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Card. Piovanelli commenta letture Epifania

Edizione del: 5 gennaio 2014

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture della Solennità dell’Epifania 6 gennaio 2014

Isaia 60, 1-6     /     Efesini 3, 2-3.5-6     /     Matteo 2, 1-12

  •  ISAIA

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,  perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le opere del Signore.

            PAROLA  DI  DIO

 

I Giudei sono ritornati dall’esilio nel 538 a.C.. Sono tuttavia numerosi quelli che sono rimasti all’estero – formano quella realtà che verrà chiamata “diaspora” o “dispersione”.  Di fatto  Gerusalemme non è che una città secondaria, capitale di un piccolo pezzo di un impero straniero a cui rimane sottomessa. Che delusione rispetto alle speranze del passato! Come siamo lontani dalla visione del profeta Isaia, figlio di Amoz: “il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: “Venite, saliamo al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri” (Is.2, 1-5) !

Ed ecco un profeta – il cosiddetto Deutero-Isaia oppure un suo discepolo, il Terzo Isaia – proclamare nuovamente la impossibile speranza: Gerusalemme diventerà il centro del mondo: “le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere”.

Israele, confortato dai suoi profeti, custodisce nel suo cuore la promessa, nella certezza che il Signore non li ha ingannati e non può mancare di parola.

L’evangelista Matteo con l’episodio dei Magi intende mostrarci che la predizione di Isaia si realizza in Gesù Cristo, sebbene in modo diverso da quello che ci si aspettava. La luce divina – la gloria del Signore – brilla su di Lui che riassume in sé il popolo eletto, e diventa luminoso punto di riferimento per i figli che vengono da lontano e per tutti i popoli della terra.

La realizzazione è tale che lo stesso profeta, se ancora fosse stato in vita, ne sarebbe rimasto sorpreso e sbalordito.

Epifania significa “manifestazione del Signore”. In Oriente, dove è nata, questa festa era stata istituita non per ricordare i magi, ma la nascita di Gesù, il Natale, l’apparizione della luce. In Occidente – dove il Natale era celebrato il 25 dicembre – venne accolta nel IV secolo e divenne la festa della “manifestazione della luce del Signore” ai pagani e della chiamata universale di tutti i popoli alla salvezza in Cristo.

  • EFESINI

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

            PAROLA  DI  DIO

 

La parola “mistero” ricorre due volte soltanto nei Vangeli – nella famosa frase di Gesù agli apostoli: “A voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli”  (Mc 4,11; Mt 13,11) –, ma è usato frequentemente nelle lettere di Paolo e nell’Apocalisse.

Con questa parola si indicava in Israele il progetto di Dio sul mondo, progetto, segreto, inaccessibile, perché elaborato da Lui in cielo. Gli uomini non sono in grado di comprenderlo, perché le vie e i pensieri del Signore sono lontani dai nostri come il cielo sovrasta la terra (Is 55,9).

Non riusciremo mai, dunque, a sapere  che cos’ha in mente Dio, dove ci vuole condurre, qual è il fine della creazione?

L’apostolo Paolo afferma che i pensieri e i disegni di Dio sono rivelati, manifestati, proclamati non da sognatori o visionari, ma dai predicatori, gli apostoli, i profeti della comunità cristiana.

Contemplando le sue gesta, ascoltando le sue parole ricevono la rivelazione di ciò che Egli ha in mente da tutta l’eternità. Paolo include anche se stesso fra le persone che hanno scoperto il progetto di Dio e che sono state coinvolte nella sua attuazione.

L’apostolo medita il mistero della salvezza che ha conosciuto per rivelazione : era veramente necessario un lungo cammino (non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni)  perché il mistero fosse, al presente,  rivelato agli apostoli e ai profeti per mezzo dello Spirito. Il mistero è la salvezza di tutti gli uomini. Tutti gli uomini (le genti), al di là di ogni possibile conflitto (di cui è simbolo privilegiato l’opposizione fra Giudei e pagani),  sono chiamati, in Cristo Gesùa partecipare alla stessa eredità e formare lo stesso corpo.

Quello che una volta si poteva appena intravedere, ormai è chiaramente manifestato.

  • MATTEO

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: ” Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. All’udire questo, il re Erode restò turbato e con luji tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”. Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: “Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”. Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

            PAROLA  DEL  SIGNORE

 

Matteo ci presenta il racconto dei Magi – il vangelo non dice che sono re e non ne indica il numero. Il racconto ha un nucleo di storicità, anche se arricchito dal trasparente messaggio evangelico.

La tradizione vi ha aggiunto particolari curiosi, trasformando questi personaggi in re e facendoli diventare uno bianco, l’altro giallo, il terzo nero; e ha attribuito loro nomi diversi (in Occidente: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre) e ha disseminato le loro reliquie in vari luoghi, da Milano a Colonia.

