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Centrafrica: Porte Aperte tra Cristiani

Edizione del: 21 dicembre 2013

Sin dall’inizio dell’anno le Comunità Cristiane della Repubblica Centrafricana hanno dovuto affrontare intense sofferenze.

Nel dicembre 2012 i Ribelli Musulmani Seleka cominciarono a conquistare ampie aree del centro e del nordest del paese, per poi, il 24 marzo 2013, prendere possesso della capitale Bangui e costringere alla fuga il Presidente Bozizé.

Da quel momento in poi il Paese ha iniziato un rapido declino verso l’anarchia: la coalizione dei Seleka si è frantumata in alcune fazioni, e signori della guerra e Milizie varie hanno preso possesso di intere aree del paese.

Violenze e atrocità sono state commesse contro la popolazione, ma in particolar modo contro i Cristiani.

Porte Aperte, l’Organizzazione Internazionale Evangelica a sostegno della Chiesa perseguitata, è un “ministero di presenza”.

Lo è anche in Centrafrica e lo dice nella sua ultima nota sul Paese, dove dichiara: “Vogliamo, insieme con voi credenti, essere presenti e stare al fianco dei fratelli perseguitati, perciò a inizio ottobre la nostra missione ha organizzato nella capitale Bangui una conferenza che ha riunito 100 Leader di Chiese di tutte le denominazioni presenti. È stata un’opportunità per responsabili nazionali e regionali di condividere quanto è successo alle Congregazioni Cristiane durante questa terribile guerra. Secondo i partecipanti sono stati anche momenti di profonda riflessione, condivisione e preghiera insieme, in cui si sono considerate persino le aree in cui la Chiesa è stata mancante in quest’oscuro periodo di violenze. Si è firmata infine una dichiarazione congiunta sulla situazione della Chiesa nella Repubblica Centrafricana, dichiarazione utilizzata a vari livelli nella diplomazia internazionale per attirare l’attenzione dei media, dell’ONU e degli stati membri”.

“Le violenze – riferisce Porte Aperte – hanno creato una vera e propria emergenza umanitaria e la persistente insicurezza ha inevitabilmente intaccato le operazioni di soccorso. Il 27 novembre scorso le Nazioni Unite hanno preso atto dello stato di crisi della Repubblica Centrafricana e dichiarato che il Paese corre il rischio di finire nel ‘caos più completo’. Ci sono almeno 400mila rifugiati interni al Paese, mentre 200mila sono fuggiti nelle nazioni confinanti: migliaia e migliaia di persone sono esposte alla fame e a malattie come malaria, influenza e colera”.

Anche la conferenza tenuta in ottobre si era svolta in un clima di “insicurezza e di paura di attacchi”, tuttavia Porte Aperte è riuscita a portare aiuti di primo soccorso per circa 38 famiglie Cristiane nel bisogno, tra cui 6 vedove di Pastori uccisi dai Ribelli Seleka.

Inoltre si sono seguiti e aiutati 23 Pastori costretti alla fuga in Camerun: alcuni hanno perso figli nelle violenze, altri si sono ammalati.

“In aprile 2013 – riferisce ancora Porte Aperte – la Chiesa EEvangelica dei Fratelli di Bangui era stata attaccata e 33 persone erano rimaste ferite: abbiamo fatto visita a queste persone offrendo loro copertura per le spese mediche”.

Porte Aperte considera le azioni compiute solo un inizio.

“Le necessità sono molte – dichiara – e noi stiamo lavorando alacremente per capire come aiutare la Chiesa in questo Paese nel 2014, poiché, come sapete, noi tutti ‘siamo uno’ con loro”.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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