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Delegazione Vaticana a Istanbul

Edizione del: 3 dicembre 2013

Nel quadro del tradizionale scambio di Delegazioni per le rispettive feste dei Santi Patroni, il 29 giugno a Roma per la celebrazione dei Santi Pietro e Paolo e il 30 novembre a Istanbul per la celebrazione di Sant’Andrea, il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha guidato quest’anno la Delegazione della Santa Sede ad Istanbul per la Festa del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.

La Delegazione della Santa Sede, composta dal Cardinale Koch, dal Vescovo Brian Farrell, dal Monsignor Andrea Palmieri e dal Nunzio Apostolico in Turchia, Arcivescovo Antonio Lucibello, ha preso parte alla solenne Divina Liturgia presieduta da Bartolomeo I, Patriarca di Costantinopoli, nella chiesa patriarcale del Fanar.

Successivamente la Delegazione ha incontrato il Patriarca e la Commissione sinodale incaricata delle relazioni con la Chiesa cattolica.

Il Cardinale Koch ha consegnato al Patriarca Ecumenico un Messaggio autografo del Santo Padre, di cui ha dato pubblica lettura alla conclusione della Divina Liturgia.

La Delegazione ha inoltre fatto visita alla sede della Scuola teologica del Patriarcato Ecumenico a Halchi, chiusa dalle autorità turche nel 1971 e di cui si attende il permesso per la riapertura.

Papa Francesco nel suo Messaggio scrive: “Amato fratello in Cristo, è la prima volta che mi rivolgo a lei in occasione della festa dell’Apostolo Andrea. Profitto di questa circostanza per assicurarle la mia intenzione di proseguire i fraterni rapporti fra la Chiesa di Roma e il Patriarcato Ecumenico. È per me motivo di grande consolazione riflettere alla profondità dell’autenticità dei nostri rapporti, frutto di un viaggio pieno di grazia lungo il quale il Signore ha guidato le nostre Chiese sin dallo storico incontro a Gerusalemme di Papa Paolo VI con il Patriarca Atenagora, di cui celebreremo a breve il cinquantesimo anniversario. (…) Perciò, uniti in Cristo, già sperimentiamo la gioia dell’autentica fratellanza in Cristo, mentre siamo pienamente consapevoli di non aver conseguito l’obiettivo della piena comunione. In attesa del giorno in cui finalmente insieme prenderemo parte al banchetto eucaristico, i cristiani sono chiamati a prepararsi a ricevere questo dono di Dio con la preghiera, la conversione interiore, il rinnovamento della vita e il dialogo fraterno”.

“La nostra gioia nel celebrare la festa dell’Apostolo Andrea – prosegue il Pontefice – non deve farci dimenticare la drammatica situazione di molte persone che soffrono a causa della violenza e della guerra, della fame e della povertà e delle grandi calamità naturali. Sono consapevole della sua profonda preoccupazione per la situazione dei cristiani in Medio Oriente e del loro diritto di rimanere nella propria patria. Il dialogo, il perdono e la riconciliazione sono gli unici mezzi possibili per conseguire la risoluzione dei conflitti. Preghiamo instancabilmente Dio Onnipotente e misericordioso per la pace nella regione e continuiamo ad adoperarci per la riconciliazione e il giusto riconoscimento dei diritti delle persone”.

“La memoria del martirio dell’Apostolo Andrea – conclude Papa Francesco – ci faccia pensare ai numerosi cristiani di tutte le chiese e comunità ecclesiali che in molte parti del mondo sperimentano la discriminazione e a volte pagano con lo spargimento di sangue, la propria professione di fede. Celebriamo il 1700 anniversario dell’Editto di Costantino che pose fine alla persecuzione religiosa nell’Impero Romano, in Oriente e in Occidente, ed aprì nuove strade per la diffusione del Vangelo. Oggi, come allora, i cristiani d’Oriente e d’Occidente devono dare comune testimonianza in modo che, rafforzati dallo Spirito del Cristo Risorto, possano diffondere il messaggio di salvezza nel mondo intero. Vi è nel contempo una urgente necessità di una effettiva e impegnata cooperazione fra i cristiani per salvaguardare ovunque il diritto ad esprimere pubblicamente la propria fede e ad essere trattati con giustizia quando viene promosso il contributo che il cristianesimo continua ad offrire alla società e alla cultura contemporanea”.


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