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Ceruti, sarto ecclesiastico

Edizione del: 29 dicembre 2013

E chi l’ha detto che l’abito non fa il monaco?

Non lo crede, almeno sembra, o perlomeno si sta ricredendo, il clero fiorentino, secondo quanto ci dichiara Gianni Ceruti, che assieme alla sorella Cinzia, sono i titolari della omonima antica sartoria ecclesiastica, fondata nel 1890 dal bisnonno Giuseppe, che all’epoca operava a Figline.

Abbiamo preso come referente questa antica sartoria ecclesiastica a conduzione familiare per parlare di un importante settore del nostro paese, che vanta una antichissima tradizione manuale di veri e propri artigiani sartoriali.

“Il clero fiorentino – mi dice Gianni Ceruti - negli ultimi anni, con l’andare verso la gente aveva dismesso la ‘forma’, per far capire alla gente che era come loro;  e questo ha portato ad un crollo d’immagine, mentre negli ultimi anni, sicuramente, c’è stata una ripresa in più, secondo me dovuta da più che chi l’ha lasciato l’ha ripreso, e chi non l’aveva l’ha messo. Il clero ordinato in questi ultimi dieci anni  si è reso conto da solo che il segno è importante, e quindi c’è stata una ripresa nell’attenzione anche nel vestire, che deve essere pratico, semplice, umile, ma che deve lasciare il segno, in quanto il segno è importante. E in questa ripresa sicuramente Papa Benedetto XVI ha fatto il suo”.

ABITO PIANO  CARDINALE BETORI sartoria ecclesiastica Cerruti FirenzeUn segno che deve essere lasciato sia per quanto riguarda l’abito, talare o  clergyman, che per quello liturgico.

Una talare, tanto per intendersi una tonaca, tutta fatta a mano, “che prima era considerato un abito liturgico, mentre ora è in ripresa anche come abito quotidiano”, costa sulle 400 euro,  mentre per le camice si parte dai 15 euro.

“Ne abbiamo di tutte le taglie, non facciamo camice su misura, e ne vendiamo oltre un migliaio all’anno. Per un clergyman, giacca e pantalone si spende sui 300 euro. Quando mio nonno Aldo, nel 1915 è stato accolto dalla Curia Fiesolana nel palazzo Vescovile di Fiesole in Firenze, in via del Proconsolo, dove ancora oggi ci troviamo, faceva 25 talari al giorno, oggi la media è di una e mezzo”.

Ovviamente Ceruti, visto la sua professionalità artigianale secolare, serve tutti i Vescovi della Toscana e non solo i Vescovi.

“In questo secolo abbiamo fatto, per la prima volta, anche i vestiti da Cardinale,  per Mons. Antonelli, ben quattro, oltre a quello missionario, di foggia bianca, e poi nel 2012 per il Cardinale Giuseppe Betori.  Nel secolo scorso invece mio nonno servì il Cardinale Elia Dalla Costa. Un tempo era usanza mettere fuori dalla porta del laboratorio sartoriale un fiocco rosso per fare sapere a tutti che si  era impegnati  a cucire un abito cardinalizio”.

“Siamo grati al Cardinale Antonelli perché è stata una sua richiesta. E’ stato un gesto molto bello, perchè ci ha dato molta fiducia. Si è voluto disgregare dal gruppo di tutti i Cardinali i quali, per un discorso di uniformità e particolarità dell’abito, si rivolgono tutti sempre ad un unico famoso negozio romano.  Antonelli invece si è voluto rivolgere e fidare di un artigiano fiorentino”.

“Per un abito corale vescovile, quello tutto violaceo, si può arrivare anche a 2.000 euro, molto dipende dai pizzi che si scelgono per il rocchetto, mentre per quello piano, nero con orli violacei, sui 1.200 euro”.

