Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti al servizio news offerto gratuitamente dalla redazione di News Cattoliche, in questo modo riceverai un avviso ogni qual volta pubblicheremo una notizia.

Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 28 marzo 2014

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica 30 marzo 2014

1 Samuele 16, 1.4.6-7.10-13 / Efesini 5, 8-14 / Giovanni 9, 1-41

  • 1 SAMUELE 

In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato. Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

            PAROLA DI DIO 

Saul, della tribù di Beniamino, è il primo re d’Israele. Ma il potere gli ha dato alla testa. Per questo è rigettato da Dio e muore nella follia. E’ rimpiazzato da David, ultimo dei figli di Jesse, uno di cui neppure si teneva conto.

La storia parla di due unzioni regali per Davide (2 Sam.2,4; 5,3): una da parte degli uomini del sud (le tribù di Giuda e Beniamino) e l’altra, poi, da parte degli uomini del nord (le altre tribù). Per motivi politici le tribù hanno accolto Davide come re. Ma anche Dio è presente nella storia – anzi, Dio scrive diritto persino sulle righe storte degli uomini! – e l’autore, nel primo libro di Samuele, ci racconta una unzione che precede queste due. Davide è ancora giovinetto, l’ultimo dei suoi fratelli, che ha solo il dovere di tacere in mezzo ad uomini più grandi di lui. Ma l’uomo vede l’apparenza, mentre il Signore vede il cuore. Ecco perché il più piccolo e da nessuno supposto (né dal padre Jesse, né dal profeta Samuele) è improvvisamente quello giusto, scelto da Dio, che supera tutti i suoi fratelli più grandi di lui.

Con questo stesso criterio Dio aveva scelto il popolo d’Israele: “Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete numerosi più che gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri “ (Deut 7, 7-8). Così, per liberare il suo popolo dai predoni Madianiti, aveva chiamato Gedeone, la cui famiglia era la più povera di tutta la tribù e lui il più piccolo della sua famiglia (Giud 6,15).

Da quel giorno in poi” si dice che “lo Spirito del Signore irruppe su Davide”, facendolo crescere fino a diventare un simbolo per tutto Israele e un antenato di Gesù: “il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre”, dirà l’angelo Gabriele a Maria (Lc.1, 32).  Con lei, la madre di Gesù, possiamo cantare: “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili” (Lc1,52).

 

  • EFESINI

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà».

            PAROLA DI DIO 

La lettera agli Efesini viene a dirci che tutti noi viviamo l’avventura meravigliosa del cieco nato: “un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore”. “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rom.6,4). Dalla morte alla vita, dalla tenebra alla luce.

Per camminare in una vita nuova” (Rom.6,4), “comportatevi come figli della luce (Ef.5,8).

Qui, come nel grande racconto evangelico del cieco nato risulta chiaro che la luce di Gesù non soltanto illumina, ma trasforma l’illuminato stesso in una luce che irradia la luce di Cristo.

Gesù ha detto: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv.8,12). Ma ha anche detto: “Voi siete la luce del mondo!” (Mt.5,14).

Dicevano i Padri della Chiesa: è il “mistero della luna”. La luna di suo è opaca, è senza luce, ma nel buio della notte illumina la terra riflettendo la luce del sole. È il mistero della Chiesa che riflette sul mondo la luce di Cristo.

E allora, “svegliati, o tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà”. Illuminato, potrai illuminare.

 

  • GIOVANNI

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

            PAROLA DEL SIGNORE 

L’evangelista Giovanni, raccontando la lunga, drammatica storia della guarigione del cieco nato, viene a ribadirci la grande legge della salvezza: colui che riconosce che deve la sua vista (la sua fede) a Cristo, viene, mediante la pura grazia del Signore, definitivamente, anche se progressivamente, alla luce; ma chi pensa di vederci da sé, senza dover nulla alla grazia, costui è già cieco e lo sarà per sempre (“Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane”).

I farisei, di fronte all’evidenza dell’evento miracoloso, si chiudono sempre più nella loro incredulità. Sono ciechi che, in certo modo, rendono impossibile il miracolo.

