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GMG: Papa incontra società Brasile

Edizione del: 27 luglio 2013

A conclusione della mattinata di oggi, sabato, penultima giornata della GMG di Rio,  Papa Francesco ha incontrato nel teatro muncipale di Rio de Janeiro la classe dirigente del Brasile.

Dopo i saluti ufficiali dell’Arcivescovo di Rio e di un giovane di 28 anni ha preso la parola il Pontefice,  chiedendo scusa per non esprimersi nella loro lingua: “Vorrei parlarvi nella vostra bella lingua portoghese, ma per poter esprimere meglio quello che porto nel cuore, preferisco parlare in spagnolo. Vi chiedo la cortesia di scusarmi!”.

“Rendo grazie a Dio per l’opportunità di incontrare una così qualificata rappresentanza dei responsabili politici e diplomatici, culturali e religiosi, accademici e imprenditoriali di questo immenso Brasile”, ha esordito il Papa.

Ha poi confidato: “Quando i leader dei diversi settori mi chiedono un consiglio, la mia risposta è sempre la stessa: dialogo, dialogo, dialogo”.

“L’unico modo di crescere per una persona, una famiglia, una società, l’unico modo per far progredire la vita dei popoli è la cultura dell’incontro, una cultura in cui tutti hanno qualcosa di buono da dare e tutti possono ricevere qualcosa di buono in cambio. L’altro ha sempre qualcosa da darmi, se sappiamo avvicinarci a lui con atteggiamento aperto e disponibile, senza pregiudizi”.

Per Francesco, “solo cosi’ puo’ crescere una buona intesa fra le culture e le religioni, la stima delle une per le altre senza precomprensioni gratuite e nel rispetto per i diritti di ciascuna”.

“Oggi – ha scandito il Pontefice – o si scommette sulla cultura dell’incontro, o tutti perdono; percorrere la strada giusta rende il cammino fecondo e sicuro”.

 Secondo Francesco, “un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: cultura popolare, cultura universitaria, cultura giovanile, cultura artistica e tecnologica, cultura economica e cultura familiare, e cultura dei media”.

“E’ impossibile immaginare un futuro per la società senza un forte contributo di energie morali in una democrazia che non sia mai immune dal rimanere chiusa nella pura logica di rappresentanza degli interessi costituiti”.

“Fondamentale – ha scandito il Papa - è il contributo delle grandi tradizioni religiose, che svolgono un fecondo ruolo di lievito della vita sociale e di animazione della democrazia”.

Riprendendo un concetto molto caro a Benedetto XVI, Francesco ha poi concluso: “favorevole alla pacifica convivenza tra religioni diverse è la laicità dello Stato, che, senza assumere come propria nessuna posizione confessionale, rispetta e valorizza la presenza del fattore religioso nella società, favorendone le sue espressioni concrete”.

“Attenzione: ci può essere il pericolo della disillusione, dell’amarezza, dell’indifferenza, quando le aspirazioni non si avverano. Chi ha un ruolo di guida – ha spiegato il Pontefice – deve avere obiettivi molto concreti e ricercare i mezzi specifici per raggiungerli”.

“La fraternità tra gli uomini e la collaborazione per costruire una società più giusta non sono un’utopia, ma sono il risultato di uno sforzo concertato di tutti in favore del bene comune. La leadership sappia scegliere per il bene comune: il senso etico dei dirigenti è la sfida storica senza precedenti. Chi agisce responsabilmente colloca la propria azione davanti ai diritti degli altri e davanti al giudizio di Dio”.

Il Papa ha ricordato che chi ha un “ruolo di guida” deve mantenere sempre “viva la speranza” anche se “non si vedono risultati”.

“Siamo responsabili della formazione di nuove generazioni, capaci nell’economia e nella politica, e ferme sui valori etici. Il futuro esige da noi una visione umanista dell’economia e una politica che realizzi sempre piu’ e meglio la partecipazione della gente, eviti gli elitarismi e sradichi la povertà”.

“Che nessuno sia privo del necessario – ammonisce il Papa -  a tutti sia assicurata dignità, fratellanza e solidarietà: questa è la strada da seguire”.

“Chi ha un ruolo di guida – avverte Bergoglio – mi consentite di dire, chi la vita ha unto come guida, deve avere obiettivi molto concreti e ricercare i mezzi specifici per raggiungerli, ma ci può essere il pericolo della disillusione, dell’amarezza, dell’indifferenza, quando le aspirazioni non si avverano. La virtù dinamica della speranza spinge ad andare sempre oltre, a impiegare tutte le energie e le capacità in favore delle persone per cui si opera, accettando i risultati e creando condizioni per scoprire nuovi percorsi, donandosi anche senza vedere risultati, ma mantenendo viva la speranza”.

Simpatico fuori programma quando  un gruppo di indios con costumi tribali accompagnati dal Cardinale Claudio Hummes, Presidente dell’organismo della Chiesa Brasiliana che si occupa di loro, si è avvicinato al Papa, facendo dono del caratteristico copricapo.

Il Papa non ha mandato deluse le loro speranze e prontamente ha indossato il corpicapo indio, poi il Pontefice ha compiuto il gesto di porre lui il copricapo a corona sulla testa di un giovane indios.

Foto con il donatore, mentre il sipario del teatro, dove il Papa ha sostato per tutto l’incontro prontamente si è chiuso.


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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