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GMG: il Papa nella Favela

Edizione del: 25 luglio 2013

Il Papa quando è arrivato alla Favela Varginha, a Manguinhos, nella zona nord di Rio de Janeiro,  accompagnato nel percorso da centinaia di giovani che correvano ai lati della Jeep, tenuti a una certa distanza dai motociclisti della polizia, che l’altro giorno non c’erano, e la cui presenza garantisce ora alla vettura di poter procedere senza intoppi.

Appena sceso dalla Jeep il Pontefice è stato salutato da una Missionaria della Carità, le Suore della Beata Madre Teresa di Calcutta, che gli ha messo al collo una ghirlanda di fiori, e abbracciando numerosi bambini che gli hanno dato il benvenuto.

Il Pontefice non si è sottratto all’affetto dei bimbi e ha risposto a sua volta abbracciando alcuni di loro in un clima di grande festa dove ha svolto un breve discorso nella Cappella Sao Jeronimo Emilliani.

Centinaia di residenti lo hanno accolto con grida di entusiasmo.

Momenti commoventi all’uscita del Papa dalla piccola chiesa di San Girolamo Emiliani, nella Favela di Varginha.

Francesco, dopo aver benedetto la chiesina dedicata al Patrono dei diseredati, ha salutato un gruppo di bambini che lo hanno accolto festosi.

Per lui in dono la sciarpa del San Lorenzo, sua squadra del cuore dell’Argentina.

Francesco alza il pollice ma poi invita i piccoli ad un momento di silenzio per la preghiera e la benedizione.

Papa Francesco ha camminato tra le viuzze della Favela, accolto da centinaia di residenti in festa.

Il Pontefice saluta le persone, distribuendo sorrisi, e si muove senza ombrello, non preoccupandosi della pioggia incessante.

Bergoglio ha varcato la soglia di casa di un residente, svolgendo una visita privata, finendo per bere con la coppia di sposi che lo ospita, una tazza di caffè.

La baraccopoli è abitata da poco più di mille persone ed ha circa 353 residenze.

Nella comunità, considerata una delle più violente per l’azione dei narcos, prima della pacificazione, tanto che la regione in cui si trova è conosciuta anche come ‘Striscia di Gaza’, viene raccolto solo il 73% dei rifiuti, il resto è buttato in terreni improvvisati o nei corsi d’acqua adiacenti.

Nelle stradine della Favela  Papa Francesco fa come in piazza San Pietro: stringe mani, accarezza e bacia i bambini, ascolta qualche parole di chi riesce ad avvicinarlo e con molta cortesia risponde, alcuni gli si inginocchiano e chiedono di essere benedetti e lui esaudisce, sempre sorridendo.

“Vorremmo chiamarla ‘padre’ Francesco, il papà di tutti, specialmente dei piu’ poveri” ha detto un giovane residente che lo ha salutato ufficialmente  a nome di tutta la Favelas.

Sono migliaia ad accalcarsi al Pontefice e ai suoi accompagnatori nel percorso tra la Cappella e la baracca dove entrerà per conoscere più da vicino la famiglia.

Si tratta di una coppia brasiliana scelta in rappresentanza di tutte le altre.

Il Papa si è trattenuto per una quindicina di minuti all’interno della baracca in cui, nella favela Varginha, ha visitato una famiglia.

In un ambiente di quattro metri per quattro erano radunate più di venti persone.

Papa Francesco ha preso in braccio e benedetto ognuno dei bimbi presenti. Tutti insieme adulti e bambi.

Poi il trasferimento al campo di calcio per l’incontro con tutta la popolazione, al quale ha rivolto un discorso.

Il Papa, citando il documento di Aparecida sul fatto che la Chiesa ”è avvocata della giustizia e difensore dei poveri contro le disuguaglianze sociali ed economiche intollerabili che gridano al cielo – ha detto - e che la Chiesa ‘desidera offrire la sua collaborazione ad ogni iniziativa che possa significare un verso sviluppo di ogni uomo e di tutto l’uomo”

 Ai giovani ha detto ”non scoraggiatevi mai nonostante la corruzione da persone che, invece di cercare il bene comune, cercano il proprio interesse. Non perdete la speranza. La realtà può cambiare, l’uomo può cambiare,cercate per primi il bene comune.

