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Conventi aperti? un vero problema

Edizione del: 14 settembre 2013

L’ultima provocazione di Papa Francesco riguarda le proprietà immobiliari della Chiesa: “I conventi vuoti – ha detto Papa Bergoglio – non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi; non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati”.

E subito dopo: “Il Signore chiama a vivere con generosità e coraggio l’accoglienza nei conventi vuoti. Vorrei invitare gli Istituti religiosi a leggere seriamente e con responsabilità questo segno dei tempi. Il Signore  chiama a vivere con più coraggio e generosità l’accoglienza nelle comunità, nelle case, nei conventi vuoti”.

“Certo – ha ammesso Francesco – non è qualcosa di semplice, ci vogliono criterio, responsabilità, ma ci vuole anche coraggio. Facciamo tanto, forse siamo chiamati a fare di più, accogliendo e condividendo con decisione ciò che la Provvidenza ci ha donato per servire”.

Solidarietà, quindi, chiede, oggi, e subito, Papa Francesco.

E non solo agli Istituti religiosi, sia femminili che maschili, ma a tutti gli uomini e donne, e ai Cristiani, in primis.

Eppure la Solidarietà è quella che oggi manca sempre di più.

Ma perché?

Lo dice il Papa stesso: “Solidarietà è una parola che fa paura per il mondo più sviluppato. Cercano di non dirla. E’ quasi una parolaccia per loro. Ma è la nostra parola!”.

Una parolaccia, una parola da non dire, e non mettere in pratica, secondo la maggior parte della Società di oggi.

Eppure, oggi più di prima, il mondo ne ha bisogno.

Ecco perché l’appello/invito lanciato da Papa Francesco di aprire i Conventi agli immigrati rischia di rimanere inascoltato.

Eppure i Conventi, che oggi il Papa vorrebbe veder aprire ai rifugiati. e non diventare alberghi, hanno già svolto in un momento tragico della storia recente un fondamentale ruolo di accoglienza e salvataggio a persone in pericolo.

Lo dice, e lo ricorda, la storia recente del nostro Paese, quando durante la seconda guerra mondiale, furono migliaia gli ebrei che trovarono rifugio nei conventi, nelle parrocchie e negli enti ecclesiastici.

Secondo un rapporto del Coordinamento storici religiosi, i conventi femminili e maschili e le parrocchie, solo a Roma,  strapparono alla razzia nazista almeno 4.329 ebrei, su un totale di 10-12mila presenti nella capitale.

In particolare, le istituzioni femminili che aprirono le porte agli ebrei furono 143, quelle maschili 51.

La Santa Sede, per evitare le perquisizioni naziste, aveva fatto distribuire un cartello, in italiano, da affiggere vicino alla porta di ingresso dei conventi, che recitava: “Questo edificio serve a scopi religiosi ed è alle dipendenze dello Stato della Città del Vaticano. Sono interdette qualsiasi perquisizioni e requisizioni. Der deutsche kommandant General Stahel”.

Stahel era il comandante della Wermacht che, inizialmente, appoggiò l’iniziativa religiosa a protezione degli ebrei.

Nei mesi dell’occupazione, uomini e donne, piccoli e anziani furono nascosti o camuffati da normali abitanti o frequentatori delle case religiose.

E questo non solo a Roma, ma in tutta Italia.

Ad aprire gli istituti religiosi agli ebrei perseguitati dai nazisti fu, come ha ricordato qualche anno fa il Cardinale Tarcisio Bertone: Pio XII, firmò “una circolare della Segreteria di Stato, in data 25 ottobre 1943, con la quale si forniva l’orientamento di ospitare gli ebrei perseguitati dai nazisti in tutti gli istituti religiosi, di aprire gli istituti e anche le catacombe”.

Oggi, per Papa Francesco, il dovere del  Cristiano è di “accogliere, servire, difendere”.

“I conventi vuoti – ammonisce, severamente, Papa Francesco – non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi; non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati”.

Un ammonizione che, secondo noi, rischia di rimanere inascoltata.

Sbagliamo?

Franco Mariani


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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