Come spesso succede, la storicità di alcuni brani biblici che hanno l’apparenza di una metafora, appare poi con maggior fondamento di quanto non si era pensato in  un primo tempo. Il termine greco “magoi”, da cui il nostro “magi” indica sacerdoti babilonesi che erano al tempo stesso astrologi e astronomi. La stella da loro osservata, secondo l’interpretazione dell’astronomo Keplero fatta ai primi del ‘600, era una semplice congiunzione Giove-Saturno nella costellazione dei Pesci, congiunzione verificatasi nell’anno 7 a.C., che è la data più probabile della nascita di Gesù.

Secondo i Magi, tale fenomeno celeste significava la nascita di un principe del mondo in Palestina. Una sorprendente conferma a questa teoria, venne nel 1925 da una tavoletta in caratteri cuneiformi scoperta a Sippar presso Babilonia e decifrata dall’archeologo P.Schnabel. Il “messaggio” di questa triplice congiunzione li spinse ad intraprendere un lungo viaggio di un mese e mezzo dalla Mesopotamia fino a Gerusalemme per andare ad adorare il neonato Messia.

I Magi sono il simbolo di tutti i popoli della terra che cercano Dio con cuore sincero.

Potessimo anche noi fare il cammino della fede che hanno fatto i Magi!

Essi hanno visto sorgere una stella e questo avvenimento li ha portati fuori del loro paese e fuori da se stessi. Per noi la stella che sorge può essere un avvenimento, un incontro, una gioia o una pena o, perché no?, la nascita di un Bambino. E’ come se nella nostra vita si accendesse una stella. Ed eccoci obbligati ad alzare il capo, a lasciare le certezze del passato, a cercare più lontano.

La luce è ancora piccola, ma qualcosa in noi si è messo in movimento. Come una chiamata ancora debole e non perfettamente chiara. E’ la prima stazione.

Ma – poco a poco, oppure d’un tratto – la luce che ci ha messo in cammino si attenua o addirittura scompare. Allora, come il popolo ebraico nel deserto, siamo presi dalla tentazione di ritornare in Egitto!

Fortunatamente i Magi ci indicano un’altra strada: essi consultano a Gerusalemme i migliori specialisti della Parola di Dio. I sommi sacerdoti e gli scribi danno la risposta giusta: E’ a Betlemme che bisogna andare! Sommi sacerdoti e scribi danno la risposta giusta, ma non si muovono, non corrono a Betlemme, restano tranquillamente nelle loro case. La Parola non prende corpo di realizzazione che per le persone che, come Abramo, hanno lasciato tutto e sono disposte ad andare fino in fondo. Anche la nostra vita non prende senso se non dalla Parola di Dio trasmessa dalla Chiesa e accolta da un cuore libero. E’ saggio soltanto “chi ascolta e mette in pratica la Parola (Mt.7, 24). E’ la seconda stazione.

Il buio e il mondo del male ci circondano. Pericoli e tentazioni raddoppiano. Erode, novello Faraone, è là che sogna di rimetterci in schiavitù. I magi, illuminati interiormente, sanno distinguere il bene dal male e scelgono, senza ferire nessuno, secondo la Parola che viene loro offerta, riprendono il cammino per cui si erano mossi da lontano e trovano Colui che la stella aveva loro indicato. Hanno attraversato il buio. E’ la terza stazione.

Ecco di nuovo la luce. La si riconosce dalla gioia interiore che trabocca dal cuore. Eccoci  a Betlemme.

Ognuno deve arrivarci, un giorno o l’altro. E’ là che Dio dà appuntamento ad ogni uomo, perché “Dio nessuno lo ha mai visto: Proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv.1, 18). E’ là  Colui che il nostro cuore maggiormente attende. E’ il momento dell’adorazione. Adorare: che vuol dire mettersi la mano alla bocca (“ad os”) per far tacere ogni parola umana, per serbare, come Maria, tutte queste cose meditandole nel cuore, per diventare, secondo la misura dello Spirito, gente che ha visto, ha saputo riconoscere e, come il vecchio Simeone nel tempio, altro non desidera. E’ la quarta stazione.

E noi tiriamo fuori i doni, coi quali riconosciamo il Re (l’oro), vero Dio (l’incenso) e vero uomo (la mirra) e nel cuore comincia a splendere una certezza stupenda: non siamo più soli, Dio si è fatto, concretamente, Emmanuele (Dio-con-noi)!  E’ la quinta stazione.

Ma bisogna ripartire. Non siamo ancora arrivati al punto ultimo che è il Paradiso. La storia di Gesù  con gli uomini è un lungo cammino. Molte stelle brilleranno ancora sulla nostra testa e nel cielo profondo dell’anima e ci chiederanno di ripartire. La vita è ripartire ogni giorno.

