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Europa e Asia aumento Islamofobia

Edizione del: 26 maggio 2013

Nel corso del 2012, “la retorica e gli atti anti-Islamici sono chiaramente aumentati, in particolare in Europa e in Asia”, almeno secondo il Dipartimento di Stato Usa nel rapporto annuale sulla libertà religiosa nel mondo, in cui si citano però al tempo stesso problemi per i fedeli di altre religioni nei Paesi Musulmani e anche “un continuo aumento globale dell’antisemitismo”.

Nel rapporto, presentato dal Segretario di Stato John Kerry, si citano casi in Cina, con riferimento all’etnia Uighura, ma anche ai Cattolici e ai Tibetani e anche in Corea del Nord, Vietnam, Birmania.

E anche in Russia, dove restrizioni imposte dal Governo “hanno preso di mira Membri di minoranze religiose”.

“L’uso di leggi sulla blasfemia e apostasia continua a rappresentare un problema”, si legge nel Rapporto, in particolare in Paesi come l’Arabia Saudita, Iran, Libia, Tunisia o Pakistan.

Anche in India, alcuni Stati hanno adottato leggi “anti-conversione”.

Per ciò che riguarda l’Europa, le restrizioni adottate dalle Autorità spesso coincidono con una animosità sociale che innesca azioni anti-Islamiche che colpiscono la vita di tutti i giorni di molti fedeli Musulmani.

In questo quadro, si legge nel Rapporto, che cita ad esempio il Belgio, rientrano le restrizioni imposte alle donne per ciò che riguarda la possibilità di coprirsi il capo in scuole o negli uffici del settore pubblico.

La negazione dell’Olocausto rimane inoltre motivo di preoccupazione, mentre “l’opposizione alla politica di Israele a volte viene usata per promuovere o giustificare uno sfacciato antisemitismo”.

E per questo “grande preoccupazione” hanno suscitato “espressioni di antisemitismo da parte di Funzionari Governativi, di Leader Religiosi, e da parte dei media, in particolare in Venezuela, Egitto e Iran”.

“La sfida in corso – si legge nel testo – è quella di affrontare le cause che portano a limitazioni alla libertà religiosa. Queste cause includono l’impunità per le violazioni della libertà religiosa e l’assenza dello Stato di diritto, o l’applicazione non uniforme delle leggi esistenti, l’introduzione di leggi che limitano la libertà religiosa, l’intolleranza della società, tra cui l’antisemitismo e la mancanza di rispetto per la diversità religiosa, e la percezione che la sicurezza nazionale e la stabilità siano meglio sostenute imponendo restrizioni e abusando della libertà religiosa”.

Nelle conclusioni si ricorda come Kerry abbia affermato che gli Stati Uniti “vivono e respirano l’idea della libertà religiosa e la tolleranza religiosa, qualunque sia la religione” e pertanto il Governo americano “continuerà a fare tutto il possibile per promuovere il rispetto per la libertà religiosa ovunque sia in pericolo”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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