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Card. Piovanelli commenta letture domenica

Edizione del: 21 marzo 2014

Commento del Cardinale Silvano Piovanelli

alle letture di Domenica 23 marzo 2014

Esodo 17, 3-7 / Romani 5, 1-2, 5-8 / Giovanni 4, 5-42

  • ESODO

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!». Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

            PAROLA DI DIO

Il miracolo che la pagina dell’Esodo ci racconta, è riferito anche dal libro dei Numeri (20, 1-13), che lo situa nella regione di Kades, mentre qui è localizzato a Refidim, l’ultima stazione prima del Sinai. Il brano che viene proclamato è introdotto così: “Tutta la comunità degli Israeliti levò l’accampamento dal deserto di Sin, secondo l’ordine che il Signore dava di tappa in tappa, e si accampò a Refidim. Ma non c’era acqua da bere per il popolo. Il popolo protestò contro Mosè: “Dateci acqua da bere!”. Mosè disse loro: “Perché protestate con me? Perché mettete alla prova il Signore?” (17, 1-2).

Il nome innocuo di Refidim sarà cambiato in “Massa e Meriba”.  “Massàh” = prova, perché il popolo aveva gridato il suo dubbio(“misero alla prova il Signore dicendo: “Il Signore è in mezzo a noi, sì o no?” [v.7]). “Meribàh” = protesta, perché “il popolo protestò contro Mosè”.

Quante volte il grido della protesta nel popolo ebraico ha spezzato il silenzio del deserto! Quante volte risuona anche nelle nostre giornate, nelle nostre comunità o nel profondo del nostro cuore! Siamo messi alla prova dalla sofferenza nostra o di un innocente, dalla fatica o dall’insoddisfazione del nostro lavoro, dal grigiore della giornata o dal dubbio che ci assale!

A Mosè, che non sa come rispondere alla protesta e al bisogno del suo popolo, Dio dice: “Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo … tu batterai sulla roccia, ne uscirà acqua e il popolo berrà”.  L’acqua è la vita, è la risposta ai problemi che affannano le nostre giornate, è il senso della nostra esistenza. Solo Dio può darla.

Il profeta Geremia aveva compreso bene chi è Dio per Israele, per ogni uomo e ogni donna, quando l’aveva chiamato “fonte d’acqua viva” (Ger.2,13).

Ecco perché un racconto rabbinico aveva fatto di quella “sorgente dalla roccia” una sorgente che si spostava con le tende del popolo pellegrinante nel deserto: “Essa saliva con loro sulle montagne, scendeva con loro nelle valli; dove Israele soggiornava, soggiornava anch’essa di fronte alla tenda del convegno”.

Rifacendosi a questo racconto simbolico Paolo apostolo scriverà ai Corinzi: “Tutti bevevano da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo” (1Cor.10,4).

  • ROMANI

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

            PAROLA DI DIO

Le prime parole del brano della lettera ai Romani – giustificati per la fede” – sono il tema centrale della lettera, l’unica lettera che l’apostolo scrive ad una Chiesa che egli non ha fondato e che scrive per preparare la sua venuta a Roma. “Noi siamo in pace con Dio – non per le opere della legge, ma – per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo”.

E’ per Lui che ci troviamo in questa grazia e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio.

E’ per Lui, il quale ha avuto il coraggio di morire per noi, mentre eravamo ancora peccatori.

E’ in Lui, morto per noi che Dio, in modo unico e inimmaginabile, dimostra il suo amore verso di noi.

  • GIOVANNI

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia».  Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

            PAROLA DEL SIGNORE

Il vescovo Sant’ Agostino commenta così la pagina del Vangelo di Giovanni: “In realtà colui che chiedeva da bere aveva sete della fede di quella donna. Chiede da bere e promette da bere. E’ bisognoso come uno che aspetta di ricevere, ed è nell’abbondanza come uno che è in grado di saziare. “Se conoscessi il dono di Dio”: il dono di Dio è lo Spirito Santo. Ma il Signore parla alla donna in maniera ancora velata: solo a poco a poco penetra nel cuore di lei” (Agostino, In Gv.15,12).

