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GMG: la Messa finale

Edizione del: 28 luglio 2013

Sono ben 3 milioni i fedeli che affollano la spiaggia e il lungomare di Copacabana per la messa conclusiva della Giornata Mondiale della Gioventù 2013 di Rio.

Lo hanno comunicato gli organizzatori.

Un crescendo: 1,5 al primo incontro, 2 milioni di ragazzi per la veglia di ieri sera, due terzi dei quali brasiliani, e oggi, per l’atto finale, 3 milioni.

Oggi sono arrivati anche i loro genitori e il popolo delle parrocchie di Rio e dintorni.

3 milioni di persone, di più che ai capodanno quando tutta Rio si riversa su Copacabana.

Tra la prima parte della veglia di ieri sera, e la messa di oggi, il Papa insieme ai ragazzi della GMG hanno battuto ogni record. Sulla spiaggia più famosa dell’America Latina non si era mai vista tanta gente.

Stamani presto Copacabana si è svegliata nello stesso modo in cui è andata a dormire ieri notte: un infinito serpentone di sacchi a pelo, zainetti, materassini, tende e teli di ogni tipo coprivano la spiaggia, quasi senza soluzione di continuità.

E infatti, in molti punti della lunga e bellissima “praia” di Rio, la sabbia non si vedeva perchè era appunto del tutto coperta.

In diversi punti del lungomare c’è stata musica fino a tardi.

Alcuni dei giovani, che ieri Jorge Bergoglio ha chiamato “gli atleti di Cristo”, hanno dormito sulla sabbia invadendo anche le traverse che confluiscono sulla grande avenida che percorre il lungomare di Rio.

Di fatto, i ragazzi della Giornata mondiale della Gioventù hanno occupato ogni spazio libero: la spiaggia e tutta la zona, sono diventate per molte ore un campeggio a cielo aperto.

I media di Rio sottolineano che quello di ieri notte e di stamani è il record assoluto di presenze: “Copacabana assiste al maggior pubblico della sua storia”.

Anche alcuni degli abitanti della zona sottolineano che il numero dei fedeli presenti è il doppio delle persone che assistono come da tradizione al capodanno, quando tutta Rio si riversa per festeggiare sulla spiaggia di Copacabana.

Imponente, anche in queste ore come in questi giorni della visita del Papa, le misure di sicurezza.

Per tutta la notte Copacabana è stata sorvegliata dalla polizia locale.

A qualche metro della riva fin dagli ultimi due-tre giorni un paio di fregate non si sono mai mosse dalla zona.

Dopo aver percorso sulla jeep bianca la Avenida Atlantica, il Papa è giunto sul palco di Copacabana per la messa nell’ultimo giorno della sua visita a Rio de Janeiro.

Ad attendere Jorge Bergoglio, tra le altre autorità, la Presidente brasiliana Dilma Rousseff insieme ai colleghi dell’Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, e della Bolivia, Evo Morales.

Papa Francesco ha bevuto un po’ di mate, bevanda argentina a base di tè, che gli hanno portato alcuni connazionali mentre la Jeep entrava nell’area del palco sull’estremità di Copacabana.

Nel percorso anche oggi molti fedeli hanno lanciato magliette, santini e lettere verso la vettura del Pontefice, spesso centrandola.

Lo stesso era successo ieri e gli uomini della sicurezza avevano riempito diversi sacchi con questi regali.

Le lettere saranno conservate e le richieste di preghiera esaudite, come già faceva Papa Wojtyla e continua ancora a fare il Papa Emerito.

Papa Francesco a un certo punto ha fatto fermare la vettura per baciare dei bambini e una ragazza che,  sotto lo sguardo benevole degli uomini della sicurezza, ha chiesto e ottenuto di salire sulla vettura per abbracciare Francesco.

Prima della messa il più grande flashmob mai visto, con 3 milioni di persone che danzavano all’unisono.

Al movimento si sono uniti anche i concelebranti, 1.200 vescovi, oltre a molte migliaia di preti di tutto il mondo, accennandolo con tanto di casule e mitrie indosso.

Per l’offertorio è annunciato un momento importante, voluto da Papa Francesco all’ultimo momento: il Pontefice durante l’offertorio accoglierà una bimba piccolissima anacefala, di cui ha incontrato i genitori ieri mattina dopo la messa in cattedrale, invitandoli a partecipare oggi alla liturgia.

