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Faenza: rubato candelabro

Edizione del: 22 dicembre 2013

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Faenza, nella tarda serata di mercoledì 18 dicembre, hanno arrestato un marocchino 32enne, disoccupato e senza fissa dimora, che, verso le 19.15, si era reso responsabile del furto di un candelabro ligneo intarsiato di ingente valore risalente al XVIII secolo.

L’oggetto è stato rubato all’interno della parrocchia di Sant’Agostino e Santa Margherita.

Verso le 19.20 era stata segnalata alle forze dell’ordine la presenza in via Severoli di un individuo, verosimilmente in stato di ubriachezza, che stava lanciando alle autovetture in transito alcuni ceri rubati da un cassonetto per i rifiuti posizionato vicino ad una piccola Cappella votiva dove è posta la statua di una Madonna.

Poco dopo è stato il parroco di Sant’Agostino e Santa Margherita ad avvisare le forze dell’ordine segnalando che dopo l’ultima Messa, nell’ atto di chiudere la chiesa aveva notato un individuo sull’altare che si era impossessato di un prezioso candelabro fuggendo poi a piedi.

L’autore del gesto è stato trovato in una strada adiacente mentre stava dando calci ad alcuni sacchi della spazzatura.

Inoltre aveva in mano alcuni ceri votivi.

A riconoscere l’autore del gesto sono stati alcuni passanti e il parroco della chiesa, giunto sul posto.

Il candelabro, trovato in via Pistocchi, nascosto in un cespuglio, era completamente privo del basamento originale nonché, nella parte superiore, ed inoltre vi era una vistosa scalfittura.

Addosso allo straniero sono stati anche rivenuti “arnesi da scasso”, in particolare oggetti acuminati e punteruoli perfettamente idonei ad aprire o manomettere serrature.

Il marocchino è stato arrestato per furto aggravato e processato presso il Tribunale di Ravenna, venendo condannato a 6 mesi di reclusione e a pagare 200 euro di multa a seguito di rito abbreviato nonché sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma presso i Carabinieri di Faenza per impedirgli di commettere ulteriori reati della stessa specie.


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