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Firenze 2015: altare e ambone per Messa Papa da detenuti Sollicciano

Edizione del: 2 ottobre 2015

poli liturgiciL’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Giuseppe Betori ha chiesto ai detenuti del carcere fiorentino di Sollicciano e ai ragazzi in difficoltà di Villa Lorenzi di realizzare rispettivamente l’altare e l’ambone per la Santa Messa che Papa Francesco celebrerà il 10 novembre allo stadio Artemio Franchi, in occasione del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale, 9-13 novembre.

“Mi sembrava molto importante – ha detto il Cardinale Betori – che accanto al Papa ci fossero quelle situazioni di periferia umana che egli tanto spesso ci richiama. E allora ho pensato subito a due di queste periferie, non sono le sole, ma sono due che ci stanno molto a cuore: quella dei carcerati e quella dei giovani che hanno avuto problemi di devianza e che vanno ripresi nel cammino della loro vita. Ho pensato che potevano essere loro i più vicini al Santo Padre nel momento in cui Egli celebrava l’Eucaristia. Li ho per questo invitati a collaborare e ho trovato la massima adesione alla proposta dalle responsabili del carcere e di Villa Lorenzi e da tutti loro, e sono grato per questo. Nelle due falegnamerie si inizierà già da oggi a lavorare per realizzare l’altare e l’ambone”.

Il progetto dei due poli liturgici è stato ideato dall’Architetto Riccardo Damiani.

Il progetto dell’altare e dell’ambone per la Santa Messa che Papa Francesco presiederà allo Stadio Comunale “Artemio Franchi” di Firenze il 10 novembre 2015, nasce con l’intento di realizzare un’opera che risulti più come un luogo di incontro delle persone al cuore del mistero della presenza di Dio, che come opera d’arte o di devozione.

In questa prospettiva, l’idea del Cardinale Arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, di affidare l’esecuzione dell’altare ai detenuti del carcere di Sollicciano e quella dell’ambone ai ragazzi della struttura di recupero del disagio giovanile Villa Lorenzi, ha svolto un ruolo determinante in questo percorso di accompagnamento, potremo dire, verso l’incontro con Dio non soltanto seguendo la via della bellezza, ma anche quella della carità, dell’incontro reale e concreto con i poveri, i sofferenti, i più bisognosi della misericordia del Padre in linea con il tema del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale: “in Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.

I”n questo processo – ha detto l’architetto Damiani -  sono andato quindi alla ricerca, nella ricca trama simbolica della tradizione Cristiana fiorentina, di una sinergia vitale che ponesse in equilibrio arte, rito e storia, che ho trovato in due edifici, molto distanti temporalmente tra di loro, ovvero il Battistero di San Giovanni, XI – XIII secolo, e la chiesa di San Giovanni Battista, anni ‘60 del novecento, chiamata anche chiesa dell’Autostrada del Sole dell’Architetto Giovanni Michelucci. In questo progetto ho voluto ricondurre sia l’altare che l’ambone, all’idea antica, classica, di razionale equilibrio compositivo, che si esprime nella rigorosa scansione e nella semplicità delle forme geometriche scelte, in modo da poter rendere l’aspetto inconfondibile e originale degli edifici romanici fiorentini, di cui appunto ne è espressione il Battistero di Firenze. Come non citare a tal proposito, la tesi fondamentale della dottrina di San Pier Damiani, secondo la quale la verità è in se stessa razionale e la dimostrazione è implicita nella chiarezza dell’enunciato e della forma. Questa razionale-verità del gioco delle forme, come espressione di una fede antica, l’ho voluta poi combinare ad un materiale della contemporaneità, come espressione di unità temporale e di sintesi tra passato e presente, utilizzando alcuni inserti di rame, nelle tonalità del verde, per la consueta e rigorosa decorazione bicroma delle cornici interne dei riquadri, materiale quest’ultimo, ampiamente utilizzato nelle chiese dall’Architetto Michelucci. Come ho già accennato, nel rapporto tra altare, come pane che comunica la vita ed ambone, come annuncio che comunica la fede, altri due aspetti sono stati fondamentali per la formulazione del progetto, che si riferiscono agli esecutori stessi dei due poli liturgici. Il primo lo possiamo individuare nella “gabbia” geometrica che si stacca come parete dall’altare e che evoca le sbarre della prigione nella quale anche Gesù fu arrestato (Mt 26,50). Tale struttura con al centro la croce diventa l’elemento di richiamo visivo e meditativo in cui ogni detenuto, come del resto ogni uomo, ha la possibilità di fissare lo sguardo. L’altro elemento fondamentale che ho voluto mettere in evidenza per l’ambone è invece l’immagine della spada, che compare sul fronte del leggio di legno come risultato di una modellazione particolare di piani, intesa come un qualcosa che viene a rompere l’ordinarietà della nostra vita quotidiana, in maniera così forte e determinante da spaccare ogni equilibrio e razionalità. Anche in questo caso quindi ritroviamo le stesse forme geometriche utilizzate per l’altare ma sotto forma di due frammenti di balaustre posti ai lati del leggio che funge da separatore. Questa immagine della spada ha un duplice significato, quello di ricordarci gli eventi talvolta negativi e dolorosi che colpiscono o che hanno colpito la nostra vita segnandola, come nel caso dei giovani di Villa Lorenzi, o come in Maria, quando le venne predetto da Simeone la sua partecipazione al destino doloroso del Figlio (Lc 2,35); ma anche ci ricorda che la parola di Dio, “spada sguainata” (Sal 55,22) “più tagliente di una spada a doppio taglio” (Eb 4,12) è anch’essa un evento, è l’annuncio di una buona notizia, l’annuncio di salvezza, l’annuncio della risurrezione di Cristo che cambia la nostra vita, operando un “nuovo umanesimo” in chi l’accoglie e si lascia “colpire”.

ambone

altare


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