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Genitori temono abusi parrocchia

Edizione del: 18 novembre 2013

I genitori emiliano-romagnoli, quasi tutti, il 97%, ritengono che i propri figli possano essere generalmente esposti alla minaccia di comportamenti abusanti o inopportuni da parte degli adulti nei luoghi che frequentano abitualmente.

I luoghi considerati potenzialmente più rischiosi sono Oratori e Parrocchie.

Lo rivela un’indagine realizzata da Ipsos per “Save the Children” in occasione della presentazione di “Adulti a posto”, il sistema di condotta, segnalazione e risposta ideato per aiutare a proteggere i ragazzi da situazioni di abuso, sfruttamento e dai comportamenti scorretti da parte degli adulti che dovrebbero prendersi cura di loro.

Dunque, per le famiglie i luoghi maggiormente a rischio sono, oltre a Oratori e parrocchie, 55%, i centri sportivi, 46%, ma anche la scuola, 33%.

In generale, sono molti i posti, come centri aggregativi, Associazioni, punti di ritrovo per il tempo libero degli adolescenti, considerati potenzialmente pericolosi.

I ragazzi, dal canto loro, si sentono meno al sicuro nei centri sportivi, 39%, rispetto alla scuola, 30%, o alle strutture religiose, 25%.

Che, però, gli adulti, con un loro comportamento inappropriato o abusivo, possano far sentire insicuri i ragazzi, è una realtà purtroppo confermata al Nord da quasi 1 adolescente su 3, 30%, che dichiara di avere coetanei che hanno subito episodi di questo tipo da parte di adulti almeno qualche volta, o addirittura spesso, 3%, dato quest’ultimo in flessione rispetto alla media nazionale, 7%.

Tra i genitori, in Emilia-Romagna solo il 18% ritiene che i propri figli siano completamente tutelati rispetto agli adulti nei luoghi di attività o svago frequentati, dato addirittura inferiore alla media nazionale, 23%.

Ma cosa si intende per abusi?

Per i ragazzi del Nord, si tratta, innanzitutto, spiega  Save the Children Italia, della pretesa o imposizione di contatti o rapporti fisici indesiderati, mai accettabile per il 95% di loro, insieme all’utilizzo di minacce o ricatti per ottenere qualcosa e alla discriminazione in base all’etnia e alle origini.

L’utilizzo di parole forti o parolacce, uno scappellotto o una strattonata energica rappresentano, invece, comportamenti ai quali sembrano essersi abituati: la metà circa degli intervistati li considera accettabili, 62% e 49%, evidenziando così un deterioramento del linguaggio fisico e verbale tra adulti e minori.

Altro segnale rilevante riguarda l’accettazione di alcune azioni gravemente discriminatorie, come criticare o ridicolizzare comportamento e aspetto, 20%, preferenze sessuali, 25%, o fede religiosa, 31%.

Tra i pericoli temuti dalle famiglie anche la possibilità che adulti possano spingerli all’utilizzo di sostanze proibite o vietate per l’età del ragazzo o di sostanze e farmaci che migliorino la prestazione fisica o intellettuale, 91%.

Più in generale, lo studio realizzato per Save the Children conferma quanto sia difficile aprire un canale di dialogo tra adulti e ragazzi, anche su questioni come queste.

In Emilia-Romagna gran parte dei genitori, 93%, ritiene che un caso di abuso, più o meno grave, vada segnalato, ma quasi 1 genitore su 3, 31%, pensa che ci vorrebbero figure terze a cui rivolgere l’allerta.

Intimoriti dalle conseguenze di una denuncia, il 33% dei ragazzi teme la possibilità di scatenare una caccia alle streghe e invoca cautela, opzione condivisa dal 42% dei genitori emiliano romagnoli, mentre il 24% pensa andrebbe segnalato comunque anche in assenza di un’assoluta certezza, 20% tra gli adulti.

Quando si tratta però di identificare chi sarebbe il destinatario dell’allerta, emergono timori e contraddizioni.

Gran parte dei genitori dell’Emilia-Romagna, 71%, si immagina destinatario della prima segnalazione da parte dei figli, mentre invece la prevalenza, 73%, degli adolescenti del nord lo confiderebbe ad un amico mentre solo 2 su 5 si rivolgerebbero ai propri genitori.

Emerge peraltro come gli adulti di riferimento nei vari ambiti non godano di grande fiducia tra i ragazzi nel Nord, visto che costituiscono un riferimento valido solo per 1 su 3, 32%.

L’esigenza e l’opportunità di un sistema specifico di tutela per i minori è confermata a livello nazionale sia dai ragazzi, 86%, che dai genitori, 97%.

Un sentimento probabilmente ispirato, in Emilia-Romagna, dalle carenze in proposito evidenziate in tutti gli ambienti a partire dalla scuola, dove secondo il 44% dei genitori emiliani e il 50% dei ragazzi al Nord una policy non esiste, ma peggio va ad Oratori e parrocchie, 87% e 85%, ai luoghi dello sport organizzato, rispettivamente 74% e 66%, e ai vari Centri ludico-ricreativi, 95% e 90%.

Di qui la richiesta di Save the Children alle Istituzioni, laiche e Religiose, e alle altre Organizzazioni di fare la loro parte adottando codici di condotta e formando gli operatori a prevenire e riconoscere certi rischi.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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