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Card. Sepe: condizioni città preoccupanti

Edizione del: 18 settembre 2013

In un passaggio della Lettera Pastorale del Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli, datata giugno scorso e distribuita nel Duomo nei giorni scorsi in occasione dell’avvio ufficiale dell’Anno Pastorale, si legge che “le condizioni economiche e sociali della nostra città destano seria preoccupazione”.

“Ad antichi mali se ne sono aggiunti altri dovuti ad una crisi economica che, nata lontano da noi, ha reso ancora più difficoltose le precarie condizioni di vita della nostra gente – scrive il Cardinale – . Se volessimo solo enumerare le sofferenze e le umiliazioni dei nostri cittadini, ci troveremmo di fronte ad un interminabile, penoso elenco di disagi sociali. Aumenta il numero dei disoccupati e dei senza fissa dimora, barboni, degli emarginati, sconfitti, e dei disperati. Il futuro dei giovani e della città è a rischio”.

Una situazione di fronte alla quale la comunità Ecclesiale “non può rimanere inerte” ed è “mossa da un impeto d’amore per la sua città, spinta da un forte impulso ad accorrere al suo capezzale, come si va a casa di una persona cara sapendola in pericolo”.

“Questa città, di cui siamo tutti innamorati, nonostante le sue contraddizioni, fa parte di noi stessi, è il nostro corpo, è ossa e carne della nostra umanità, che si dilata nelle pietre e nei monumenti, nelle case e nei paesaggi – afferma – In essa si respira la presenza di Dio: le sue strade sono le arterie attraverso cui il Dio della vita passa e si fa storia. Egli non è lontano, non abita un’altra città. Egli ci aspetta tra queste mura, in questi tabernacoli umani”.

“Noi vogliamo offrire la nostra sincera disponibilità, umile e concreta, per la rinascita di questa grande realtà napoletana e metropolitana – sottolinea – vogliamo impegnarci perché il nostro territorio recuperi la sua bellezza sfiorita, perché sia la casa comune di tutti e non una coabitazione di interessi individualistici e discriminatori”.

“E’ necessario che tutti acquisiscano una sensibilità più viva per gli interessi generali della collettività – conclude – Dobbiamo essere consapevoli che tutti saremo responsabili, se non sapremo ascoltare il grido d’allarme che si leva dal cuore della gente”.


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