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Card. Van Thuan presto beato

Edizione del: 6 giugno 2013

Il 6 luglio, alle ore 11, nella chiesa Santa Maria della Scala a Trastevere, della quale Van Thuan era il Titolare, sarà celebrata una Messa di Ringraziamento per la conclusione della prima fase del Processo diocesano di Beatificazione, che si chiuderà il 5 luglio nella Sede del Vicariato di Roma.

Il rito sarà presieduto dall’Arcivescovo di Trieste, Monsignor Giampaolo Crepaldi, che fu stretto Collaboratore di Van Thuan a Roma e che avviò qualche anno fa la Causa di Beatificazione.

Il Cardinale Francois Xavier Nguyen Van Thuan, Coadiutore di Saigon e poi Presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, cosi raccontava  la celebrazione quotidiana della Messa nei Campi di Rieducazione del Vietnam  dove fu imprigionato per 13 anni: “alle 21,30 bisognava spegnere la luce e andare a dormire. Allora mi curvavo sul letto per celebrare la Messa, a memoria, e distribuivo la Comunione passando la mano sotto la zanzariera. Avevamo fabbricato sacchettini con la carta dei pacchetti di sigarette, per conservare il Santissimo Sacramento e portarlo agli altri”.

“Gesù nell’Eucaristia è stato adorato clandestinamente dai Cristiani che vivevano con me, come tante volte è accaduto nei campi di prigionia del secolo XX”, testimoniò Van Thuan quando Giovanni Paolo II per metterlo in salvo dal rischio di nuovi arresti lo chiamò a Roma e dovette faticare a convincerlo a restare con un incarico di Curia.

“All’indomani del mio arresto – raccontò al suo arrivo a Roma il futuro Cardinale – mi venne consentito di scrivere ai familiari per farmi inviare le cose necessarie. Domandai la medicina contro il mal di stomaco. I miei sapevano che non soffrivo di quel male, cosi mi mandarono il vino per la Messa in una piccola bottiglia con l’etichetta: ‘medicina contro il mal di stomaco’, e delle ostie in una fiaccola contro l’umidità”.

A Papa Wojtyla che lo ha preceduto di poco nel cammino verso la Beatificazione, Van Thuan confidò “la grande gioia” provata da detenuto quando “ogni giorno, con tre gocce di vino e una goccia d’acqua nel palmo della mano, ho celebrato la Messa. Era questo il mio altare ed era questa la mia Cattedrale! Erano – disse – le più belle Messe della mia vita! Così per anni mi sono nutrito del pane della vita e del calice della salvezza”.

Nato nel 1928 a Hué, in Vietnam, Van Thuan era stato ordinato sacerdote nel ‘53.

Compiuti gli studi a Roma, era tornato in patria come Professore e poi Rettore del Seminario, Vicario Generale e quindi Vescovo di Nha Trang.

Nominato da Paolo VI Arcivescovo Titolare di Vadesi e Coadiutore di Saigon, ora Città Ho-chi-minh, il 24 aprile 1975, dopo pochi mesi, con l’avvento del Regime Comunista fu arrestato e messo in carcere.

Ha vissuto in prigione per 13 anni, 9 dei quali in isolamento: nella sua cella aveva raccolto tutti i pezzetti di carta trovati, realizzando un’agendina sulla quale aveva riportato più di 300 frasi del Vangelo, celebrando l’Eucaristia sul palmo della mano e creando anche delle piccole Comunità Cristiane che si ritrovavano per pregare insieme.

Sempre in prigione, con l’aiuto di una guardia aveva forgiato con del filo elettrico una catena per reggere la Croce che lui stesso aveva intagliato da un pezzo di legno.

Le avrebbe portate sempre al collo, anche da Cardinale.

Liberato dal Regime, nel 1994 è stato nominato vice Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, per divenirne poi Presidente nel 1998.

In questa carica rimase fino al 2002, quando morì per un tumore affrontato dando prova di virtù eroiche, così come era avvenuto durante la prigionia.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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