ABITO CARDINALE BETORI sartoria ecclesiastica Cerruti Firenze (2)“L’abito cardinalizio è un abito particolare: il colore, il grado, delle strutture, della mozzetta, del rocchetto, della fascia sono tutti difficili da ricreare e reperire perché sono limitati, sia come colore che come materiale. La Porpora è il colore di riferimento. Fasce e zucchetti si cerca di tenerne una scorta perché sono quelli che si consumano di più, sono sempre fatti artigianalmente.  Tutto quello che è sartoria, dalla talare, sia quella nera che quella filetta di rosso, alla mozzetta, cuciamo tutto noi, invece per quanto riguarda cappelli, berretti e zucchetti ho un artigiana laziale che me li confeziona a mano, visto che sono prodotti difficili da fare, bisogna avere l’arte e la storia. Io mando il tessuto e lei me lo confeziona. Per il tessuto mi rivolgo ad una ditta di Biella in Lombardia che hanno il giusto colore Porpora. I calzini invece gli attingo da una altra ditta di Roma che è l’unica in tutta Italia ad avere i calzini del giusto colore. Nella bolla di nomina c’è tutte le indicazioni dettagliatissime dell’abbigliamento, dal calzino allo zucchetto, ovvero dai piedi alla testa, una volta c’era anche la scarpa, ora non più,  che il nuovo porporato deve farsi ex novo in tempo per il Concistoro, ovvero in circa un mese”.

“Abito piano:  veste talare filettata di porpora,  fascia in vita porpora in seta morezzata, la pellegrina  attaccata al collo e filettata di porpora, zucchetto, calzini, bottoni porpora fatti a mano. In porpora poi devono essere gli occhielli, la filettatura, tutte le impunture, il filo in fondo”.

“Abito corale: talare tutta paonazza con le stesse rifinitura, la fascia morezzata, il rocchetto, che noi a Firenze diciamo roccetto, può essere di varie fogge, ma le rifiniture sono sempre in seta con le manopole in ogni caso di porpora, la mozzetta porpora, calzini, la berretta in seta moré con il ricciolino, il reggi croce. Una volta la fascia invece delle frange aveva i pon pon”.

“La berretta va mandata molto per tempo in Vaticano, in una busta chiusa, con scritto il nome del Cardinale, e sarà quella che verrà imposta dal Papa al nuovo porporato durante il Concistoro”.

scena film Cardinale Otto PremingerQuando il regista americano Otto Preminger, nel 1963 girò il film “Il Cardinale”, con un cast internazionale – tra l’altro andato nuovamente in onda ieri sera in prima serata su LA7 – la produzione e il costumista Donald Brooks, scelsero i Ceruti per cucire gli oltre 100 abiti cardinalizi necessari per tutte le scene del film.

Il film è stato candidato a 7 Oscar, tra cui anche quello per i migliori costumi.

Ma non solo, da Ceruti si serviva, per le talari dei suoi spettacoli, il grande comico Macario, oggi il Maggio Musicale.

Anche la produzione di “Hannibal” di Ridley Scott ha comprato da Cerruti abiti femminili religiosi.

Si, perché nel 1990 Ceruti ha inserito, nella sua già nutrita produzione sartoriale, gli abiti dei vari istituti religiosi, sia maschili che femminili.

“Suore ed istituti religiosi – mi dice Ceruti – hanno avuto anche loro una evoluzione diversa:  prima avevano chi tesseva e chi cuciva i loro abiti tra i loro confratelli, ora invece devono rivolgersi a ditte esterne come noi”. Per le suore ci aggiriamo sui 200 euro, mentre per i maschi dipende dalla foggia degli abiti, ad esempio un francescano sui 300 euro, un domenicano, il vestito più “complicato”, si arriva anche agli 800 euro.

Il settore liturgico ha costi diversi, anche grazie alla varietà dei prodotti. Il posto d’onore, nella classifica delle vendite, spetta ai camici, da 40 euro, il classico modello Alba, ai 750 di quello in lino con inserti di pizzo di cantù, o ai 1.200 euro sempre in lino ma con pizzo di centimetri 45. In netta ripresa, grazie a Benedetto XVI, le pianete, i cui costi rimangono ancora alti, dai 300 euro in su.

Seguono le Casule dai 40 agli 850 euro di quella in sablè lana, e le stole, dai 20 euro in su. Ma si possono anche acquistare piviali, dalmatiche, calici, pissidi, croci, ostensori, candelabri, mitrie.

Quasi tutte le cattedrali toscane, che, per le grandi concelebrazioni arrivano anche ad acquistare  100 casule uguali, si servono da Ceruti.

E’ l’unico che veste i Cavalieri e le Dame del Santo Sepolcro, il cui abito si aggira sugli 800 euro.

Cinzia si occupa della parte produttiva e artigianale dell’azienda, mentre Gianni segue la parte commerciale e dei rapporti con la clientela, anche attraverso le filiale di Pisa, Sarzana Massa, Volterra.

Franco Mariani

© Gli abiti cardinalizi nell’articolo sono quelli realizzati nel 2012 da Ceruti-Firenze per il neo Cardinale Giuseppe Betori - Foto News Cattoliche.


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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