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Card. Vegliò: cittadinanza segno di civiltà

Edizione del: 29 maggio 2013

Il Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, il Cardinale Antonio Maria Vegliò, ha sottolineato come “sarebbe una dimostrazione di civiltà, di generosità e di responsabilità se l’Italia valutasse seriamente l’ipotesi di concedere la cittadinanza a quanti sono nati e cresciuti sul suo territorio, o almeno fornisse loro il permesso di soggiorno”.

“A ciascuna persona – ha sottolineato il Cardinale Vegliò – deve essere data protezione sul territorio di uno Stato. Questo non è un dibattito solo teorico, ma soprattutto concreto”.

Il Porporato ha ricordato inoltre la situazione dei Rom in tanti Paesi: “Molti di loro rimangono apolidi, non avendo la protezione di alcuno Stato, con tutte le conseguenze negative che ne derivano. Essi vivono quasi come persone invisibili, prive di documenti d’identità, con scarse possibilità di ottenere un posto di lavoro, l’accesso allo studio e di lasciare i loro poveri accampamenti. I loro figli, anche quando sono nati e cresciuti in una nazione, rimangono comunque privi di nazionalità e quindi vittime della legislazione di quella stessa nazione. Spesso questo comporta l’accattonaggio, anche da parte dei bambini, che trascurano così la scuola e l’istruzione. Si dovrebbero creare le condizioni per porre fine all’apolidia”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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