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Firenze ricorda il Cardinale Florit nel 30° della morte

Edizione del: 1 dicembre 2015

Il prossimo 8 dicembre ricorre il 30° anniversario della morte, avvenuta alle prime ore del mattino dell’Cardinale FLORIT8 dicembre 1985, del Cardinale Ermenegildo Florit, Arcivescovo di Firenze, che dal 1962 al 1977 resse l’Arcidiocesi, arrivando nel 1954 come Arcivescovo Coadiutore del Cardinale Elia Dalla Costa.

La Chiesa fiorentina e la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, istituzione per cui Mons. Florit si è speso tanto e da lui tenacemente costruita “mattone su mattone”, lo ricorderanno con un importante seminario di studio che tratterà il seguente tema: “L’attività e il contributo teologico-pastorale del Cardinale Ermenegildo Florit per la Chiesa universale. Dal Concilio Vaticano II al rinnovo del Codice di Diritto Canonico, attraverso il Catechismo olandese e la traduzione italiana della Bibbia”.

Del suo precedessore l’attuale Arcivescovo di Firenze, Cardinale Giuseppe Betori, ha detto: “Il Cardinale Ermenegildo Florit ha retto questa diocesi negli anni scorsi, e ha rappresentato al tempo stesso una figura significativa nel panorama accademico delle scienze ecclesiastiche come professore nella Facoltà Teologica della Pontificia Università Lateranense. Ma è soprattutto come vescovo a cui deve molto il Concilio Vaticano II, in modo particolare per la stesura della costituzione conciliare Dei Verbum. Questo mi sembra molto significativo per noi, perché aimè la figura del Cardinale Florit, qua a Firenze, rischia di essere racchiusa in una cornice molto ristretta che è quella delle vicende tristi e amare dell’Isolotto, in cui egli ebbe un ruolo assai significativo nella difesa della identità della Chiesa cattolica, dovendo soffrire molto al riguardo, e non essendo premiato neppure, direi, dalla storiografia successiva, in questa sua
difesa della identità della Fede e della disciplina ecclesiastica. E tuttavia direi che Florit è molto più di questo”.

Betori non ha dimenticato di sottolineare anche i vari interventi sul piano pastorale, “che hanno qualificato” i suoi anni di servizio a Firenze e la co-presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, “un ruolo di rilievo nell’episcopato italiano. A questa figura mi piace dare omaggio riconoscendo il ruolo di un grande Arcivescovo qui a Firenze e per la Chiesa universale”.

Il prossimo seminario ha lo scopo di far risaltare, ai fini di future ricerche e ulteriori approfondimenti, le tematiche che emergono dagli interventi magisteriali, dottrinali e pastorali del vescovo coadiutore del Card. Dalla Costa prima e dell’Arcivescovo di Firenze poi, il quale con ammirabile competenza e attenta dedizione offrì a tutta la Chiesa universale in varie occasioni dal 1958 al 1981.

L’iniziativa nasce e si è resa estremamente utile e interessante a partire dal recente riordino delle carte e della documentazione dell’archivio dell’Arcivescovo, recentemente depositate nell’archivio storico arcivescovile. In tal modo questi documenti potranno diventare oggetto di studio e strumenti di ricerca.

Proprio da queste carte, coloro che per primi hanno avuto modo di prenderne visione e di studiarne anche se rapidamente i contenuti, daranno conto in questo seminario del valore di questa attività episcopale e indicheranno piste di ricerca storico-teologica per il futuro.

Collocando questi documenti nel contesto del rinnovamento ecclesiale vissuto nel Concilio e nel post-Concilio si potranno cogliere tanti possibili sviluppi di temi legati all’attività di un vescovo che seppe offrire contributi significativi per il rinnovamento biblico, teologico e pastorale di tutta la Chiesa.

Gli interventi previsti sono:

E. Florit al Concilio Vaticano II

I Padri conciliari a Firenze per il Centenario di Dante (1965)

Il Card. E. Florit e i lavori della Commissione cardinalizia per la revisione del Catechismo olandese

Il Card. E. Florit e la traduzione italiana della Bibbia

Il Card. E. Florit e la revisione del Codice di Diritto Canonico

Il seminario si terrà nel mese di febbraio 2016 presso l’Aula Magna del Seminario Arcivescovile di Firenze in lungarno Soderini.

A Firenze, in questi anni, e soprattutto dal 1995, il ricordo del Cardinale Florit è stato portato avanti dall’Associazione Firenze Promuove che in quell’anno organizzò un convengo regionale a Firenze e una cerimonia alla tomba del cardinale, con la presenza dei Sindaci di tutti i comuni della diocesi, dei presidenti di tutte le province toscane, entrambi con i rispettivi gonfaloni, e la pubblicazione, nel 1998, del libro del giornalista vaticanista Franco Mariani “Il Cardinale Ermenegildo Florit: per grazia di Dio e della Sede Apostolica 86° Arcivescovo di Firenze”, che ancora oggi rimane l’unica biografia completa su Florit, e donato a tutte le biblioteche comunali e statali di Firenze.

