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Deliri Lefebvriani?

Edizione del: 8 giugno 2012

Secondo monsignor Bernard Fellay, superiore della Fraternità San Pio X, fondata dal Vescovo sospeso a divinis Lefebvre, “la ‘accettazione totale del Concilio Vaticano II non è più un prerequisito posto dalla Santa Sede per una soluzione canonica della questione lefebvriana”.

Lo afferma in una intervista a Dici, il bollettino ufficiale della Fraternità.

La decisione definitiva da parte di papa Benedetto XVI, dopo la revoca delle scomuniche dei quattro vescovi lefebvriani nel 2009 e oltre due anni di colloqui dottrinali, era attesa per le scorse settimane. Ma il caso Vatileaks e l’arresto di Paolo Gabriele sembrano aver rallentato la decisione vaticana.

“C’è chi dice che il Papa affronterà la questione in luglio, a Castelgandolfo”, ipotizza mons. Fellay.

Quanto al Concilio, per Fellay, “oggi, a Roma, c’è chi considera che una comprensione diversa del Concilio non è determinante per il futuro della Chiesa, perché la Chiesa non è solo il Concilio”.

Dopo aver cancellato la scomunica ai vescovi lefebvriani, durante l’udienza generale del 28 gennaio 2009, Benedetto XVI aveva chiesto “vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell’autorità del Papa e del Concilio Vaticano II per arrivare a realizzare la piena comunione della Fraternità San Pio X con la Chiesa”.

Nell’intervista Fellay spiega che “è l’atteggiamento della Chiesa ufficiale che è cambiata, non noi. Non siamo noi che abbiamo chiesto un accordo, è il Papa che vuole riconoscerci perché, anche se non c’è pieno accordo dal punto di vista dottrinale, ci sono problemi tremendamente importanti nella Chiesa di oggi”.

Per mons. Fellay, sul Concilio, “le autorità ufficiali non vogliono riconoscere gli errori del Concilio, non diranno nulla in maniera esplicita. Ma se leggiamo fra le righe, si può vedere che vogliono rimediare ad alcuni di questi errori”.

Fellay parla poi anche delle divisioni interne dei tradizionalisti, testimoniate da una lettere degli altri tre presuli lefebvriani – tra cui il negazionista mons. Williamson – che chiedeva allo stesso Fellay di respingere l’accordo con Roma.

“Non escludo la possibilità di un’evoluzione”, dice il superiore della Fraternità.

Quanto alla possibile soluzione canonica offerta dalla Santa Sede ai tradizionalisti, Fellay spiega: “Se una prelatura personale ci fosse data, la nostra situazione non sarebbe la stessa dell’Opus Dei. Credo che la nostra situazione sarebbe molto più simile a quella di un Ordinariato militare, perché terremmo una giurisdizione ordinaria sui fedeli. Saremmo come una specie di diocesi la cui giurisdizione si estende a tutti i suoi fedeli, indipendentemente dalla situazione territoriale. A tutte le cappelle, chiese, priorati, scuole e opere della Fraternità e delle congregazioni religiose amiche sarebbe riconosciuta una vera autonomia per l’esercizio del ministero”.

Per Fellay è il Papa, “di cui afferma essere in contatto, a volere realmente darci questo riconoscimento canonico e non ce lo offre come una trappola”.

Chissà come la prenderanno alla Congregazione per la Dottrina della Fede…

Se ciò fosse vero si aprirebbero nuovi e sconcertanti interrogativi all’interno della stessa Chiesa Cattolica, facendo passare i giusti dalla parte degli scimastici e viceversa.

Franco Mariani


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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