Il pozzo di Giacobbe c’è ancora: ha più di tremila anni, è molto profondo (m. 32) e dà ancora acqua buona e fresca. Ma soprattutto ancora oggi c’è quel pozzo-sorgente che è la Sacra Scrittura: è lì che Gesù ti sta aspettando per rispondere alla tua sete. Gesù, che, come un pozzo inesauribile, dona l’acqua che zampilla per la vita eterna.

Prendi in mano la pagina evangelica e leggila lentamente con l’aiuto di questi appunti.

Breve “preludio” (vv.4-6): perché non contemplare la commovente umanità del Cristo? “Gesù, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo” (il pozzo di Giacobbe).

Prima scena: dialogo di Gesù con la samaritana, culminante nella rivelazione di Gesù come Messia (vv.7-26).

- Gesù col solo gesto di chiedere un sorso d’acqua fresca ad una donna samaritana, non soltanto pone fine al proverbiale dissidio tra giudei e samaritani, ma infrange il fronte infernale di tutte le apartheid. La solidarietà umana unisce le persone al di sopra delle culture, delle tradizioni e delle confessioni religiose.

- “Se tu conoscessi il dono di Dio”, le parti si invertirebbero, cioè saresti tu a chiedere acqua e Gesù ti offrirebbe “acqua viva”.

- La donna fraintende le parole di Gesù interpretandole solo in modo terreno e materiale (vv.11-12), ma Gesù insiste nel comunicare il suo mistero per immergere scopertamente la donna nella verità.

- La richiesta “Dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua” non è una richiesta sincera e suona un po’ come una presa di giro. Tanto è vero che Gesù cambia registro e mette la donna di fronte alla verità della sua vita (vv.16-18).

- La donna tenta ancora di sviare il discorso su un argomento meno compromettente: la disputa teologica tra giudei e samaritani sul luogo dove “bisogna adorare” (vv.19- 20).

- Gesù ristabilisce la verità storica: “la salvezza viene dai Giudei ”. Ma d’ora in poi l’appuntamento decisivo per tutti, giudei e samaritani (v.21) è con Gesù Cristo “sorgente d’acqua viva” e con “l’adorazione del Padre in spirito e verità”.

La samaritana vorrebbe rinviare tutto al futuro ed evitare l’urgenza che c’è nelle parole di Gesù (“So che deve venire il Messia, quando egli verrà ci annunzierà ogni cosa”). Ma Gesù pone la donna dinanzi alla verità: “Il Messia, sono io che ti parlo” (vv.25-26).

Interludio: il ritorno dei discepoli e la corsa della donna al villaggio (vv.27-30)

Seconda scena: dialogo di Gesù con i discepoli sulla mietitura messianica già in atto (vv.31-38).

Epilogo con la fiumana di samaritani trascinati dalla donna, i quali invitano Gesù a rimanere loro ospite, lo ascoltano, credono in Lui e lo proclamano “il salvatore del mondo” (vv.39-42).

Prima di chiudere la tua riflessione guarda per un istante l’anfora lasciata lì dalla donna: non le serve più, perché ha trovato l’acqua che, se uno la beve, dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva (Gv 7, 38). Ha lasciato l’anfora ed è corsa in città a raccontare la sua scoperta e la sua felicità. È quanto dovremmo fare tutti, dopo aver incontrato Gesù: raccontare la gioia e la pace che prova chi incontra il Signore e beve l’acqua che egli ci offre. Il problema è incontrare davvero questo Gesù che continua a ripetere ad ogni umana creatura: “Dammi da bere! ”. Non è la stessa richiesta che gli è uscita dalla bocca mentre era sulla croce?  L’apostolo Giovanni, che era con Maria sotto la croce, ha raccolto questo lamento e questo sospiro: “Ho sete! “ (Gv 19,28) e ce lo ha trasmesso, perché ognuno risponda con impegno crescente a Colui che, avendoci amati sino alla fine, ha sete della nostra risposta.

Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto,
a rimedio del peccato, il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna,
guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria
e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia.
O Dio, sorgente della vita, tu offri all’umanità riarsa dalla sete
l’acqua viva della grazia che scaturisce dalla roccia, Cristo salvatore;
concedi al tuo popolo il dono dello Spirito,
perché sappia confessare con forza la sua fede,
e annunzi con gioia le meraviglie del tuo amore.

Il grido della protesta è anche nel tuo cuore ? risuona pure sulle tue labbra?  La domanda degli ebrei nel deserto (“Il Signore è in mezzo a noi, sì o no? ”) investe anche la tua fede?

Da che cosa è provocata la domanda: dalla tua sofferenza o dalla sofferenza di un innocente? dalla fatica o dall’insoddisfazione del tuo lavoro? dal grigiore della giornata o dal dubbio che ti tormenta dentro?

Da che cosa è determinata la tua pace interiore: dal fatto che hai compiuto il tuo dovere ed hai realizzato opere buone? Oppure dalla certezza dell’amore accogliente di Gesù, il quale è morto per te sulla croce?

In te la conoscenza del dono di Dio è come un lampo che d’improvviso illumina tutto oppure come un piccolo lume lontano oppure un seme che solo poco a poco fa vedere i suoi frutti?

La donna samaritana intuisce che quell’incontro al pozzo è pericoloso. Quell’uomo non è come gli altri … e fa di tutto per sfuggirgli, deviando continuamente il discorso su argomenti che non sono impegnativi.

Capita anche a te, qualche volta, di inventare pretesti per sfuggire alle esigenze della fede?

Dinanzi alla Parola del Signore che indica chiaramente la strada da percorrere, anche tu, come la Samaritana, cerchi scappatoie?

Quando vieni a contatto con persone di diversa cultura o estrazione sociale, oppure di fede diversa o senza alcuna fede, ti senti impedito da qualche pregiudizio? Ti poni sulla difensiva o addirittura in posizione di attacco o in un atteggiamento polemico?

Quando il Signore inchioda la donna Samaritana al suo problema personale (Hai detto bene: Io non ho marito), la donna tenta di salvarsi invischiando il Maestro in una disputa religiosa che, per quanto importante (si tratta del luogo dove adorare Dio), rappresenta per lei un modo furbastro per eludere il problema personale più scottante.

Non capita anche a te di imbarcarti in dispute interminabili, accalorarti in discussioni senza fine su cose opinabili, invece di affrontare questioni che impegnano seriamente la tua persona?

Quando la donna è sul punto di crollare, tenta un’ultima scappatoia: “So che deve venire il Messia: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa”. Così ella rimanda la sua decisione a quando verrà il Messia.

Ma Gesù domanda che tu ti arrenda oggi al suo amore: chi rimanda corre il rischio enorme di perdere l’occasione favorevole.  Non capita anche a te di rimettere ad “un’altra volta” decisioni ora ritenute giuste?

L’anfora abbandonata è, per la donna di Samaria, il segno più chiaro della scelta fatta. Quale può essere per te il segno eloquente che hai fatto la scelta che ti domanda il tempo di Quaresima, questa Domenica e l’Eucaristia che celebri?

      Silvano Card. Piovanelli
Arcivescovo Emerito di Firenze


Autore: 

Silvano Piovanelli, classe 1924, della diocesi di Firenze, sacerdote dal 1947, Vescovo dal maggio 1982, Arcivescovo di Firenze dal 1983, Cardinale dal maggio 1985, dal 1990 al 1995 è stato Vice Presidente della CEI. Dal 2001 al 2005 è stato Presidente della Federazione Italiana Esercizi Spirituali.

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