I bimbi nati senza cervello solitamente non sopravvivono, la piccola invece è ancora in vita. I genitori hanno deciso di portare avanti la gravidanza dopo aver appreso che la piccola sarebbe stata anacefala.

Pur potendo scegliere di abortire i genitori della bimba hanno deciso di portare avanti la gravidanza.

La loro scelta ha profondamente colpito Papa Francesco, che ha deciso di accogliere la piccola durante l’offertorio della Messa conclusiva della Gmg, come segno di accoglienza e di offerta a Dio della vita.

All’omelia Papa Francesco ha detto: “Gesù Cristo conta su di voi! La Chiesa conta su di voi! Il Papa conta su di voi! Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, vi accompagni sempre con la sua tenerezza: ‘Andate e fate discepoli tutti i popoli’.

Così Papa Francesco ha esortato i giovani a “edificare un mondo nuovo”.

“Nella prima Lettura – ha detto Francesco – quando Dio invia il profeta Geremia, gli dona il potere di ‘sradicare e demolire, distruggere e abbattere, edificare e piantare. Anche per voi è così. Portare il Vangelo è portare la forza di Dio per sradicare e demolire il male e la violenza; per distruggere e abbattere le barriere dell’egoismo, dell’intolleranza e dell’odio; per edificare un mondo nuovo”.

“Cari fratelli e sorelle, cari giovani ‘andate e fate discepoli tutti i popoli’. Con queste parole, Gesù si rivolge a ognuno di voi, dicendo: ‘È stato bello partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, vivere la fede insieme a giovani provenienti dai quattro angoli della terra, ma ora tu devi andare e trasmettere questa esperienza agli altri. Gesù ti chiama ad essere discepolo in missione! Oggi, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, che cosa ci dice il Signore? Tre parole: Andate, senza paura, per servire”.

“Andate!” ripete il Papa.

“In questi giorni, qui a Rio, avete potuto fare la bella esperienza di incontrare Gesù e di incontrarlo assieme, avete sentito la gioia della fede. Ma l’esperienza di questo incontro non può rimanere rinchiusa nella vostra vita o nel piccolo gruppo della parrocchia, del movimento, della vostra comunità. Sarebbe come togliere l’ossigeno a una fiamma che arde. La fede è una fiamma che si fa sempre più viva quanto più si condivide, si trasmette, perchè tutti possano conoscere, amare e professare Gesù Cristo che è il Signore della vita e della storia”.

“Attenzione, però! – ammonisce Francesco – Gesù non ha detto: se volete, se avete tempo, ma: ‘Andate e fate discepoli tutti i popoli’. Condividere l’esperienza della fede, testimoniare la fede, annunciare il Vangelo è il mandato che il Signore affida a tutta la Chiesa, anche a te; è un comando, che, però, non nasce dalla volontà di dominio o di potere, ma dalla forza dell’amore, dal fatto che Gesù per primo è venuto in mezzo a noi e ci ha dato non qualcosa di Sè, ma tutto Se stesso, ha dato la sua vita per salvarci e mostrarci l’amore e la misericordia di Dio”.

Quindi il Papa si è soffermato sulla seconda esortazione “Senza paura”: “Qualcuno  potrebbe pensare: ‘Non ho nessuna preparazione speciale, come posso andare e annunciare il Vangelo?’. Caro amico, la tua paura non è molto diversa da quella di Geremia, un giovane come voi, quando è stato chiamato da Dio a essere profeta. Abbiamo appena ascoltato le sue parole: ‘Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perchè sono giovane. Dio dice anche a voi quello che ha detto a Geremia: ‘Non avere paura, perchè io sono con te per proteggerti’. Lui è con noi!. Non avere paura!, ha ripetuto Francesco.

“Quando andiamo ad annunciare Cristo, è Lui stesso che ci precede e ci guida. Nell’inviare i suoi discepoli in missione, ha promesso: ‘Io sono con voi tutti i giorni’. E questo è vero anche per noi! Gesù non ci lascia soli, non vi lascia mai soli! Vi accompagna sempre”.

“Gesù poi non ha detto: ‘Và’, ma ‘Andate”: siamo inviati insieme. Cari giovani, sentite la compagnia dell’intera Chiesa e anche la comunione dei Santi in questa missione. Quando affrontiamo insieme le sfide, allora siamo forti, scopriamo risorse che non sapevamo di avere. Gesù non ha chiamato gli Apostoli a vivere isolati, li ha chiamati per formare un gruppo, una comunità”.

