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CEI: i Vescovi bocciano il reddito minimo

Edizione del: 22 maggio 2015

BregantiniIl reddito minimo “ma anche la cassa integrazione non deve essere mai finalizzata a fare niente”, ha affermato nell’audizione alla Commissione Lavoro del Senato italiano, l’Arcivescovo Giancarlo Bregantini, in audizione per la Cei.

No all’assistenzialismo, occorre piuttosto accompagnare verso una nuova occupazione chi perde il lavoro.

“Accompagnare è la parola che il Papa ha detto a noi Vescovi, la diciamo alla società”.

Accompagnare alla formazione, ad un lavoro, evitando “progetti di assistenzialismo”.

“Bisogna fare in modo che ci siano iniziative di sostegno per chi perde il lavoro, ma sempre finalizzate ad accompagnare, in modo che non si precipiti nel buco nero della povertà”, spiega Bregantini.

L’Arcivescovo ha sottolineato che “tutti gli interventi dello Stato debbono essere fatti per facilitare il servizio ai luoghi di maturazione e di crescita della società”.

E quindi il reddito di cittadinanza, di cui si discute in Parlamento, deve prevedere, “ulteriore formazione o anche servizi”.

Il Vescovo di Campobasso, che per anni si è occupato nella Cei di problemi del lavoro, ha spiegato: “per esempio, ci può essere un momento in cui una scuola ha bisogno di essere dipinta oppure può servire in una comunità chi pulisce le aiuole, o le strade. E allora tutti gli interventi pubblici, compresa la cassa integrazione, non debbono mai essere finalizzate a fare niente”.

Si deve guardare al “benessere dell’individuo” ma anche a quello della società che può essere sostenuta con “le qualità” di chi, in assenza momentanea di un suo lavoro, fa qualcosa per il bene della società.

Una ricetta che potrebbe funzionare anche contro la piaga della disoccupazione giovanile, per loro non servono “progetti di assistenzialismo ma piuttosto il punto nodale sta nell’aiutarli ad elaborare e attuare un loro progetto di autopromozione che valorizzi anche le loro capacità”.


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