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GMG,Papa: “Perdendo le donne Chiesa rischia sterilità”

Edizione del: 27 luglio 2013

Papa Bergoglio  incontrando i Cardinali e i Vescovi del Brasile assieme al seguito papale nel grande refettorio del centro studi di Sumareè a Rio de Janeiro, stila un vero e proprio programma della Chiesa.

Frase choc del Papa nel suo discorso di saluto: “Perdendo le donne la Chiesa rischia la sterilità”.

 Nel grande refettorio il Papa, ricorda che la “famiglia rimane cellula essenziale per la società e per la Chiesa; i giovani sono il volto futuro della Chiesa; le donne, che hanno un ruolo fondamentale nel trasmettere la fede. Non riduciamo l’impegno delle donne nella Chiesa, bensì promuoviamo il loro ruolo attivo nella comunità ecclesiale. Perdendo le donne la Chiesa rischia la sterilitaà”.

“Serve una Chiesa capace ancora di ridare cittadinanza a tanti dei suoi figli che camminano come in un esodo”.

Il Papa denuncia i danni provocati dalla globalizzazione implacabile e dalla urbanizzazione selvaggia.

“La globalizzazione implacabile, l’urbanizzazione spesso selvaggia, hanno promesso molto. Tanti sono innamorati dalla potenzialità della globalizzazione e in essa c’è qualcosa di veramente positivo. Ma a tanti sfugge il lato oscuro: lo smarrimento del senso della vita, la disintegrazione personale, la perdita dell’esperienza di appartenenza a un qualsivoglia nido, la violenza sottile ma implacabile, la rottura interiore e la frattura nelle famiglie, la solitudine e l’abbandono, le divisioni e l’incapacità di amare, di perdonare, di comprendere, il veleno interiore che rende la vita un inferno, il bisogno della tenerezza perché ci si sente così inadeguati e infelici, i tentativi falliti di trovare risposte nella droga, nell’alcool, nel sesso diventati ulteriori prigioni”.

Aparecida è la chiave di lettura per la missione della Chiesa.

“Siamo riuniti un pò in disparte per rimanere da soli e poter parlare da cuore a cuore, come Pastori ai quali Dio ha affidato il suo Gregge - sottolinea il Pontefice - nelle strade di Rio, giovani di tutto il mondo e tante altre moltitudini ci aspettano, bisognosi di essere raggiunti dello sguardo misericordioso di Cristo Buon Pastore, che siamo chiamati a rendere presente. Godiamo, quindi, di questo momento di riposo, di condivisione, di vera fraternità”.

“In Aparecida, – sottolinea Bergoglio – Dio ha offerto al Brasile la sua propria Madre. Ma, in Aparecida, Dio ha dato anche una lezione su se stesso, circa il suo modo di essere e di agire. Una lezione sull’umiltà che appartiene a Dio come tratto essenziale, è nel Dna di Dio. C’è qualcosa di perenne da imparare su Dio e sulla Chiesa in Aparecida; un insegnamento che nè la Chiesa in Brasile, né il Brasile stesso devono dimenticare. All’inizio dell’evento di Aparecida c’è la ricerca dei poveri pescatori. Tanta fame e poche risorse. La gente ha sempre bisogno di pane. Gli uomini partono sempre dei loro bisogni, anche oggi”.

“La gente ha sempre bisogno di pane. Gli uomini partono sempre dei loro bisogni, anche oggi”.

 ”Senza la misericordia – ha aggiunto – c’à poco da fare oggi per inserirsi in un mondo di feriti, che hanno bisogno di comprensione, di perdono, di amore”.

C’è bisogno di Vescovi, sacerdoti, religiosi, laici capaci di “riscaldare il cuore della gente e di toccare la disintegrazione altrui”.

“Se non formeremo ministri capaci di riscaldare il cuore alla gente, di camminare nella notte con loro, di dialogare con le loro illusioni e delusioni, di ricomporre le loro disintegrazioni, che cosa potremo sperare per il cammino presente e futuro? Non è vero che Dio sia oscurato in loro. Impariamo a guardare più in profondità”.

Da qui la necesità di “promuovere e curare una formazione qualificata che crei persone capaci di scendere nella notte senza essere invase dal buio e perdersi; di ascoltare l’illusione di tanti, senza lasciarsi sedurre; di accogliere le delusioni, senza disperarsi e precipitare nell’amarezza; di toccare la disintegrazione altrui, senza lasciarsi sciogliere e scomporsi nella propria identità. Serve una solidita’ umana, culturale, affettiva, spirituale, dottrinale”.

L’appello del Papa al “coraggio di una revisione profonda delle strutture di formazione e di preparazione del clero e del laicato della Chiesa . Non è sufficiente una vaga priorita della formazione, nè di documenti o di convegni. Serve la saggezza pratica di mettere in piedi strutture durevoli di preparazione in ambito locale, regionale, nazionale e che siano il vero cuore per l’episcopato, senza risparmiare forze, attenzione e accompagnamento”.

La situazione attuale, dice il Papa, “esige una formazione qualificata a tutti i livelli. I vescovi non possono delegare tale compito. Voi non potete delegare tale compito, ma assumerlo come qualcosa di fondamentale per il cammino delle vostre chiese”.

Papa Bergoglio cita poi l’Amazzonia come “cartina di tornasole, banco di prova per la Chiesa e la società brasiliane. La Chiesa è in Amazzonia non come chi ha le valigie in mano per partire dopo aver sfruttato tutto ciò che ha potuto. La Chiesa è presente in Amazzonia sin dall’inizio con missionari, congregazioni religiose, e tuttora è presente e determinante per il futuro dell’area. Penso all’accoglienza che la Chiesa in Amazzonia offre anche oggi agli immigrati haitiani dopo il terribile terremoto, che ha sconvolto il loro Paese”.

“Non si va in Amazzonia per andarsene dopo averla sfruttata. L’Amazzonia è ‘cartina di tornasole per la Chiesa e la società brasiliane e tutto il creato non puo’ essere sfruttato selvaggiamente”, ha concluso Papa Francesco.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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