“L’ultima parola: per servire – proseguito Bergoglio –  all’inizio del Salmo che abbiamo proclamato ci sono queste parole: ‘Cantate al Signore un canto nuovo. Qual è questo canto nuovo? Non sono parole, non è una melodia, ma è il canto della vostra vita, è lasciare che la nostra vita si identifichi con quella di Gesù, è avere i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni. E la vita di Gesù è una vita per gli altri. È una vita di servizio. Evangelizzare è testimoniare in prima persona l’amore di Dio, è superare i nostri egoismi, è servire chinandoci a lavare i piedi dei nostri fratelli come ha fatto Gesù”.

“Vorrei rivolgermi anche a voi, cari sacerdoti che concelebrate con me quest’Eucaristia: siete venuti per accompagnare i vostri giovani, e questo è bello, condividere questa esperienza di fede! Questo sicuramente vi ha ringiovanito tutti, perchè i giovani contagiano. Ma è una tappa del cammino. Continuate ad accompagnarli con generosità e gioia, aiutateli ad impegnarsi attivamente nella Chiesa; non si sentano mai soli!”.

“Vorrei che questo mandato di Cristo: ‘Andate, risuonasse in voi giovani della Chiesa in America Latina, impegnati nella missione continentale promossa dai Vescovi. Il Brasile, l’America Latina, il mondo ha bisogno di Cristo!. San Paolo dice: ‘Guai a me se non annuncio il Vangelo!’. Questo Continente ha ricevuto l’annuncio del Vangelo, che ha segnato il suo cammino e ha portato molto frutto. Ora questo annuncio – esorta – è affidato anche a voi, perchè risuoni con forza rinnovata. La Chiesa ha bisogno di voi, dell’entusiasmo, della creatività e della gioia che vi caratterizzano. Un grande apostolo del Brasile, il Beato Josè de Anchieta, partì in missione quando aveva soltanto diciannove anni. Sapete qual è lo strumento migliore per evangelizzare i giovani? Un altro giovane. Questa è la strada da percorrere!”, ha indicato Papa Francesco.

“Il Vangelo è per tutti e non per alcuni. Non è solo per quelli che ci sembrano più vicini, più ricettivi, più accoglienti. È per tutti. Non abbiate paura di andare e portare Cristo in ogni ambiente, fino alle periferie esistenziali, anche a chi sembra più lontano, più indifferente. Il Signore cerca tutti, vuole che tutti sentano il calore della sua misericordia e del suo amore”.

“Gesù non ci tratta da schiavi, ma da uomini liberi, da amici, da fratelli; e non solo ci invia, ma ci accompagna, è sempre accanto a noi in questa missione d’amore”.

Quello di Gesù agli Apostoli, quando li inviò ad annunciare il Vangelo, “è un comando, che, non nasce dalla volontà di dominio o di potere, ma dalla forza dell’amore”. Lo ha affermato Papa Francesco nell’omelia della messa conclusiva della Gmg a Copacabana. “Gesù – ha osservato – non ci tratta da schiavi, ma da uomini liberi, da amici, da fratelli; e non solo ci invia, ma ci accompagna, è sempre accanto a noi in questa missione d’amore”. “Gesù per primo – infatti – è venuto in mezzo a noi e ci ha dato non qualcosa di sè, ma tutto se stesso, ha dato la sua vita per salvarci e mostrarci l’amore e la misericordia di Dio”.

 ”Non ci sono confini, non ci sono limiti: Gesù ci invia a tutti. Il Vangelo è per tutti e non per alcuni”. È questo il messaggi che Papa Francesco ha consegnato alla moltitudine della Giornata Mondiale della Gioventù (tre milioni secondo gli organizzatori) dal palco-altare costruito sulla punta estrema della spiaggia di Copacabana verso Ipanema. “Il Vangelo – ha scandito il Pontefice – non è solo per quelli che ci sembrano più vicini, più ricettivi, più accoglienti. È per tutti”. “Non “Gesù – ha poi ricordato il Pontefice ai giovani – non ha detto: ‘se volete, se avete tempò, ma: ‘Andate e fate. discepoli tutti i popoli. Condividere l’esperienza della fede, testimoniare la fede, annunciare il Vangelo – ha detto ancora il Papa – è il mandato che il Signore affida a tutta la Chiesa ed anche a ciascuno: anche a te”.


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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