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Cei e rapporto con Politica

Edizione del: 28 maggio 2013

La 65ma Assemblea della Cei che si è chiusa la scorsa settimana sembra lontana dal modello di relazioni tra le varie anime della Chiesa e di queste con la politica del passato recente.

Il rapporto con la politica spetta alle Conferenze Episcopali, e questa è una “regola mai abrogata”, nonostante la lettera del 2007 con cui il Cardinale Tarcisio Bertone voleva trasferirlo dalla Cei alla Segreteria di Stato Vaticana.

Quella lettera è stata un “auspicio” e, aggiunge conciliante il Presidente della Cei Angelo Bagnasco, una “dichiarazione di disponibilità”.

Complice il passaggio da Ruini a Bagnasco, la crisi economica e da ultimo il nuovo Papa, l’Episcopato italiano si muove in acque meno polarizzate dalla politica e alla ricerca di collaborazione o almeno di non belligeranza tra le diverse sensibilità Ecclesiali.

Così Bagnasco ha insistito sul tema del lavoro “lama nella carne del popolo” e si schiera a difesa delle industrie italiane: “Temo che per risanare i buchi possano essere venduti i grandi gioielli industriali del Paese”, mentre non è possibile un “approccio esclusivamente finanziario al problema industriale”; non ci si può preoccupare “solo di sanare i debiti, serve un reale, incisivo e possibile piano di sviluppo industriale”.

Il Porporato ha raccontato degli aiuti ai poveri da tutte le realtà Ecclesiali, ricordato le spese per la carità anche grazie ai fondi dell’otto per mille, anche se non è convinto che la “provocazione” di Papa Francesco, disposto se servisse per i poveri a vendere anche le chiese, sia realizzabile: “chi se le compra le chiese? Ci sarebbe un beneficio consistente dalla vendita?”.

C’è curiosità, – anche per indiscrezioni che parlano di un certo sconcerto – sulle reazioni dell’Assemblea alla meditazione con cui giovedì Papa Francesco ha impresso una virata di stile e contenuti agli incontri dei Papi con la Cei.

Il Presidente dei Vescovi ha commentato che il richiamo del Papa, alla “Santità” e alla “vigilanza” contro “ambizioni personali e attaccamento al prestigio e alle cose del mondo” “rivolto in particolare a noi Vescovi”, “è decisamente sempre opportuno e provvidenziale” e si colloca nel solco di Benedetto XVI che ha “insistito sul primato di Dio e della conversione”.

“Lui e i Vescovi lo hanno vissuto come un richiamo paterno”.

L’incontro con il Papa, ha commentato il Presidente dei Vescovi, è stato molto bello per “affetto e cordialità”, espressi “con le parole, i gesti, la sua presenza”: “ci ha incoraggiato con molto affetto, stima il nostro lavoro e il nostro cammino”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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