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Foa: Vaticano per Shoa

Edizione del: 12 ottobre 2013

L’ipotesi di un intervento diplomatico segreto del Vaticano per salvare gli Ebrei dalla Persecuzione Nazifascista è sostenuta da Anna Foa nel suo libro “Portico d’Ottavia n. 13”.

Alla vicenda dedica un servizio l’Osservatore Romano che spiega come Foa, nel ricostruire rastrellamenti tedeschi e arresti da parte dei Fascisti, si accorge che “si è verificata una cesura inspiegabile: se per il rastrellamento del 16 ottobre i tedeschi si muovevano con sicurezza, in base agli elenchi della comunità, passando al vaglio casa per casa, nome per nome, le successive razzie Fasciste avvengono come a caso, più spesso in base a spiate. Gli elenchi sembrano spariti, di rastrellamenti generali non si parla più”.

Da qui la tesi avanzata dalla storica che ipotizza come dietro questo cambiamento ci potrebbe essere stata una trattativa diplomatica segreta del Vaticano.

“Fra le possibili ipotesi, – scrive la Storica – c’è quella di una sorta di patto con il Vaticano, risultato dei colloqui fra il Segretario di Stato Maglione e l’Ambasciatore Weizsaker, come suggerito dalla frase assai oscura scritta alla fine di ottobre nel rapporto dello stesso Weizsaker a Berlino: ‘Qui a Roma indubbiamente non saranno più effettuate azioni contro gli Ebrei’. Se un patto davvero ci fu, implicito o esplicito che fosse, – rileva ancora Anna Foa – i Nazisti non vi tennero fede che in parte. Molti ebrei furono ancora catturati direttamente da loro, anche se non in vasti rastrellamenti. E non per mancanza di uomini. Infatti, per quanto scarsi fossero gli uomini di cui disponevano, i rastrellamenti operati direttamente dai Nazisti a Roma furono numerosi: al Nomentano, al Mazzini, a Pietralata, a Centocelle, nella zona del centro, al Quadraro, nel quartiere Appio, ad Ostia, nella zona dell’Aurelia, per non citare che i più ampi. Ma non furono rivolti a catturare gli Ebrei”.

“Diversamente da quanto avvenne il 16 ottobre, in genere i Nazisti circondavano un quartiere, rastrellavano quelli che si trovavano nelle strade, chiedevano loro i documenti, ne mandavano una parte al lavoro coatto in Germania. Gli arresti degli Ebrei, anche quelli catturati in strada dopo il 16 ottobre, avvenivano in seguito a una segnalazione, – scrive Foa – anche se poteva naturalmente capitare che degli Ebrei fossero presi in un rastrellamento e individuati solo dopo come Ebrei”.


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