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Giovanni XXIII scrisse Bolla Concilio

Edizione del: 9 maggio 2013

Un testo maneggiato e rimaneggiato, frutto di correzioni continue, prodotto di un intenso lavoro da parte di Giovanni XXIII e dei suoi Collaboratori, in cui emerge la “finezza” di Papa Roncalli e del suo Segretario Mons. Loris Capovilla, attenti nello scegliere accuratamente parole che “non urtassero atei e non credenti” e che non fossero in contrasto con “le novità della scienza”.

Si tratta della Bolla “Humanae salutis”, il documento pergamenaceo con sottoscrizione autografa di Giovanni XXIII e le firme di 61 Cardinali, munito di sigillo di piombo, con cui, dopo lettura pubblica e solenne presso la Porta Santa della Basilica di San Pietro, Papa Roncalli indisse l’apertura del Concilio Vaticano II la mattina di Natale del 1961.

Il reperto storico originale è conservato nell’Archivio Segreto Vaticano.

Oggi, però, torna visibile al grande pubblico grazie a “Exemplaria praetiosa V – Humanae salutis”, edizione Scrinium, pregiata riproduzione della Bolla la cui presentazione in Vaticano, alla presenza di Mons. Jean-Louis Brugues, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa e dello Storico Alberto Melloni, è stata occasione per Mons. Sergio Pagano, Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano e Autore di un commentario storico-illustrativo dell’opera, frutto di un intenso lavoro sulle minute ritrovate, per ricostruire, nei particolari, la genesi dello storico documento.

“La paternità della Bolla – ha spiegato Mons. Pagano – è senza dubbio giovannea, perché Papa Giovanni vi ha profuso il suo pensiero, i suoi sentimenti, le sue attese, molte volte manifestate con simili o addirittura identiche parole in tanti suoi discorsi e pronunciamenti, dal 25 gennaio 1959, giorno del celebre annuncio ai Cardinali in San Paolo Fuori le Mura, al 25 dicembre 1961, giorno della firma della Bolla di Indizione”.

Del testo, comunque, vi fu più di una bozza e solo dopo un accurato “labor limae”, come lo ha definito Mons. Brugues, si giunse alla stesura finale.

“E’ assai probabile – ha spiegato ancora Pagano – che il Papa abbia dettato ai suoi immediati Collaboratori, a cominciare dal fidato Domenico Tardini, che aveva da poco eletto Presidente della Commissione Centrale Preparatoria del Concilio, e al Segretario Generale di questa, Mons. Pericle Felici, la sua ‘mente’, ovvero uno schema secondo il quale avrebbe dovuto essere redatta la Bolla”.

La prima stesura, ha continuato il Prelato, fu in italiano e “venne rivista personalmente da Giovanni XXIII in molti punti” e terminata “certamente” prima del 16 dicembre.

Da questo momento in poi il testo viene continuamente rivisto anche per le esigenze di traduzione.

Vi mettono mano Mons. Capovilla con i suoi “discreti” suggerimenti a matita, il Maestro del Sacro Palazzo Apostolico, il Domenicano Luigi Ciappi, futuro Cardinale, Mons. Pericle Felici, e Mons. Guglielmo Zannoni e Amleto Tondini per la traduzione in latino.

Infine, il documento torna a Giovanni XXIII che il 21 dicembre lo sigla di propria mano approvandolo con la formula “Placet Ioanni episcopo ecclesiae dei”.

“Quello che ho potuto osservare – ha commentato Mons. Pagano – è la finezza di Papa Roncalli e di Mons. Capovilla di usare termini che non urtassero la sensibilità di atei e non credenti, l’attenzione ai termini ‘scienza’, ‘progresso’, campi che in quegli anni dimostravano grande sviluppo”.

“L’intenso lavorio sul testo, le continue correzioni – ha concluso – ci dicono quanta attenzione ci fu per un documento che sanciva la nascita di un evento storico come il Concilio Vaticano II”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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