L’Associazione ha poi anche donato al Comune di Firenze, per tutte le biblioteche comunali, una copia del libro “Il Cardinale Ermenegildo Florit: un Vescovo tra fedeltà e novità” con gli atti del convegno del 2002 tenuto ad Udine nel centenario della nascita e che oggi si trova nelle 61 biblioteche più importanti del Friuli.

Nel 2001 il Comune di Firenze, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, presso la Statua di Papa Leone X, tramite l’allora Assessore alla Protezione Civile, Eugenio Giani, consegnò alla nipote Marilena Florit in Travagliati, e con la partecipazione di altri parenti, un riconoscimento alla memoria di Florit, per iniziativa sempre di Firenze Promuove, opera dell’artista fiorentino Galeazzo Auzzi.

“E’ importante ricordare – disse Giani nel suo intervento – non con un premio, che sarebbe inopportuno, ma con un riconoscimento particolare, come quello del Maestro Auzzi e di Firenze Promuove, la figura del Cardinale Ermenegildo Florit, che nel lontano 1966, quando ancora parlare di Protezione Civile era parlare di qualcosa di astratto, ha messo in piedi, a Firenze, la prima unità operativa. Un fiorentino acquistato che in 23 anni di permanenza ha saputo mettersi in discussione con una città particolare come è Firenze, sia con la Firenze Ecclesiale che con quella Civile”.

Negli ultimi 15 anni anche il Cardinale Silvano Piovanelli, Arcivescovo Emerito di Firenze, più volte ha ricordato la figura di Florit: “Ha avuto il coraggio di dire la verità, e fu crocifisso”, disse Piovanelli nel dicembre 2002, a Udine, commemorando in un convegno per il centenario della nascita, il Cardinale Ermegildo Florit.

“Florit era buono – disse Piovanelli a Mariani in un intervista esclusiva – era di una grande bontà. Si è trovato in un momento difficile, non soltanto per la chiesa fiorentina, ma per la Chiesa in generale. Un periodo estremamente polemico, contestatario. Chiunque fosse stato Arcivescovo in quel momento ci avrebbe rimesso le penne. Lui ha vissuto tutta la vicenda secondo la fede, e ha dato a tutti noi un grandissimo esempio. E’ stato sulla croce”.

“La morte – scrisse invece Piovanelli alla morte di Florit – ponendo un invalicabile distanza fra noi e la persona defunta, ci dà modo di renderci maggiormente conto del dono che, in quella persona, l’amore di Dio ha fatto a noi e alla Chiesa intera. L’episcopato del Cardinale Florit è stato caratterizzato dalla celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, a cui sembra legarlo persino la morte, avvenuta proprio il giorno in cui a Roma si chiudeva solennemente il sinodo straordinario dei vescovi sul Concilio a vent’anni dalla sua conclusione. Sacerdoti e laici, collaboratori vicini o a distanza, dobbiamo forse riconoscere di non aver amato abbastanza”.

Nel convegno di Udine, Piovanelli, attingendo all’unica biografia pubblicata su Florit, quella curata da Franco Mariani, ricordando i fatti legati a Don Milani, ereditato da Dalla Costa, sottolineò che “Florit non c’entrò per niente nel trasferimento di don Lorenzo Milani a Barbiana, essendo arrivato da pochi mesi a Firenze, mentre all’Isolotto i fatti furono ingigantiti più del dovuto a causa soprattutto dei mass media che hanno fatto balzare alla cronaca quell’evento”.

Betori, prima di arrivare a Firenze, quando era Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana ha avuto modo di parlare in un occasione di Florit, che fu a capo della Cei e che curò la traduzione italiana della Sacra Bibbia per la Cei.

“La revisione di quella traduzione – disse Betori – fu affidata alla guida del Cardinale Ermenegildo Florit. I criteri di revisione furono esattezza nel rendere il testo originale; precisione teologica, nell’ambito della stessa Scrittura; modernità e bellezza della lingua italiana; eufonia della frase, in modo da favorirne la proclamazione; cura del ritmo, con conseguente possibilità di musicarne i testi, specie i Salmi, di cantarli, di recitarli coralmente”.

E su tale traduzione intervenne, nel 1972 anche Papa Paolo VI “ben venga codesta preziosa primizia del volume della Sacra Bibbia nella sua nuovissima versione in lingua italiana, voluta e promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana, mediante la paziente e sapiente fatica dell’esperto biblista Signor Cardinale Ermenegildo Florit, Arcivescovo di Firenze, coadiuvato da un competente comitato”.

Ermenegildo Florit nasce il 5 giugno 1901 a Fagana, in provincia di Udine, in una famiglia numerosa, nove figli, di cui lui è il terzo.

