristiano, aperto a tutti coloro che sono in attesa di salvezza e che la cercano. Inevitabile in questo contesto pensare alle dottrine Zoroastriane relative alla nascita del Salvatore venturo del mondo, che -nato da una vergine- resusciterà i morti e darà vita allo scontro finale con il male”.

“Certamente – aggiunge – l’Evangelista deve aver lasciato cogliere tale spunto alla sensibilità dei suoi contemporanei che ben conoscevano la cultura e la religione dell’Iran, ma anche la potenziale forza liberatrice dei Parti, che avrebbero finalmente potuto allontanare i Romani. I lettori si divertiranno inoltre a riscoprire che i Magi spesso non sono tre, e certamente non lo sono in Matteo, ma che il loro numero e la loro simbolica ha una storia molto complessa ed affascinante che spazia tra Oriente ed Occidente”.

“Anche la stella, simbolo pieno di misteri – conclude l’Orientalista – indica più che la forza del sapere astrologico o astronomico, la potenza della grazia Divina, ispiratrice dei Magi, che la riconoscono nel cielo innanzitutto perché mossi dall’intimo desiderio di trovare la verità”.


Autore: 

Carmen Ierardi, 34 anni, laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Pisa, ha studiato Teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Beato Niccolò Stenone” di Pisa.

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