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Card. Ravasi: cricket per messaggio fede

Edizione del: 28 ottobre 2013

Non è la squadra del Vaticano, ma il fatto di chiamarsi St.Peter Cricket Club, di essere composta da Religiosi e di essere stata “battezzata” e “benedetta” in Via della Conciliazione, nella Sede del Pontificio Consiglio della Cultura dal Presidente, il Cardinale Gianfranco Ravasi, la pone comunque sotto una “egida Papale”.

“No, non è una squadra del Vaticano, assolutamente no – precisa Ravasi  - Si chiama St. Peter per fare riferimento in qualche modo alla Santa Sede e all’universalità della Chiesa Cattolica, ma non è lo Stato della Città del Vaticano a entrare in competizione”.

Il Cardinale “Ministro Vaticano della Cultura” sottolinea che “sport e fede possono andare a braccetto, se ci si rifà al principio che tutto ciò che è umano deve essere assunto dalla fede, perché la fede è il cuore e l’anima profonda dell’umanità”.

Per Ravasi, “l’importante è che si accompagni alla gratuità: come non si ha fede per avere un vantaggio concreto, così si gareggia per un’adesione libera, per un divertimento festoso che non sia inficiato, come purtroppo sempre più spesso accade, da violenza, doping, commercio, fenomeni che portano alle ludopatie”.

Nel caso specifico del St. Peter Cricket Club, che ricorda le squadre composte da preti e sacerdoti che partecipano annualmente alla Clericus Cup di calcio, “non è di sua natura professionale, ma vuole essere un modo per celebrare la libertà del gioco e dello sport, con tipologie proprie delle singole culture. Nel caso del cricket – ricorda il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura – parliamo di culture soprattutto asiatiche, indiane, anglosassoni, australiane, che in questo ambiente Vaticano ricevono un po’ la loro espressione simbolica”.

Infatti, “in Italia, dove è popolare il calcio, forse il cricket può passare come uno sport esclusivo. Ma mi si dice che nel mondo, dal punto di vista statistico, il primo sport come numero di praticanti sia proprio il cricket – osserva il Cardinale Ravasi – Quindi, può essere un emblema dello sport ancora più del calcio, che pure per noi europei o per i sudamericani è il simbolo sportivo dominante”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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