 ”Busso a questa comunità che oggi rappresenta tutti i rioni del Brasile, avrei voluto bussare a ogni porta, dire ‘buongiorno, chiedere un bicchiere d’acqua fresca, prendere un ‘cafezinho’, parlare come amici di casa, ascoltare il cuore di ciascuno, dei genitori, dei figli, dei nonni.. ma il Brasile è così grande”.

 ”Desidero incoraggiare gli sforzi che la societaà brasiliana sta facendo per integrare tutte le parti del suo corpo, anche le più sofferenti e bisognose, attraverso la lotta contro la fame e la miseria. Nessuno sforzo di ‘pacificazione’ – ha aggiunto il Papa – sarà duraturo, non ci saranno armonia e felicità per una società che ignora, che mette ai margini e che abbandona nella periferia una parte di se stessa. Una società così semplicemente impoverisce se stessa, anzi perde qualcosa di essenziale per se stessa. Ricordiamolo sempre: solo quando si è capaci di condividere ci si arricchisce veramente; tutto ciò che si condivide si moltiplica. La misura della grandezza di una società è data dal modo con cui essa tratta chi è più bisognoso, chi non ha altro che la sua povertà”.

 ”So bene – ha detto Papa Francesco – che quando qualcuno che ha bisogno di mangiare bussa alla vostra porta, voi trovate sempre un modo di condividere il cibo; come dice il proverbio, si può sempre ‘aggiungere piu’ acqua ai fagioli’! E voi lo fate con amore, mostrando che la vera ricchezza non sta nelle cose, ma nel cuore!”.

“Ricordiamolo sempre: solo quando si è capaci di condividere ci si arricchisce veramente; tutto cio’ che si condivide si moltiplica!”, ha spiegato. “Quando siamo generosi nell’accogliere una persona e condividiamo qualcosa con lei, un pò di cibo, un posto nella nostra casa, il nostro tempo, non solo non rimaniamo più poveri, ma ci arricchiamo”, ha sottolineato ancora Francesco ricordando con una citazione del documento di Aparecida da lui redatto nel 2007 per il Consiglio Episcopale Latino Americano, che “anche che la Chiesa, avvocata della giustizia e difensore dei poveri contro le disuguaglianze sociali ed economiche intollerabili che gridano al cielo” vuole “offrire la sua collaborazione ad ogni iniziativa che possa significare un vero sviluppo di ogni uomo e di tutto l’uomo”.

  ”Cari amici, – ha proseguito il Papa – certamente è necessario dare il pane a chi ha fame; è un atto di giustizia. Ma c’e’ anche una fame piu’ profonda, la fame di una felicita’ che solo Dio può saziare”.

Il Papa ha ricordato che “non c’è nè vera promozione del bene comune, nè vero sviluppo dell’uomo, quando si ignorano i pilastri fondamentali che reggono una Nazione, i suoi beni immateriali: la vita, che è dono di Dio, valore da tutelare e promuovere sempre; la famiglia, fondamento della convivenza e rimedio contro lo sfaldamento sociale; l’educazione integrale, che non si riduce ad una semplice trasmissione di informazioni con lo scopo di produrre profitto; la salute, che deve cercare il benessere integrale della persona, anche della dimensione spirituale, essenziale per l’equilibrio umano e per una sana convivenza; la sicurezza, nella convinzione che la violenza puo’ essere vinta solo a partire dal cambiamento del cuore umano”.

Infine la consolazione alla comunità della favela: “non siete soli, la Chiesa e’ con voi, il Papa e’ con voi. Porto ognuno di voi nel mio cuore e faccio mie le intenzioni che avete nell’intimo: i ringraziamenti per le gioie, le richieste di aiuto nelle difficoltà, il desiderio di consolazione nei momenti di dolore e di sofferenza”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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