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Caritas MI: aumento aiuti alimentari

Edizione del: 8 novembre 2013

In 5 anni, dall’inizio della crisi ad oggi, sono aumentate di un terzo le persone che chiedono beni materiali, soprattutto cibo, ai centri di ascolti della Caritas Ambrosiana a Milano.

Tra tutti, l’incremento maggiore riguarda gli italiani, oggi in una condizione simile a quella degli stranieri.

L’aumento, secondo la Caritas, non esprime un bisogno alimentare, ma un bisogno economico.

Si risparmia sul cibo, per pagare le bollette, il mutuo, l’affitto, i debiti.

Lo scorso anno sono stati consegnati 63mila pacchi viveri al mese, nei 300 punti di distribuzione della Caritas.

Nel 2012, ai 59 centri di ascolto presi in esame, sugli oltre 300 presenti in diocesi, hanno chiesto un aiuto materiale 5.993 persone, oltre un terzo degli utenti complessivi, 16.560.

Rispetto a 5 anni fa, agli inizi della crisi economica, le persone che hanno fatto questo tipo di richiesta sono aumentate del 31,4%.

Non si registra una grande differenza tra la componente italiana e quella straniera degli assistiti.

Nel corso del 2012 tra gli italiani coloro che hanno chiesto cibo sono stati il 37%, una percentuale pressoché simile a quella registrata tra gli immigrati.

“Più che una povertà alimentare – commenta don Roberto Davanzo, Direttore della Caritas Ambrosiana – questo dato ribadisce le difficoltà economiche crescenti in cui versano i milanesi, e non più soltanto gli immigrati, da quando è iniziata la crisi”.

Per don Davanzo “nella Milano che si prepara ad ospitare l”Expo che ha come tema l’alimentazione, un terzo dei cittadini più poveri rinuncia, almeno 1 volta al mese, a fare la spesa al supermercato per pagare la luce”.

Di fronte a questa situazione Caritas Ambrosiana ha mobilitato la sua articolata rete di aiuto radicata nel territorio della diocesi.

Nei circa 300 magazzini o punti di diffusione gestiti in diocesi dai volontari Caritas si stima che vengano distribuiti ogni mese circa 63mila pacchi viveri.

Ogni pacco contiene pasta, riso, olio, caffè, zucchero, biscotti, scatolame generico, per un valore complessivo di 30 euro.

Circa l’80% dei prodotti è fornito dal Banco Alimentare onlus.

Il restante 20% viene acquistato o raccolto attraverso le donazioni dalle parrocchie stesse.

Nel 2009 è anche nato a Sesto San Giovanni un Last minute market, ispirato ai principi della omonima società spin-off dell’Università di Bologna che promuove progetti volti al riutilizzo a fini sociali dei prodotti invenduti.

L’iniziativa, realizzata dal Comune di Sesto San Giovanni, dall’Associazione San Vincenzo de’ Paoli e dalle Caritas parrocchiali della città, ha permesso di integrare il tradizionale pacco viveri anche con generi freschi.

Dal 2010 sono stati distribuiti 40.570 chili di frutta, verdura e pane.

Nel giugno 2012 è entrata a far parte del progetto anche la società che gestisce la mensa per i dipendenti del Comune, la Sodexo.

I prodotti che non sono stati serviti vengono distribuiti dai volontari alle persone in difficoltà negli stessi locali del self-service.

“La distribuzione degli aiuti alimentari attraverso pacchi viveri e borse spesa è prima di tutto, segno di vicinanza e sostegno concreto alle famiglie bisognose che i centri di ascolto incontrano – osserva Luciano Gualzetti, vice-Direttore di Caritas Ambrosiana – Ma per superare la crisi, non bastano forme, pur intelligenti, di integrazione al reddito e di solidarietà. Occorrono interventi sul fronte del lavoro, del welfare, delle relazioni familiari e comunitarie di cui tutto il sistema Paese, Istituzioni, forze produttive, sindacati, deve sentirsi responsabile”.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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