Entrato nel 1913 in seminario, nel 1922 verrà inviato a Roma per continuare gli studi di sacra scrittura.

A Roma ricevette l’ordinazione sacerdotale, l’11 aprile 1925, laureandosi in teologia il 6 luglio alla Pontificia Università Lateranense e continuando gli studi in sacra scrittura presso l’Istituto Biblico della Pontificia Università Gregoriana, dove, nel 1927, conseguì i gradi accademici.

Dopo una parentesi pastorale a Palmanova “primizia del suo sacerdozio”, come amava ricordarla, Pre’ Gildo, come lo chiamavano i giovani del luogo, fu cappellano della parrocchia e del locale ospedale.

Nel 1929, per esplicita decisione di Papa Pio XI rientrò a Roma. Qui, fino al 1954 ricoprirà vari uffici, sia nella Curia Romana, sia in Vaticano: prima professore e poi Decano della Facoltà Teologica, Pro Rettore dell’Ateneo Lateranense, Consultore della Pontificia Commissione Biblica, Consigliere della Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi per le attività culturali e statistiche, Esaminatore Apostolico del Clero Romano ed Estero, svolgendo contemporaneamente una vasta attività culturale e scientifica dando vita, fra l’altro, alla collezione di monografie scientifiche “Lateranum” e pubblicando vari lavori di cultura biblica.

Le sue lezioni al Laterano, “ricche di dottrina, ma anche di calore umano e di spirituale penetrazione dei testi sacri, sono – come ricorda il Segretario Mons. Paolo Ristori – tuttora ricordate con affetto dai numerosi alunni di varie parti del mondo: diversi di loro diventati vescovi e anche cardinali, ricordano Florit come un professore semplice, riservato, discreto: solo le pagine della Bibbia avevano il potere di illuminarli gli occhi e di scandirgli il cuore facendo cosi uscire lezioni apprezzate come scuola di vita e di spiritualità invece che di atti accademici”.

Durante gli anni della seconda guerra mondiale accolse e assistette numerosi ebrei, per farli sfuggire all’oppressione nazista.

Il 12 luglio 1954 la nomina, inaspettata, a vescovo coadiutore, col rango di Arcivescovo e titolare di Gerapoli di Siria, dell’anziano Cardinale Elia Dalla Costa, Arcivescovo di Firenze.

Il 31 gennaio 1958, con l’aggravarsi delle condizioni di salute di Dalla Costa, la Santa Sede gli concesse tutte le facoltà proprie dei vescovi residenziali.

Il 19 marzo 1962, dopo la morte di Dalla Costa, Papa Giovanni XXIII lo nominò Arcivescovo di Firenze, mentre Papa Paolo VI, il 22 febbraio 1965, lo creò Cardinale.

Per un anno fu Co-Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e Presidente, per tutto il suo mandato a Firenze, di quella Toscana (CET), favorendo la nascita di una stampa cattolica e formando la prima catena dei settimanali diocesani (Toscanaoggi), i bollettini ufficiali, la guida liturgico pastorale per la Toscana, e il proprio liturgico regionale, ancora in vigore.

Un importante ruolo lo ebbe nel novembre 1966 quando la città, e buona parte dell’arcidiocesi, fu colpita dalla tragica alluvione del giorno 4, facendosi carico della ricostruzione, non solo materiale, ma anche morale della città, che culminò con la visita la notte di natale del Santo Padre Papa Paolo VI.

A lui si deve la prima creazione strutturale di un intervento di protezione civile in città, come s’intende oggi, anticipando di quasi trent’anni il modus operativo odierno.

Il 12 settembre 1976, al raggiungimento del 75° anno di età, come richiede la legge canonica, rimise a Papa Paolo VI il mandato, che fu solo accettato nel giugno 1977, quando a Firenze arrivò il nuovo Arcivescovo, Cardinale Giovanni Benelli.

Da allora, e fino alla sua morte, alloggiò in Firenze in via Gino Capponi presso un istituto di suore.

Qualche viaggio a Roma per l’Anno Santo 1983, per i due Conclavi del 1978, e alcune visite al suo paese natale e a qualche parrocchia della diocesi, smorzarono il lungo periodo di solitudine del vecchio cardinale, contraddistinto poi, anche dalla repentina cecità, che gli impedì di continuare gli studi di sacra scrittura, che mai abbondò.

La sua tomba è posta sotto l’altare principale del duomo di Firenze, nella cappella che custodisce i resti degli ultimi Arcivescovi di Firenze.

Qui ogni anno l’8 dicembre, dopo la messa pontificale dell’Immacolata, i parenti, che giungono dal Friuli, scendono, assieme al vaticanista Franco Mariani e Presidente di Firenze Promuove, per pregare sulla sua tomba e deporre un omaggio floreale.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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