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GMG: sfide America Latina

Edizione del: 22 luglio 2013

La Presidente del Brasile Dilma Roussef ha invitato tutti i Presidenti latinoamericani a partecipare agli appuntamenti con il Papa in occasione della Gmg.

Non si sa quanti accetteranno, e comunque molti di loro hanno già incontrato il Papa, ma l’iniziativa ben simboleggia l’interesse che il primo viaggio internazionale di Papa Bergoglio rappresenta per l’America Latina.

E per il mondo, visto il posto del subcontinente sudamericano sullo scenario mondiale.

Papa Francesco farà rotta oggi, lunedì, per Rio, un appuntamento che ha ereditato da Benedetto XVI, che fa sì che il primo viaggio internazionale del primo Papa latinoamericano della storia si svolga nel Paese latinoamericano dove i Cattolici sono ancora molto presenti.

Il Pontefice ha arricchito l’agenda messa a punto per Ratzinger con alcuni appuntamenti significativi: l’atto di devozione alla Madonna di Aparecida, le visita a una Favela e a un ospedale specializzato nella cura di tossicodipendenti, e l’incontro con il Comitato del Celam, cioè degli Episcopati Latinoamericani.

In questi appuntamenti, oltre che nello stile personale che imprimerà a tutti gli incontri, compreso quello con i giornalisti in volo, si cercherà la cifra bergogliana sia rispetto alle Gmg, cioè al rapporto con i giovani, che rispetto all’America Latina.

Il Papa poi è sereno rispetto alle manifestazioni sociali che da alcune settimane agitano il Brasile: “andiamo con totale serenità, – ha spiegato il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede Padre Federico Lombardi – sapendo che queste manifestazioni non hanno niente di specifico contro il Papa o la Chiesa e avendo totale fiducia nelle capacità delle Autorità brasiliane di gestire la situazione”.

Prima di essere eletto l’allora Arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio ha cercato di attuare nella sua diocesi una Pastorale urbana sul modello della missione tracciato dai Vescovi latinoamericani ad Aparecida, nel 2007.

Il Cardinale Bergoglio si è posto cioè con l’atteggiamento di chi crede che la Chiesa debba uscire dalle Canoniche, anche rispetto a una serie di problematiche tipiche delle grandi città latinoamericane, come l’educazione delle classi più povere o l’atteggiamento da tenere contro la violenza che minaccia tutte le classi sociali, e contro la corruzione, particolarmente devastante quando pervade le elite politiche e istituzionali.

La sensibilità Pastorale dell’Arcivescovo Bergoglio lo ha portato a chinarsi sulle grandi povertà e i grandi dolori latinoamericani; le tappe alla Favela di Varginha, giovedì, e il giorno prima all’ospedale “Sao Francisco de Assis na Providencia de Deus” confermeranno, da Papa, il suo impegno verso queste forme di emarginazione sociale.

E avranno qualcosa da dire per la Chiesa non solo latinoamericana, ma mondiale.

L’America Latina che accoglierà il primo Papa latinoamericano, almeno dalla metà del Novecento non è più sinonimo di Cattolicesimo, per l’avanzata delle Sette, degli Evangelici e soprattutto di un processo di scristianizzazione collegato agli stili di vita delle società globalizzate.

Da un decennio almeno l’America Latina vive una fase di dinamismo sociale, con le economie nazionali che hanno tassi di crescita superiori a quelle europee e dell’America del nord, e sono state appena sfiorate dalla crisi che nel 2008 ha travolto il mondo occidentale.

La stabilità politica, una vera novità per il Continente, contribuisce a un miracolo latinoamericano.

I dividendi del boom economico non sono per tutti, e la crescita accelerata ha finito per aumentare l’accentramento delle ricchezze nelle mani di pochi.

Gli Episcopati Cattolici latinoamericani si sono da sempre sottratti all’entusiasmo generale per economie che volano dimenticando i poveri, accettando violenza e corruzione.

Con l’atteggiamento di chi è minoranza inoltre, gli Episcopati del Continente guardano alle sfide etiche, dall’aborto ai matrimoni omosessuali, in agenda con sfumature e evoluzioni diverse di tutti i Governi latinoamericani.

L’Arcivescovo Bergoglio era consapevole che in questo campo la battaglia fosse più culturale che giuridica o politica, che si svolgesse nella società e dipendesse dalla capacità della Chiesa Cattolica di trasmettere in mondo convincente i propri valori.

Una sfida che per la Chiesa di Francesco, come è stato per quella di Benedetto XVI, non è solo latinoamericana.


Autore: 

Carmen Ierardi, 34 anni, laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Pisa, ha studiato Teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Beato Niccolò Stenone” di Pisa.

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