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GMG,Papa: fede è rivoluzionaria

Edizione del: 26 luglio 2013

“Ai carioca si sa non piace né la pioggia, né il freddo, ma si vede che non temono né la pioggia né il freddo”.

Il Papa improvvisa queste poche frasi davanti a un milione di ragazzi inzuppati di pioggia e infreddoliti, e si conquista l’applauso e l’affetto.

E’ cominciata così la festa di accoglienza della prima Gmg di Papa Francesco, sul litorale di Copacabana, che è andata avanti per due ore, tra saluto e poi discorso del Papa, coreografie e canti, letture del Vangelo.

Lungo il percorso nella Avenida Atlantica di Copacabana il Papa ha per un attimo preso in mano un “mate”, tipica bevanda argentina, che gli è stato avvicinato nella jeep, facendo il gesto di bere dalla cannuccia.

Ai lati della Atlantica ci sono bandiere di diversi Paesi, tra le quali brasiliane, argentine, italiane, tedesche e di diversi paesi latinoamericani.

Costantemente da una parte all’altra della jeep, che avanza lentamente, Papa Francesco ha baciato diversi neonati e bambini.

Con uno di loro ha scambiato qualche parola, prima di arrivare al palco per l’accoglienza da parte dei ragazzi della Gmg.

Ad un certo punto si è scambiato lo zucchetto bianco con uno che gli è stato porto da un giovane, come ha fatto già altre volte in Piazza San Pietro in occasione delle Udienze Generali.

Un secondo, caldo applauso Francesco lo chiesto per il Predecessore.

“Prima di venire in Brasile – ha raccontato ai ragazzi – ho incontrato Papa Benedetto e gli ho chiesto di accompagnarci con la preghiera nella Gmg; lui mi ha detto che lo avrebbe fatto e che avrebbe seguito alla tv, quindi ora lui ci sta guardando, facciamogli un grande applauso”.

Non solo applausi, anche raccoglimento, quando il Papa ha chiesto un minuto di silenzio in ricordo della ragazza morta in un incidente d’auto nella Guyana francese, nei giorni precedenti l’inaugurazione della Giornata, proprio mentre si dirigeva a Rio.

Raccogliendo da Papa Ratzinger il testimone del dialogo con i giovani, Papa Bergoglio si è chiesto: “Bota fe”, la Croce della Gmg ha gridato queste parole lungo tutto il suo Pellegrinaggio attraverso il Brasile, “metti fede: che cosa significa?”.

“Se ‘metti fede’ – ha assicurato – la tua vita avrà un sapore nuovo, avrà una bussola che indica la direzione”.

Ha poi invitato a mettere “speranza”, “amore”, e a “mettere Cristo”.

Il Papa ha quindi denunciato la tentazione di mettere al centro della propria vita o se stessi, o il “denaro, il potere, il possedere”.

Anche se queste cose inizialmente “possono dare un momento di ebbrezza, l’illusione di essere felici”, ha detto, “alla fine sono essi che ci possiedono e ci spingono ad avere sempre di più, a non essere mai sazi”.

“La fede – ha spiegato – compie nella nostra vita una rivoluzione che potremmo chiamare copernicana perché ci toglie dal centro e lo ridona a Dio; la fede ci immerge nel suo amore che ci dà sicurezza, forza, speranza. All’apparenza nulla cambia, ma nel più profondo di noi stessi tutto cambia. Nel nostro cuore – ha proseguito il Pontefice – dimora la pace, la dolcezza, la tenerezza, il coraggio, la serenità e la gioia, che sono i frutti dello Spirito Santo, e la nostra esistenza si trasforma, il nostro modo di pensare e di agire si rinnova, diventa il modo di pensare e agire di Gesù, di Dio”.

“La fede è rivoluzionaria, il Cristianesimo è rivoluzionario”, ha ripetuto Papa Francesco al  milione di ragazzi di tutto il mondo che gremivano la spiaggia di Copacabana, dopo la decisione degli organizzatori di rinunciare all’area di Guaratiba allagata dalla pioggia caduta a catinelle negli ultimi giorni.

Le avversità meteo non hanno però spaventato i giovani che hanno accolto Francesco con uno straordinario calore latino.

E’, durato oltre mezz’ora il giro in jeep tra i settori gremiti, riservando però l’applauso più lungo a Benedetto XVI.

“All’apparenza – ha sottolineato il Pontefice – non cambia nulla, ma nel più profondo di noi stessi tutto cambia”.

“Nel nostro cuore – infatti – dimora la pace, la dolcezza, la tenerezza, il coraggio, la serenità e la gioia, che sono i frutti dello Spirito Santo e la nostra esistenza si trasforma, il nostro modo di pensare e di agire si rinnova, diventa il modo di pensare e di agire di Gesù, di Dio”.

“Nell’Anno della Fede – ha poi concluso Francesco – questa Giornata Mondiale della Gioventù è proprio un dono che ci viene offerto per avvicinarsi ancora di più al Signore, per essere suoi discepoli e suoi missionari, per lasciare che Lui rinnovi la nostra vita”.

“Siamo tentati di metterci al centro, di credere che siamo solo noi a costruire la nostra vita o che essa sia resa felice dal possedere, dai soldi, dal potere. Ma non è così: l’avere, il denaro, il potere possono dare un momento di ebbrezza, l’illusione di essere felici, ma alla fine sono essi che ci possiedono e ci spingono ad avere sempre di più, a non essere mai sazi”.

Papa Francesco ha riassunto così il senso di molti suoi interventi in queste prime giornate brasiliane.

Concluso il suo intervento Papa Francesco è stato brevemente salutato da giovani rappresentanti delle diverse regioni del Brasile.

L’omaggio è proseguito che una serie di coreografie e musiche tipiche della religiosità nelle diverse aree del paese.

Uno spazio importante è stato poi dedicato anche alla Madonna di Aparecida, che il Papa ha visitato  mercoledì.

Salutato dal Papa, il coreografo Carlinhos de Jesus ha mostrato a tutti un’immagine della “Nossa Senhora Aparecia”.

Tra gli artisti presenti la cantante Fafà de Belem, che aveva già cantato durante le visite in Brasile di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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