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GMG: Messa Papa con i mille Vescovi

Edizione del: 27 luglio 2013

La penultima giornata di Papa Francesco alla GMG 2013 di Rio de Janeiro è iniziata con la celebrazione della Santa Messa nella cattedrale locale assieme ad oltre mille vescovi di tutto il mondo.

“Annunciamo il Vangelo ai nostri giovani, perché incontrino Cristo, luce per il cammino, e diventino costruttori di un mondo più fraterno”, ha chiesto il Pontefice nell’omelia ai suoi confratelli nell’episcopato.

”Con coraggio pensiamo alla pastorale partendo dalla periferia, partendo da coloro che sono più lontani, da coloro che di solito non frequentano la parrocchia”.

Ai Vescovi Papa Bergoglio ricorda che si può essere anche “missionari” in patria, senza dover andare molto lontano.

Il Papa ricorda che gli uomini di Chiesa sono “chiamati ad annunciare il Vangelo” ed evoca le parole del mandato di Gesù: “Andate e fate discepoli tutti i popoli”.

“Certo, – riflette il Papa – molti di fronte a questo invito potrebbero sentirsi un pò spaventati, pensando che essere missionari significhi lasciare necessariamente il Paese, la famiglia e gli amici. Ricordo il mio sogno da giovane: andare missionario nel lontano Giappone. Dio, però, mi ha mostrato che la mia terra di missione era molto più vicina: la mia patria. Aiutiamo i giovani a rendersi conto che essere discepoli missionari e’ una conseguenza dell’essere battezzati, è parte essenziale dell’essere cristiani, e che il primo luogo in cui evangelizzare è la propria casa, l’ambiente di studio o di lavoro, la famiglia e gli amici”.

”Non è la creatività pastorale, non sono gli incontri o le pianificazioni che assicurano i frutti, ma l’essere fedeli a Gesù, che ci dice con insistenza: ‘Rimanete in me e io in voi’. Noi – ha aggiunto papa Francesco – sappiamo bene che cosa significa: contemplarlo, adorarlo e abbracciarlo, in particolare attraverso la nostra fedeltà alla vita di preghiera, nel nostro incontro quotidiano con Lui presente nell’Eucaristia e nelle persone più bisognose”.

E’ importante, ha proseguito il Pontefice, ”ravvivare in noi questa realtà, che spesso diamo per scontata in mezzo ai tanti impegni quotidiani: ‘Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi’, ci dice Gesù. E’ riandare alla sorgente della nostra chiamata. All’inizio del nostro cammino vocazionale c’è un’elezione divina. Siamo stati chiamati da Dio e chiamati per rimanere con Gesù, uniti a lui in un modo così profondo da poter dire con san Paolo: ‘Non vivo più io, ma Cristo vive in me’. Questo vivere in Cristo, ha spiegato Francesco, ”in realtà segna tutto ci che siamo e facciamo. E questa ‘vita in Cristo’ è precisamente ciò che garantisce la nostra efficacia apostolica, la fecondità del nostro servizio: ‘Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”’.

”Il ‘rimanere con Cristo – ha aggiunto il Papa – non è isolarsi, ma è un rimanere per andare all’incontro con gli altri”.

Chiedendo ai vescovi di tutto il mondo di ”promuovere una cultura dell’incontro”, il Papa ha osservato che nella ”cultura dell’esclusione e dello scarto”,”non c’è posto é per l’anziano né per il figlio non voluto, non c’è tempo per fermarsi con quel povero sul bordo della strada. A volte – ha aggiunto nella cattedrale di Rio – sembra che per alcuni,i rapporti umani siano regolati da due ‘dogmi’ moderni:efficienza e pragmatismo”.

Il Pontefice ha chiesto quindi di essere ”cultori della cultura della comunione e dell’incontro”.

“Non risparmiamo le nostre forze nella formazione dei giovani! – ammonisce – stanca, stanca molto ma è più gratificante. San Paolo usa una bella espressione, che ha fatto diventare realtà nella sua vita, rivolgendosi ai suoi cristiani: ‘Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi’. Anche noi facciamola diventare realtà nel nostro ministero! Aiutiamo i nostri giovani a riscoprire il coraggio e la gioia della fede, la gioia di essere amati personalmente da Dio, che ha dato suo Figlio Gesù per la nostra salvezza. Educhiamoli alla missione, ad uscire, ad andare. E’ molto difficile ma quando un giovane lo capisce, lo seguirà per tutta la vita. Del resto – ricorda Bergoglio – Gesù ha fatto così con i suoi discepoli: non li ha tenuti attaccati a sé come una chioccia con i suoi pulcini; li ha inviati! Non possiamo restare chiusi nella parrocchia, nelle nostre comunità, quando tante persone sono in attesa del Vangelo! Non è semplicemente aprire la porta per accogliere, ma è uscire dalla porta per cercare e incontrare! Con coraggio pensiamo alla pastorale partendo dalla periferia, partendo da coloro che sono piu’ lontani, da coloro che di solito non frequentano la parrocchia. Anche loro sono invitati alla mensa del Signore”.

”Non vogliamo essere presuntuosi, imponendo ‘le nostre verità”. Ciò che ci guida e’ l’umile e felice certezza di chi e’ stato trovato, raggiunto e trasformato dalla Verità che è Cristo e non può non annunciarla. Essere servitori della comunione e della cultura dell’incontro. Lasciatemi dire, che dovremmo essere quasi ossessivi in questo senso”.

Il Papa, nella sesta giornata di Gmg a Rio de Janeiro, cita madre Teresa di Calcutta come modello cui ispirarsi e ricorda quando diceva che “dobbiamo essere molto orgogliose della nostra vocazione che ci dà l’opportunità di servire Cristo nei poveri”. Da qui la sferzata del papa argentino: “E’ nelle ‘favelas’, nei ‘cantegriles’, nelle ‘villas miseria’, che si deve andare a cercare e servire Cristo. Dobbiamo andare da loro come il sacerdote si reca all’altare, con gioia”.

Quella di oggi è l’assemblea episcopale cattolica più numerosa che si sia mai riunita dopo il Concilio Vaticano II.


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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