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GR: Vescovo preoccupato per profanazione tomba

Edizione del: 12 marzo 2014

CimiteroIl Vescovo di Grosseto, Mons. Rodolfo Cetoloni, attualmente in pellegrinaggio in Terra Santa,  informato del nuovo triste episodio di profanazione di una tomba in diocesi, stavolta a Scarlino, ha manifestato forte preoccupazione, unitamente al desiderio di far giungere ai familiari la vicinanza e la preghiera sua personale e di tutta la Chiesa.

Questa la nota diffusa dal Vicario Generale: “A distanza di neppure un mese dalla tristissima notizia della profanazione di una tomba al cimitero cittadino di Sterpeto, la nostra coscienza è nuovamente turbata dall’apprendere che un episodio analogo si è verificato anche al cimitero di Scarlino”.

“Il ripetersi di fatti tanto gravi, quanto dolorosi ci sgomenta e deve far preoccupare tutti coloro che hanno a cuore il senso del vivere sociale, dell’affettività, del rispetto e del culto per i defunti, del denominatore comune di valori a cui facciamo riferimento per una convivenza tra persone che umanizzi e non abbrutisca il nostro cuore”.

“La Chiesa di Grosseto esprime vicinanza alla famiglia vittima dell’orribile gesto della profanazione della tomba e dell’assurdità di un oltraggio su cui non possiamo passar sopra riducendone la portata a semplice atto vandalico senza conseguenze sul piano umano e sociale”.

“La diocesi si unisce alla riprovazione generale e ripropone a tutti, con umiltà, ma anche con decisione, una riflessione sul senso del corpo e sul valore che dobbiamo dare ai resti mortali di chi ci ha preceduti nel cammino della vita: il corpo è il dono nel quale Dio infonde il suo ‘alito di vita’, è nel corpo che ogni creatura custodisce l’impronta indelebile del Creatore e non c’è nulla che possa giustificare un atto di profanazione, che offende la memoria, gli affetti, la sensibilità e deforma quell’impronta Divina”.

“Se rinunciamo alla riflessione collettiva dinanzi ad episodi tanto tristi e gravi, rinunciamo anche a valorizzare la dignità che si cela dietro quei gesti di pietà verso ogni defunto, che si radicano nella convinzione profonda che ogni persona è un dono indisponibile, verso cui c’è sempre e solo da coltivare il rispetto anche dopo la morte. Guai ad abituarsi a fatti di questo tipo; guai a non provare smarrimento e sofferenza; guai a lasciarci vincere dall’abitudine al male: ne va della nostra capacità di umanizzare tutto ciò che dentro e intorno a noi pulsa di vita. Anche dopo la morte”.


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