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Don Santoro scrive al Card. Betori

Edizione del: 8 novembre 2013

Don Alessandro Santoro, Sandra Alvino, la donna nata uomo, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana Transessuali, e il marito Fortunato Talotta, in una lettera indirizzata al Cardinale di Firenze Giuseppe Betori, scrivono: “siamo qui dopo 4 anni (si riferiscono a quello che loro reputano un matrimoni religioso da loro celebrato 4 anni fa) a fare memoria e rinnovare l’abbraccio di benedizione che abbiamo vissuto allora e ci sono tornate alla mente le Sue parole di Vescovo dette e scritte che consideravano, e tutt’oggi considerano, quell’atto ‘privo di ogni valore ed efficacia’, alle quali abbiamo pensato e ripensato ma ancora una volta non possiamo fare altro che dire alla Chiesa, di cui facciamo parte che non riusciamo a riconoscerci e a condividere quelle Sue parole”.

La missiva è stata inviata in occasione del IV° anniversario della “benedizione matrimoniale” tra Alvino e Talotta, in quanto per la Chiesa, Sandra Alvino, anche se ora è donna, rimane un uomo.

“Lei – scrivono gli estensori alla Chiesa, rivolgendosi a Betori – considerò quest’atto una simulazione di Sacramento, appoggiandosi al Codice di Diritto Canonico e facendo forza sulla Sua ‘sicurezza’ dottrinale”.

E, riferendosi alla recente intervista di Papa Francesco su Civiltà Cattolica,  don Santoro, Alvino e Talotta dicono che “a noi sembra che queste parole siano la via maestra con cui le comunità Cristiane, i Vescovi e la Chiesa nel suo insieme dovrebbero, con spirito sinodale, confrontarsi sugli atti e sulle scelte che viviamo come Chiesa. Ed è proprio alla luce di queste indicazioni che continuiamo a pensare che alla benedizione matrimoniale di Sandra e Fortunato debba essere riconosciuta la dignità di Sacramento. E allora come pensare non esista e non valga quell’atto di matrimonio ufficiale firmato con fede e convinzione dagli sposi, da me come celebrante, e dai 2 testimoni 4 anni fa? Che cosa bisogna farne di quell’atto?”.

Nella lettera si riporta che “oggi, nella Celebrazione Eucaristica della Comunità, insieme abbiamo ribadito che una storia d’amore fedele è un Sacramento di per sé, che l’atto d’amore vissuto con loro il 25 ottobre di 4 anni fa supera il diritto e la legge sempre e comunque, e che la loro unione è benedetta e consacrata”.

“Ancora una volta, e questa volta in maniera aperta e pubblica, – prosegue il testo – Le chiediamo di poter cominciare a dialogare e confrontarsi come Chiesa in spirito sinodale su questa specifica questione e su come dare dignità di accoglienza vera nella Chiesa alle diverse e varie relazioni d’amore”.


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