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Centrafrica: Messa per la Pace con 4mila rifugiati

Edizione del: 15 dicembre 2014

Rifugiati CentrafricaPadre Federico Trinchero, Missionario Carmelitano Scalzo che opera nel Convento Notre Dame du Mont Carmel di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, dove da 1 anno sono accolti migliaia di sfollati in fuga dalla violenze e dai combattimenti tra gli ex Ribelli Seleka e le Milizie Antibalaka, ha organizzato una Messa per la Pace.

“Un anno fa – ha detto il Frate - nel dicembre 2013, in seguito agli scontri scoppiati nei quartieri di Bangui, migliaia di profughi hanno trovato rifugio nel nostro Convento. Molti di loro – circa 4.000 – si trovano ancora qui. Attualmente la situazione è un po’ più tranquilla, anche se sempre molto precaria.

La creazione di un Governo di Unità Nazionale e l’arrivo di Forze di Pace internazionali ha permesso di migliorare la situazione, ma la pace rimane ancora precaria.

Per questo, scrive Padre Federico, “in questa Messa vogliamo implorare da Dio il dono di una pace duratura e di una vera riconciliazione per tutta la Repubblica Centrafricana. Chiederemo a Dio il dono della conversione del cuore e della testa”.

“Ricorderemo le migliaia di persone che sono morte in questi ormai 2 anni di guerra. Pregheremo per le vittime innocenti, per i Cristiani e i Musulmani, gli Antibalaka e i Seleka. Pregheremo per quanti tra i nostri profughi abbiamo conosciuto e amato e sono morti: anziani, ragazzi, bambini”.

“Pregheremo – prosegue il Missionario – per i caduti dell’Esercito francese, degli altri Eserciti africani e quelli di altre parti del mondo, dei vari Organismi umanitari che stanno contribuendo con il loro lavoro e il sacrificio della loro vita al ritorno della pace in Centrafrica. Pregheremo per quanti governano e governeranno questo Paese”.

“Pregheremo per tutte le persone che ci hanno aiutato e ci stanno aiutando con la loro preghiera, la loro amicizia e la loro generosità. E renderemo grazie a Dio per tutti i bambini che sono nati qui al Carmelo e per averci protetto da ogni pericolo” conclude Padre Federico.


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