Il cieco nato non ha colpa di essere nato così. La cecità è la condizione nella quale l’uomo nasce. Non è colpa sua. È cieco e non ha nemmeno l’idea di che cosa sia la luce, tanto è vero che non gli passa nemmeno per la mente di chiedere a Gesù di essere curato, come invece fecero i due ciechi di Gerico: “Signore, che i nostri occhi si aprano” [Mt.20, 29-34].

È Gesù che prende l’iniziativa. Il cieco nato rispondendo alla iniziativa del Signore si apre progressivamente alla fede e, un passo dopo l’altro, si trasforma in un perfetto credente. Infatti non solo dice la propria fede a Gesù che l’ha interrogato, [“Io credo, Signore” ], ma affronta anche i Giudei che insistono nell’interrogarlo, lo insultano e poi lo cacciano fuori.

* Dapprima porge l’orecchio senza comprendere: “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe (che significa “Inviato”). Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva”…

* Poi si trova, rispetto alla guarigione, nella situazione di non sapere chi l’abbia guarito (“Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va’ a Siloe e làvati”).

* Davanti ai farisei diventa più audace e confessa, riguardo a chi lo ha guarito, che colui che gli ha aperto gli occhi è un profeta.

* E poiché i suoi genitori avevano paura di questa sua confessione, lui acquista il coraggio di sfidare i suoi avversari (Volete forse anche voi diventare suoi discepoli?) e di farsi gettar fuori dalla sinagoga.

* In tal modo egli è maturo per incontrare Gesù e, poiché questi gli si dà a conoscere, è pronto per adorarlo nella fede.

 Dalla tenebra senza speranza egli entra nella più pura luce della fede, tutto nella forza di una grazia donata e non richiesta, la cui logica egli segue obbediente, e che cresce in lui come un granello di senape e diventa il più grande degli alberi.

Arriva ad una pienezza, ma col ritmo di una crescita, di una progressiva scoperta del volto di Cristo.

* Prima, Lui è semplicemente un uomo: “quell’uomo che si chiama Gesù”.

* Poi, dopo che gli aperto gli occhi, dinanzi alla domanda “Tu che dici di lui?”, risponde senza esitazione: è un profeta.

  * Ai farisei dichiara con forza: è da Dio  (se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla).

  * Finalmente, senza esitazioni,  proclama la propria fede: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”.

“E chi è, Signore, perché io creda in lui?”.

“Lo hai visto: è colui che parla con te”.

Credo, Signore”. E si prostrò dinanzi a lui.

Sembra di vederlo – questo cieco nato guarito, che ora ci vede – il quale gira la testa a destra e a sinistra, per ascoltare le domande e per rispondere. Con sicurezza, anche un po’ divertito … Egli è là. Una forza tranquilla. Egli crede. La sua identità è quella di credere, di dirlo e di conformare a questo la propria vita. Gli spiriti superiori, dall’alto della loro sufficienza, possono anche prenderlo in giro. Egli, semplicemente, crede: crede come vede e come respira. E lo dice!

Assieme alla luce e alla progressiva scoperta del “volto” di Gesù, tema fondamentale è anche l’acqua. La piscina di Siloe dove il cieco nato viene mandato a lavarsi, è una immagine evidentissima del battesimo. Oltretutto l’evangelista precisa che Siloe vuol dire “inviato” e quindi richiama in modo diretto la persona del Cristo “Inviato di Dio”.

Italo Alighiero Chiusano, dopo aver letto il Vangelo del cieco nato, scrive: “D’oggi in poi voglio pregarlo, questo cristiano della prima ora, che certo sta in paradiso. Potrebbe essere il patrono … di chi? Ma è ovvio, di ciascuno di noi. Non siamo forse tutti, più o meno, ciechi nati? La nostra anima, con quante diottrie ci vede?  Quelle della talpa, dell’orbettino? E se qualcuno contraddice la nostra fede, sappiamo difenderla con l’acume, la fermezza, l’eleganza di questo povero giudeo? Buon cieco, ho deciso: ti eleggo mio patrono per il resto della vita”.

Accadde una  volta a Pio XI (Papa Achille Ratti, già arcivescovo di Milano, Pontefice dal 1922 al 1939), come racconta un suo segretario (Mons. Arborio Mella di Sant’Elia).