Ma qualcosa è davvero cambiato. E’ sempre più difficile ricominciare a vivere come prima e percorrere i soliti sentieri. Si ritorna al nostro paese, cioè al nostro ambiente, ai nostri impegni, alle nostre fatiche, alle nostre lotte, ma “per un’altra strada”. E’ l’ultima stazione del cammino della fede, la quale ci fa incontrare Dio nella Parola, nei Sacramenti, nella comunità, negli uomini fratelli  e ogni giorno ci fa ripartire per un’altra strada, che è quella della continua conversione.

Non pretendere una strada sicura, ben illuminata, diritta, perfetta, magari con cartelli segnaletici ben visibili.

Il cammino di tutti i giorni è sempre diverso, spesso è da scoprire, anche da inventare. Come quello dei Magi.

Il rischio più grosso per la tua vita è quello di non partire e fare, così, come i sacerdoti e gli scribi, che “sanno”, ma “non partono”. Restano a casa e non trovano Gesù: così perdono l’occasione più bella della loro vita.

“Riconosciamo nei Magi, adoratori di Cristo, le primizie della nostra vocazione e della nostra fede, e con animo straripante di gioia celebriamo gli esordi della nostra beata speranza” (San Leone Magno).

O Dio, che in questo giorno,

con la guida della stella, hai rivelato alle genti il tuo unico Figlio,

conduci benigno anche noi, che già ti abbiamo conosciuto per la fede,

a contemplare la grandezza della tua gloria.

Se ora  ”tutti vengono da Saba”  è qualcosa di ben altro dalla regina che viaggiò incontro alla sapienza di Salomone, è realmente un popolo di Dio scelto fra tutti i popoli, annunziato da coloro che, seguendo la luce, sono venuti per primi a rendere omaggio al Bambino.

Tu, vedi la luce?  Ti sei mai messo seriamente in cammino per la fede?   Hai, una buona volta,  il coraggio di partire ?

Solo per mezzo dello Spirito Santo  venne rivelato agli apostoli e ai profeti  del Nuovo Testamento che l’antica promessa fatta ad Abramo e l’ancor più antico Patto di Noè con tutta la creazione si sono adempiuti con sovrabbondanza straordinaria in questa Bambino.

La Chiesa,  illuminata da questa “manifestazione” unica,  è chiamata a diventare la stella che conduce le genti  ad incontrare ed accogliere il mistero.

Nella Chiesa ognuno è impegnato a diventare, per gli altri, luce della stella.

Anche tu, dunque, sei chiamato a brillare. Fatti accendere dalla fede  e divampa con l’amore!

Pensa per te le cinque tappe che ti insegnano i Magi.

  1. C’è nel tuo cielo – nella tua vita, nella tua esperienza, nella tua riflessione, nel tuo desiderio – qualche stella che brilla? un avvenimento, un incontro, una gioia, una pena, una personale certezza di fede, una comunitaria celebrazione liturgica, un desiderio : qualcosa insomma che brilla come una stella, anche se piccola? Può essere un segno per mettersi in cammino?
  2. E se la stella scompare? I Magi non tornano indietro, ma si danno da fare, cercano, interrogano, si confrontano.  A tutti  Gesù dice: “Cercate e troverete” (Mt 7,7).
  3. I Magi riprendono il cammino  ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva. Sempre, bisogna riprendere il cammino, perché la speranza risorga nel cuore, perché si possa fare l’esperienza che Dio mai abbandona chi ce le mette tutta, per toccare con mano che spesse volte quello che cercavi è dietro l’angolo (cosa vuol dire il coraggio di fare ancora un passo!).
  4. Bisogna fermarsi e adorare dinanzi al mistero della Presenza di  Gesù (guarda il tabernacolo!).
    Bisogna guardare e ascoltare:  il Signore che parla in mille modi, che si fa riconoscere anche nel vento di tempesta, nel fuoco  crepitante, nel terremoto che sconquassa la terra, preferisce la parola che può essere udita solo da un cuore che abbia davvero fatto silenzio.
    Le azioni che si compiono, le parole che risuonano dentro: tutto va ascoltato e custodito. Maria che meditava tutte queste cose nel suo cuore ci insegna a custodire, mettere in ordine queste cose, perché compongano, un po’ per volta, quel disegno di amore che il Signore ha pensato per me.
  1. Qualunque sia la nostra esperienza  spirituale, sempre si ritorna al nostro paese, cioè al nostro ambiente, ai nostri impegni, alle nostre fatiche, alle nostre lotte, alle nostre difficoltà, alle nostre debolezze. Ma occorre ritornare  “per un’altra strada”.

È un’altra strada, se tu hai la certezza di non essere solo, dal momento che Lui proprio ce l’ha assicurato: “Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Può darsi che tu non ti accorga della Sua presenza: e allora tu fai l’esperienza dei discepoli di Emmaus: ti scalda il cuore con le sue parole e si fa riconoscer nello spezzare il pane (Lc 24,32-35).

        Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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