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Gendarmeria allertò su Mons. Scarano

Edizione del: 20 novembre 2013

La Gendarmeria Vaticana allertò l’Italia su Monsignor Nunzio Scarano per corruzione, avvertendo la Polizia italiana che l’alto Prelato era stato coinvolto in un piano per far rientrare in Italia dalla Svizzera “una grossa somma di denaro” utilizzando un aereo dei Servizi Segreti.

E’ quanto si precisa negli ambienti della Santa Sede che replicano così alle critiche mosse al Corpo della Gendarmeria e al suo Comandante Domenico Giani da articoli di stampa su presunte disattenzioni nelle attività di Monsignor Nunzio Scarano, il Contabile dell’Apsa attualmente agli arresti domiciliari.

La Polizia italiana, in data 12 novembre 2012, risulta inserita tra le carte che fanno parte del procedimento contro Scarano, come ha anticipato qualche settimana fa un’agenzia di stampa inglese in un servizio sul processo che si terrà il prossimo 3 dicembre con rito immediato.

Critiche al Comandante della Gendarmeria sono state rivolte anche nel libro “Sua Santità”, in un capitolo intitolato “Napoleone in Vaticano”, e successivamente i suoi uomini sono stati accusati di un trattamento troppo rude dal “corvo” Paolo Gabriele nel corso del processo Vatileaks.

Mentre Giani rispose l’anno scorso solo su questa circostanza, con un comunicato che dimostrava come invece in caserma, durante la detenzione, all’ex Maggiordomo di Papa Benedetto fossero state applicate tutte le norme di garanzia previste a livello internazionale, riguardo all’accusa di “Bonapartismo” la difesa è stata la più autorevole che si possa immaginare.

Nell’omelia dello scorso 28 settembre per la Festa della Gendarmeria è stato lo stesso Papa Francesco a dire: “Napoleone non tornerà più, eh? Se ne è andato. E non è facile che venga un esercito qui a prendere la città. La guerra oggi, almeno qui, si fa altrimenti: è la guerra del buio contro la luce; della notte contro il giorno”.

Gendarmi, “vi chiedo non solo di difendere le porte, le finestre del Vaticano, peraltro un lavoro necessario e importante, ma di difendere come il vostro Patrono San Michele le porte del cuore di chi lavora in Vaticano, dove la tentazione entra esattamente come altrove”.

Sulle “chiacchiere” che possono screditare ingiustamente, finendo poi anche sulla stampa, come nel caso degli articoli dei giorni scorsi, Francesco in quell’occasione ebbe a dire: “è una tentazione che al diavolo piace tanto. Il diavolo cerca di creare la guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale”.

“Chiedo a voi – concluse all’indirizzo dei Gendarmi – di difenderci mutuamente dalle chiacchiere. Chiediamo a San Michele che ci aiuti in questa guerra: mai parlare male uno dell’altro, mai aprire le orecchie alle chiacchiere. E se io sento che qualcuno chiacchiera, fermarlo! Qui non si può: gira la porta di Sant’Anna, va fuori e chiacchiera là! Qui non si può! Il buon seme sì: parlare bene uno dell’altro sì, ma la zizzania no!”.

Il Papa, ha spiegato Giani, “ci ha chiesto di fare un servizio speciale: non solo la difesa dello Stato o della sua persona, ma la difesa del nostro ambiente dalla maldicenza, dal chiacchierio pernicioso. E’ un suggerimento interessante e originale. Certamente quest’avvertimento vale per tutti, non solo per noi che viviamo nel Vaticano, ma per tutti Cristiani. Io credo che dire questo alla Gendarmeria, a un Corpo come il nostro chiamato a svolgere attività investigativa, di ricerca della verità, è una spinta a non andare dietro alle voci, ma badare solo ai fatti veramente concreti e reali. Ripeto: questa è una consegna che il Papa ci ha dato, che facciamo nostra e che dobbiamo continuare a seguire e non solo come poliziotti, ma soprattutto come credenti”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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