Durante una udienza pubblica il Papa passava lungo le transenne salutando e dando a baciare l’anello. Si fermò, interdetto, dinanzi ad un uomo che rimase immobile senza fare nessun cenno di attenzione e di saluto. Il segretario si chinò all’orecchio del Papa e gli disse: ”Santo Padre, è cieco”.

Allora il Papa, con un moto di commozione, gli mise l’anello tra le labbra e chinandosi su di lui, gli disse all’orecchio: “Coraggio! Siamo tutti ciechi!”.

O Dio, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione,
concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno
verso la Pasqua ormai vicina.
O Dio, Padre della luce, tu vedi le profondità del nostro cuore:
non permettere che ci domini il potere delle tenebre,
ma apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito,
perché vediamo Colui che hai mandato a illuminare il mondo
e crediamo in lui solo, Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore.

Anche a te, come al profeta Samuele, il Signore dice: Non conta ciò che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore.

Non ti pare una bella lezione?  in ordine al non giudicare secondo le apparenze (cioè quello che appare ai tuoi occhi), poiché molte volte giudichiamo secondo le apparenze o, addirittura, secondo il sentito dire?

Una bella lezione anche per il nostro agire: non è forse vero che ci preoccupiamo tanto del giudizio degli altri che vedono solo esteriormente, mentre pensiamo così poco a quello che Dio vede nel cuore?

Per il Battesimo tu sei “luce nel Signore”. Ma ti comporti da figlio della luce?  Perché solo così tu rifletti intorno,e quindi anche per gli altri, la luce che è Cristo.

Dal tuo modo di parlare e di agire emerge la tua verità di discepolo del Vangelo?

Ritrovi anche in te talvolta la presunzione di vedere e di vivere questa certezza del vedere come una superiorità rispetto agli altri e come motivo per non preoccuparti di confrontarti con la sovrabbondanza dell’amore di Dio, più che con la tua osservanza delle tradizioni e delle leggi?

Col Battesimo Dio ha preso l’iniziativa di farti suo figlio e di darti la capacità di vedere le realtà della fede: tu, in certo senso, non sei nato cieco!  O, almeno, hai ricevuto la capacità di vedere prima della consapevolezza!     Ma, conosci la data del tuo Battesimo? Senti il bisogno di fare festa e ringraziare?

Il cieco nato rispondendo alla iniziativa del Signore si apre progressivamente alla fede e, un passo dopo l’altro, si trasforma in un perfetto credente. Come nella vita naturale, così nella vita dello spirito normalmente la crescita è progressiva, talvolta molta lenta, tanto lenta che non ti accorgi di crescere.

Tu, ti preoccupati di non perdere nessuna delle occasioni di grazia che il Signore di dona?

Il cieco nato guarito non ha paura di testimoniare: prima, il fatto che l’ha profondamente cambiato e, poi, la persona da cui ha ricevuto il grande dono della vista.

La tua testimonianza è coerente e coraggiosa? Oppure, prima di esprimerti e prendere posizione, calcoli i vantaggi e i rischi? Ti regoli secondo la verità della tua esperienza o secondo un calcolo di convenienza?

L’acume, la fermezza, l’eleganza di questo povero giudeo che è il cieco nato, possono darti indicazioni preziose per difendere la fede e la verità della tua esperienza: intelligenza (chiara conoscenza), fermezza (saldezza dei principi), eleganza (pacatezza e non rissosità, sottolineatura di quello che è positivo evitando fin che è possibile ciò che è negativo per le persone). In che cosa devi fare maggiore attenzione?

Il rifiuto di rimettere in causa le proprie certezze teologiche porta i farisei ad affermare altezzosamente: “Noi sappiamo che quest’uomo non viene da Dio…”: ciechi, convinti di vedere.

Non puoi correre anche tu il rischio di non accogliere la verità e la presenza del Signore rimanendo aggrappato alle tue sicurezze, rifiutando caparbiamente ogni cambiamento, non accettando di confrontarti con convinzioni diverse dalle tue?

Il cieco nato, piuttosto che andare contro la sua coscienza, preferisce essere cacciato fuori dall’istituzione (v.34). Sei pronto a subire anche violenza fisica o psicologica, pronto a perdere prospettive economiche o avanzamenti di carriera piuttosto che tradire la tua coscienza?

Conosci qualcuno che è stato capace di scelte di questo genere?

       Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

You must be logged in to post a comment Login