Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti al servizio news offerto gratuitamente dalla redazione di News Cattoliche, in questo modo riceverai un avviso ogni qual volta pubblicheremo una notizia.

Cei: il teatro e il sacro

Edizione del: 16 luglio 2012

Si è tenuto a San Miniato il convegno nazionale della Conferenza Episcopale Italiana  sul Teatro e il Sacro.

Una festa nella festa, dato che l’evento ha arricchito la 66ª edizione della Festa del Teatro, che culminerà oggi  prossimo con il Dramma Popolare con la messa in scena della prima di “Anima Errante” di Cavosi.

Un centinaio di persone arrivate da tutta Italia hanno preso parte alle sessioni della due giorni del convegno, durante il quale si sono alternati i contributi dei relatori e tre brevi spettacoli teatrali, tutto all’interno della splendida cornice di Palazzo Grifoni, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato.

Sarebbe stato interessante conoscere i commenti di uno dei fondatori dell’esperienza del “Dramma”, ovvero Don Giancarlo Ruggini, dal pensiero quanto mai attuale, ricordato anche dal Vescovo di San Miniato nel suo intervento d’apertura dei lavori del convegno: “A lui si devono le riflessioni più acute in merito alla vicenda della festa del teatro di San Miniato. Fu colui che fece attraversare a questa impresa teatrale, non senza problemi e tensioni, i rivolgimenti culturali e sociali della metà degli anni ’60 e il profondo rinnovamento conciliare della Chiesa”.

“In un assai noto intervento dell’estate del 1971 – ha ricordato il Vescovo Tardelli – esprimeva così l’intento che animava l’impresa: ‘Noi precisammo fin dal nostro nascere che non ci interessava un teatro puramente devozionale od edificante; che volevamo invece un teatro impegnato sui problemi e sulle inquietudini spirituali del nostro tempo. Non ci attirava una verità pura quanto si vuole ma astratta; ci affascinava invece la parabola di una verità che si incarna e per questo è cristiana, una verità che non teme di compromettersi nella storia misurando nel concreto le sue responsabilità. Ci interessava insomma verificare quanto nella realtà c’è ancora di cristiano, quale sia la sete di Dio e dei valori evangelici che ancora è dato di rintracciare nel cuore dell’uomo e nelle sue comunità, quali siano i segni dei tempi da qualunque parte e cultura e civiltà essi vengano, che possono profetizzare una nuova stagione di cristianesimo’ ”.

Il Presule ha inoltre insistito sulla necessità di una ricostruzione spirituale e culturale che somiglia a quella del periodo del dopoguerra: “Il ‘Dramma’ nacque da una intuizione fondamentale: che attraverso la rappresentazione teatrale, un popolo potesse sentirsi interrogato sulle questioni fondamentali della vita. Quell’intuizione è ancora profondamente attuale ancora oggi”.

“Siamo di nuovo – ha continuato il vescovo di San Miniato – in un tempo per certi versi simile al dopo guerra. In un momento in cui si fa necessaria ed urgente una ricostruzione non solo economica, ma anche sociale, umana e spirituale. La crisi che viviamo mette a nudo le nostre debolezze e ci costringe, nostro malgrado, a pensieri diversi da quelli della superficialità, dell’apparire e del consumo come ideale di vita”.

E proprio su questa linea si sono indirizzati i lavori di tutto il convegno. Molti dei relatori presenti hanno infatti fatti individuato nell’ “inquietudine” e nella “ricerca di senso” la principale caratteristica del teatro d’ispirazione cristiana.

Su questo tema hanno dibattuto Fabrizio Fiaschini, Carla Bino, Claudio Bernardi, Silvia Guidi, Giorgio Bonaccorso, Francesco Giraldo, Mons. Domenico Pompili. Quest’ultimo, partecipando alla tavola rotonda finale, ha voluto soffermarsi sulla funzione educativa del teatro: “L’emozione che conosce si rileva oggi ancor più necessaria in una cultura dominata dall’esaltazione delle emozioni cercate e consumate come unico scopo e in una condizione diffusa non solo nel mondo giovanile, dove si tende a contrapporre la razionalità fredda all’emotivismo caldo, senza tener conto del fatto che queste due componenti vanno integrate piuttosto che giustapposte, creando una schizofrenia che non tarda a manifestarsi in ambiti decisivi del vivere, come il l avoro e le relazioni affettive”.


Autore: 

Carmen Ierardi, 34 anni, laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Pisa, ha studiato Teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Beato Niccolò Stenone” di Pisa.

You must be logged in to post a comment Login